AIG Gruppo Marciatori Livornesi
  Domenica dove...
 

 

 

 

STAFFOLI, DI NUOVO NELLE CERBAIE.

 

Sabato 7 luglio saranno ancora protagoniste le Cerbaie, infatti la marcia di Staffoli denominata appunto “5^ Corri insieme nelle Cerbaie” si svolgerà praticamente all’interno di questa vasta area collinare dalla ricca vegetazione dove predominano il pino marittimo e la quercia, tipici dei boschi mediterranei della Toscana. Ad organizzare  la manifestazione l’Associazione Culturale Ricreativa locale. Punto logistico via Milano, fronte Palestra Comunale; partenza alle 18,30’, con i consueti tre percorsi, km.2-5-10. Quella di Staffoli, antico “castrum Stafili” sarà indubbiamente una marcia piacevole e varia; toccheremo minuscoli agglomerati quali Le Borgate, Carmignano, fino a Poggio Adorno, riserva naturale protetta tra le province di Pisa e Lucca, e quindi Strinate, Bocciardi e Pieraccioni. Speriamo che anche quest’anno, insieme all’ormai ben noto pasticciere della zona solito a prenderci tutti per la gola, anche gli alberi da frutto che incontreremo sul nostro cammino riescano ad alleviare la nostra arsura estiva, sempre comunque soddisfatta all’arrivo con un ricco e dissetante ristoro soprattutto a base di anguria o cocomero che dir si voglia. Si ricorda che questa marcia è inserita anche nel calendario “Corri il sabato con le Tre Province”.

 




A STABBIA ANCHE PER RICORDARE
 

Domenica 8 luglio appuntamento per noi podisti delle Tre Province in una zona  di recente conoscenza, per la seconda volta ci recheremo infatti a Stabbia per la quarta edizione  della “Marcia Stabbiese tra palude e collina”. Punto logistico il Circolo ACSI “ XXIII AGOSTO” sulla via Francesca. Stabba fa parte del Comune di Cerreto Guidi ed è in provincia di Firenze; praticamente si trova sulla strada che collega Fucecchio con Monsumnano e Montecatini Terme. Quanto all’etimo del nome non ci sono dubbi, deriva dal latino “stabula” = stalla. Qui i Conti Guidi ed i Medici erano soliti venire per le loro battute di caccia e proprio qui Cosimo I fece costruire una Villa signorile con fattoria , alcuni poderi e due fornaci che producevano calce. Anche qui a Stabbia la campagna in un momento dell’anno si mostrerà ai nostri occhi in tutto il suo splendore. Quattro i percorsi di km. 3-6-1-18. Attraversata l’arteria principale, via Bercilli, volgeremo i nostri passi verso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, su una piccola altura, per dirigerci poi verso il padule e già potremo dare uno sguardo al panorama e alla fertile campagna circostante. Dopo una breve discesa, i podisti della 3 km. torneranno alla meta mentre gli altri si avvieranno verso il Giardino della Meditazione che ricorda l’eccidio del 1944. Dopo una breve sosta, anche per ristorarci, proseguiremo lungo un bel viale ed i podisti della 6 km. compiranno il giro di boa. Gli altri, giunti alla fine del padule, inizieranno la salita ed all’Agriturismo di Musignano troveranno il secondo ristoro; qui la vista spazierà sulle stoppie  dei biondi campi ormai mietuti, sui vegeti filari di viti, sugli argentei oliveti ed i due tracciati più lunghi si separeranno. I più arditi proseguiranno per Poggio Tempesti per giungere quindi a Vallebuia e poi ancora in salita verso Valpinzana. Ed ancora campagna e campagna, finchè, giunti a “cima Coppi” (m.92 s.l.m.), mancherà ormai poco all’arrivo. Da notare che rispetto al passato anno il chilometraggio è stato leggermente ritoccato perché risultava, anche se  di poco, superiore a quello comunicato.



 







 

 

A Pian di Coreglia nella terra degli Antelminelli

 

 

Come ogni anno il Gruppo Marciatori Fratres ci  darà appuntamento a Pian di Coreglia per la “36° Scarpinata Piandicoreglina”. Saremo ormai in piena estate, 24 giugno; il punto logistico quello tradizionale, la Discoteca Skylab ed i km. che ci verranno proposti 3-6-12-18-25. Pian di Coreglia, una zona incantevole, immersa tra presente e passato, tra storia e leggenda dove le bellezze naturali, i suggestivi paesaggi, il verde intenso della lussureggiante vegetazione, lo sfondo delle montagne (M.Rondinaio m. 1974) e le colline che ne esaltano la bellezza e la amenità. ci faranno trascorrere una mattinata di sano sport ed amicizia. Il Comune di Coreglia è costituito da sette frazioni, tre delle quali si trovano in pianura dove fervono le attività commerciali e le piccole industrie, mentre quelle collinari conservano ancora in parte le attività agricole del passato, vedi i formaggi di Gromignana, il vinello di Lucignana e chissà se a Piastroso esisterà ancora il vecchio mulino dove si macinavano le castagne; speriamo di sì. Per non parlare dei figurinai che emigrando hanno fatto conoscere le statuine di gesso in tutto il mondo. Quante storie, storie di uomini coraggiosi che hanno dovuto lasciare la loro terra in cerca di lavoro per tornarvi poi più forti e coraggiosi di prima. E qui mi fermo. Partiremo tutti insieme abbandonando ben presto l’asfalto per entrare in un fresco e ombroso sentiero che ci porterà al primo ristoro ed al primo bivio. Dopo aver salutato i podisti dei percorsi più brevi, affrontando un’erta salita ci avvieremo verso Coreglia Antelminelli che ci appare  in tutta la sua storica bellezza, con la massiccia torre divenuta poi campanile della parrocchiale, la chiesa di San Martino e  quella di San Michele. Belle le case lungo le strette strade in salita, curate e adornate con vasi di fiori. Qui, prima di proseguire il cammino troveremo un ricco,vario e gustoso ristoro. Percorreremo poi uno stretto sentiero lungo il torrente per tornare successivamente a Coreglia senza aver trascurato gli ottimi tortelli e … non solo. Questa volta passeremo ad una certa distanza dal paese, ammirando i panorami e la ricca flora della zona là dove la maxi e la 18 proseguono  con tracciato unificato. Ormai il resto del percorso sarà quasi completamente in discesa, in parte nel bosco o attraverso campi , solo per brevi tratti sull’asfalto, con abbondanti ristori di frutta locale. Come sempre, quasi al termine del percorso ci sarà il “ristoro degli Alpini” ed anche qui di tutto e di più. Ancora un paio di km. e saremo all’arrivo cercando di conservare negli occhi le verdi colline, gli ombrosi viali ed i loro silenzi.

 



La quina San Casciano corre.

Il 17 giugno appuntamento per le Tre Province a San Casciano, Piazza della Chiesa, per la “V San Casciano Corre” km.3-5-11-22 organizzata dall’Atletico Palmerino. E ad accoglierci di prima mattina la meravigliosa basilica  che ha dato il nome al paese, possente costruzione incompiuta del XII sec., la cui facciata è cinta da arcate. Pianeggiante il percorso più breve mentre gli altri ci presenteranno notevoli saliscendi con tracciati, prima attraverso l’abitato, poi in aperta campagna e lungo lo Zambra, sempre accompagnati dalla vista delle alture a noi ben note come la Verruca ed il Serra. Ci avvieremo quindi verso Calci  la sua Certosa, luoghi ce sembrano invitare al silenzio ed alla meditazione; passeremo per Nicosia, sempre attraverso una natura ricca e varia dove l’olivo fa la parte del leone accompagnandoci fino a Montemagno (di Pisa, naturalmente!). Quindi, dopo qualche salita piuttosto impegnativa, tornando sui nostri passi, scendendo agilmente, arriveremo a La Corte e di nuovo percorreremo il sentiero parallelo al letto dello Zambra per giungere Caprona dove la Torre citata da Dante, sembra là posta  a guardia del territorio circostante. Ancora pochi passi e gli organizzatori e la vista della Pieve saranno lì ad aspettarci.


 

Con  la “XV Pesticciata” alla Serra di San Miniato

 

Gioia per gli amanti delle lunghe distanze, ma non solo per loro, infatti l’appuntamento del 10 giugno è con la “15° Pesticciata bianco-gialla” organizzata dal G.P.”Il Ponte” con ben sei percorsi: km. 3-6-12-18-25-35 ! Punto logistico della manifestazione a La Serra di San Miniato presso il Tendone delle feste, zona Campo Sportivo. Gli amanti dei lunghi percorsi avranno di che sfogarsi, ma per tutti ci sarà la piacevolezza del correre  e del camminare. Attraverseremo luoghi bellissimi e ricchi di storia, infatti tutte le frazioni del Comune di San Miniato (Balconevisi, Calenzano, Buciano, Montebicchieri, Genovini, Moriolo, Cigoli, Ponte a Egola, Le Case, Le Colonne etc. presentano interessanti caratteristiche perché ogni frazione ed ogni borgo  per cui passeremo o che attraverseremo custodisce tesori del passato che  ognuno, se interessato, potrà scoprire per ampliare le sue conoscenze sulla nostra “ricchissima” Toscana. E le zone che percorreremo durante la Pesticciata saranno quindi completamente immerse nel verde tra collina e pianura, tra boschi ed antichi borghi su sentieri e strade campestri, quindi in totale o quasi assenza di asfalto e abbracceremo panorami suggestivi dalla Valdegola alla Valle del torrente  Chiecina. Per la precisione, mentre la Valle del Chiecina (origini etrusche), un tempo popolata e molto fertile, ora è quasi deserta e poco coltivata, la Valle d’Egola è invece una parte molto importante del territorio di San Miniato. Se sapremo non solo vedere, ma guardare, apprezzeremo le antiche tabaccaie, quasi vecchie chiese ormai dimesse, i rasserenanti uliveti, i vegeti filari di viti, e quasi a guardia, ogni tanto , filari di snelli cipressi. E boschi e ancora boschi dove si possono raccogliere funghi e asparagi, castagne e pinoli, ricchi anche di selvaggina. E come non ricordare il tartufo bianco che si trova generoso da settembre a dicembre ? Certo nel nostro girovagare podistico ci siamo fatti davvero una cultura e queste zone  sono tra le più ricche ed interessanti; attraversarle è come aprire un immenso libro e soffermarci ogni tanto per nutrire anche lo spirito … per osservare borghi, ville, castelli, chiese; per ricordare le lunghe battaglie tra Pisani e Fiorentini. Tutti i percorsi, tranne quello di 3 km. passeranno da Montebicchieri piccolo abitato che risale al 1200 e dove si stabilirono i superstiti della distruzione del Castello di Ventrignano che vi costruirono la chiesa di Santa Luicia; la 12 km.passerà da Bucciano; gli altri tracciati passeranno dal Parco e dal lago di Santa Barbara, dalla villa di Poggiacciolo sul colle Agliati e via via da tanti altri luoghi che ci sorprenderanno, come ci sorprenderà il “filo conduttore” che ogni anno i bravissimi organizzatori  inventano per farci “restare a bocca aperta”. Quest’anno, “Tra Dame e Cavalieri” torneremo con la mente al Medioevo. E per i più bravi ed audaci podisti della35 km. l’ambito e meritato diploma di “Gran Pesticciatore” !

 


 

Alla festa dell’incontro

 

“Quattro Strade” è una delle tante frazioni del Comune di Lari cui essa appartiene e da cui dista circa 5 km.( 4,95). Si trova a 25 metri s.l.m. ed i suoi abitanti superano appena il mezzo migliaio. Quest’anno, per la prima volta, noi podisti delle Tre Province ci recheremo il 2 giugno, Festa della Repubblica, in questa località per la “ 1° Corriamo insieme alla festa dell’incontro” organizzata dall’Associazione Quattrostrade, quattro i percorsi di km.3-714-20. I percorsi di 3 e 7 km. sono totalmente pianeggianti; il secondo, in particolare, porterà i podisti a Perignano di cui voglio darvi qualche notizia. Questa località, costituita dalle borgate Sant’Andrea e Santa Lucia, ha origini romane (Perenius) e durante il Medio Evo fu Comune indipendente. I Pisani, che per lungo tempo ne controllarono il territorio, curarono la manutenzione  di una fitta rete di canali che garantirono lo sviluppo dell’economia agricola, mentre, successivamente, con i Fiorentini, ci fu un declino ed all’agricoltura subentrò la pastorizia. Nel XV sec. molti perignanesi si trasferirono in collina, a Lari, mentre il vero sviluppo di Perignano si ebbe successivamente con la costruzione della rete stradale; possiamo dire che ora “gareggia” con Ponsacco  quanto all’attività dei mobilifici. I percorsi più lunghi (14 e 20) presenteranno un alternarsi di piacevoli saliscendi, in mezzo ad una natura varia e ricca        anche di scorci paesaggistici e di ameni panorami e il percorso più lungo, in particolare, ci porterà proprio sotto le mura del Castello di Lari. Parlando di Lari le prime cose che ci saltano in mente sono le ciliegie (ben nota la Sagra delle ciliegie), la pasta Martelli ed il Castello. Appunto il Castello,da cui si può godere un meraviglioso panorama a 360°, come ogni castello che si rispetti, ha il suo fantasma, il fantasma di Rosso della Paola, il cui nome in realtà era Giovanni Princi, incarcerato per le sue idee politiche e sulla cui morte ci sono molti dubbi : morì suicida o torturato ed ucciso ? Comunque nelle  notti tra il 15 e 16 dicembre, il fantasma di Rosso della Paola torna a farsi sentire tra le mura del Castello. Quanto alla pasta Martelli la produzione iniziò nel 1926 per opera dei fratelli Dino e Mario ed è conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. E che dire delle ciliegie ? “Una tira l’altra …” lo sapete meglio di me. Quindi per tanti motivi questa sarà una marcia tutta da godere, provare per credere

 

 

A San Rossore con gli Ospedalieri.

 

Non avremo ancora smaltito il percorso vario e ricco di saliscendi di Lari, che la mattina successiva, domenica 3 giugno, ci ritroveremo nuovamente nel Parco di  San Rossore –zona Ippodromo, per il “33° Trofeo Ospedalieri e 9^ Maratona del Trapianto”; 2-5-10-15 i chilometri. Che dire del Parco di San Rossore che già non sia stato detto e che già non si abbia scritto ?  Del resto abbiamo l’ opportunità di frequentarlo più volte durante l’anno e quindi c’è anche il timore di ripetersi e di annoiare il lettore. Comunque, al di là degli aspetti salutari e salutistici che il Parco presenta sempre, con il “Trofeo Ospedalieri” c’è anche l’aspetto umanitario e benefico che non può non coinvolgere noi podisti particolarmente sensibili a certe problematiche e che non mancheremo ancora una volta all’appello. Per quel che concerne tutte le altre iniziative collegate alla manifestazione podistica rimandiamo al volantino del Gruppo organizzatore. La partenza viene annunciata per le ore 8,30’.

 

CON IL G.P. “NUOVA PRIMAVERA”

 

Domenica 26 maggio, mentre i nostri amici “centisti” (beati loro) avranno ormai portato a termine o quasi la loro meravigliosa impresa, noi ci recheremo a Forcoli, nel pisano, per la “36 Marcia delle Colline Forcolesi” organizzata dal G.P.Nuova Primavera. Punto logistico il Circolo omonimo e cinque i percorsi tra i quali scegliere:  km.2-6-11-17-25. Forcoli, il cui nome era Castrum Furculae, costituisce la parte più importante del Comune di Palaia e notiamo che si è sviluppata, ovviamene in tempi diversi, su due livelli: la parte più antica sulla collina, quella più moderna nella piana. Questa marcia, specialmente se  sceglieremo i percorsi più lunghi, ci presenterà una varietà di ardite salite ed agili discese, in mezzo ad una campagna rigogliosa, coltivata a vigneti, oliveti, frutteti, a bionde distese di grano, a boschi ricchi anche di folta macchia, il tutto circondato da verdi colline con scorci panoramici di indubbia suggestione. Passeremo per la più nota Palaia che si vanta della meravigliosa Pieve di San Martino appena fuori dall’abitato, quasi interamente in cotto, fatta eccezione per la facciata dove la pietra si alterna al cotto (sec. XII). Dove poi si apre la Porta Fiorentina, interessanti la cinta muraria e le torrette di guardia, mentre dalla parte opposta, a chiudere la parte più antica, la Porta Civica che presenta un accenno di merlatura ghibellina. Non possiamo non menzionare la Pieve di Santa Maria del XIII sec. I nostri passi ci porteranno a spaziare con gli occhi e con la mente ed ora gioiremo per le bellezze della natura, ora magari per la vista delle mura, un tempo baluardo di questo “castrum”, ora nostri occhi ammireranno il giallo prorompente delle ginestre ora le opere d’arte ci porteranno a pensare al passato, alla vita semplice di un tempo e così quasi senza accorgercene arriveremo agli stand, dove il poetico lascia il posto al prosaico e dal momento che il movimento e l’aria del mattino avranno stuzzicato il nostro appetito, saremo tutti pronti a godere del ristoro finale.

 

 

 A CAPANNE

Il 1° di aprile giornata piena di impegni per i marciatori delle Tre Province: la mattina a correre a Capanne, nel pomeriggio l’annuale premiazione a Pisa presso l’Hotel Golden Tulip Galilei, ex My Hotel, cioè precisamente come negli anni passati. Ma tornando all’attività del mattino, ricordiamo che la “34^ Capanne corre”  è organizzata dalla Podistica Capannese “Il Girasole” ed ha come punto logistico la zona del Campo sportivo di via Fonda; i percorsi predisposti saranno di 2-6-13-21 km. Poco sappiamo delle origini di Capanne, la cui prima menzione risale al 1529, certo è che il primo vero sviluppo del paese si ebbe nel secolo scorso quando il marchese Orazio Pucci ingrandì la villa di famiglia e vi costruì la cappella, incrementando così le attività della zona. Semplice il percorso di 2 km. che poco si discosterà dal punto di partenza; vari, piacevoli, in mezzo alla campagna e con saliscendi più o meno dolci gli altri tracciati, specie quelli più lunghi (13-21). Dopo la partenza imboccheremo ben presto la statale 67 e superato il cavalcavia della superstrada volgeremo verso Marti; proseguiremo il nostro cammino verso le sorgenti del Tesorino e affronteremo dopo una ripida salita e poi ancora sentieri nel bosco dal fondo sconnesso e renoso. Le discese si alterneranno ancora alle salite, attraverseremo quindi ancora il bosco ma, uscendone, saremo sorpresi dalle numerose e ben curate aziende agrituristiche, Basti pensare alla “Ginestra e Bramasole” e  a quelle di Montalto e di Monticchio. Cammina  cammina eccoci a Montopoli, un tempo nota per le sue fornaci di laterizi e terrecotte. Linde, ben curate e adornate di fiori le case dai bei portali; storico il belvedere con la Torre di San Matteo che ci parla del passato. Pochi chilometri ancora e siamo arrivati, forse un po’ stanchi ma felici e pronti a gustarci quanto gli organizzatori ci hanno preparato per prenderci per la gola.




 

 

A LAMMARI TRAREDOLE E VILLE

 

Concludiamo il mese di marzo, il 25 per l’esattezza, con la 35^ edizione  della marcia “Tra le redole di Lammari” organizzata dal locale Gruppo Sportivo. Questa località fa parte del Comune di Capannori ed è situata in mezzo ad una campagna fertile e ben coltivata; tra l’altro non vi mancano interessanti iniziative, basti pensare al “Parco delle meraviglie” ed all’importanza sociale di questa iniziativa. Quanto alle redole voglio ricordare ancora che sono quelle stradelle erbose un tempo adibite al passaggio dei carri; oggi ce ne sono ormai poche e quasi le”intuiamo” più che vederle. Punto logistico la chiesa parrocchiale; i percorsi quelli tradizionali, km.2-5-12-20. Interessante dal punto di vista artistico la romanica chiesa di San Cristoforo del IX sec., ad una sola  navata, trasformata poi a tre navate nel sec.X e successivamente restaurata: avremo modo di ammirarla durante il nostro cammino, non perdiamocela ! Proprio a questo punto, a San Cristoforo, ci saremo già abbastanza allontanati dal paese e qui avverrà anche la separazione tra i podisti della media e quelli della maxi, che porterà a San Colombano e poi a Valgiano zone particolarmente ridenti e piacevoli coltivate per lo più a  vigneti ed oliveti. Proseguiremo quindi in salita verso San Pietro a Marcigliano e successivamente a Segromigno in Monte dove nel Medio Evo la proprietà era molto frazionata, ma quando passò poi nelle mani di ricchi mercanti (‘500-‘600) fu  trasformata ed arricchita  con stupende dimore gentilizie o ville (Villa Nerici, Villa Lucchesini, Villa Mazzarosa, Villa dell’Orologio ed altre ancora). A questo punto inizierà una piacevole e scorrevole discesa verso Segromigno in Piano per tornare alla meta e rifocillarci nell’ampio piazzale adiacente alla parrocchiale, ben ossigenati  … ed è già primavera

 

TRA REDOLE E VILLE

 


 





 MARCIAGIRO, UN IMPORTANTE COMPLEANNO

 

 

Come passa il tempo !  E’ una frase che spesso tutti pronunciamo o sentiamo pronunciare; bene questa volta torna proprio a proposito perché, forse non ce ne siamo resi molto conto , ma siamo arrivati alla quarantesima edizione  del Marciagiro delle Colline Livornesi. Non ci sono dubbi che questa manifestazione ha un precipuo merito, quello di aver fatto conoscere l’entroterra livornese, quelle colline che molti non avrebbero avuto occasione di percorrere ed apprezzare perchè, parlando di Livorno, il pensiero corre soprattutto al mare  ed al litorale, alla passeggiata a mare, alla Terrazza Mascagni, alla Rotonda (e non continuo, perché di questo si parla in altre occasioni), ma Livorno è anche altro. L’A.I.G. Gruppo Marciatori Livornesi si è proposto di celebrare questo evento in maniera adeguata. Come sempre i chilometri proposti saranno 3-6-11-16-25 e vogliamo rassicurare i podisti che è stato abolito dai percorsi della 16 e della 25 un tratto sterrato assai sconnesso e dissestato (dall’abuso degli appassionati di motocross)  da Castellaruccio a Bellosguardo, sostituendolo con  un tratto di scorrevole e veloce strada asfaltata; per fortuna non ci sarà neanche la coincidenza,come nel recente passato, con la gara di mountain bike; quindi tutto sarà più tranquillo e piacevole. Il punto logistico sarà il Circolo Anziani a La Leccia, quartiere a sud di Livorno. E passiamo ai percorsi : del tutto pianeggiante quello più breve che praticamente non si allontanerà molto dal punto di partenza attorno al quale compie quasi un piacevole cerchio. La 6, nel tratto iniziale insieme alla 11-16 e 25, procedendo lungo il rettilineo verso sud, passerà davanti a Villa Corridi per iniziare poi  la salita di via delle Gore, percorrere quindi una stradella di campagna, un tratto di macchia e  poi, ancora su strada campestre, giungere al bivio di via del Lazzeretto che porterà all’arrivo. I percorsi di 11-16-25 a questo punto scenderanno invece per via delle Ghiandaie  per avviarsi successivamente verso Limoncino Alto dove avverrà la separazione tra i podisti della 11 e della 16 : i primi scenderanno a Limoncino Basso  per iniziare poi la via del ritorno, gli altri invece, giunti con percorso diverso a Limoncino Basso, si avvieranno sulla salita verso Valle Benedetta per congiungersi poi con i podisti della 25. Questi infatti da Limoncino Alto proseguiranno verso la Sambuca e Valle Benedetta per ridiscendere velocemente fino a Bellosguardo dove appunto si incontreranno con gli amici della 25. Se il tempo sarà benevolo, a parte le amene colline, la campagna ed i boschi di macchia mediterranea su cui ogni  tanto svetta un pino d’Aleppo, potremo ammirare in lontananza il mare e le isole dell’arcipelago che completano meravigliosamente il panorama. 
  della Smarrita ? Bene  gli organizzatori del Centro Olimpia Tau che hanno predisposto la manifestazione podistica della 1^ domenica di luglio  ci attendono presso il supermercato Conad in via delle Cerbaie per proporci quattro percorsi (3-6-13-20 km.). Noi non siamo certo dei pellegrini dei tempi antichi, ma moderni podisti e sicuramente  non attingeremo al famoso “gran calderon” cui accenna il Boccaccio nel Decamerone, ma certo non disdegneremo i ristori, che più sono vari ed abbondanti e meglio è. Con esigenze ovviamente diverse, in situazioni di tutt’altro genere ,in tempi diversi, ma … niente di nuovo sotto il sole ! A parte queste considerazioni che nascono spontanee, voglio ricordare che Altopascio, pur avendo origini molto lontane nel tempo, emerse soprattutto nel Medio Evo perché da qui passava la Via Francigena, la più importante strada tra Roma e l’Europa centro – occidentale; fu anche la prima “mansione” e residenza dell’Ordine degli Ospedalieri che da qui si propagò. Non possiamo inoltre dimenticare il corpo scelto dei Cavalieri del Tau che proteggevano dai briganti i pellegrini in viaggio procurando loro anche sostentamento e alloggiamento. Di Altopascio potremmo scrivere pagine e pagine, ma non essendo questa la sede idonea ci accontentiamo  di fornire qualche elementare informazione  e niente più. Sarà comunque bello, “pedibus” come gli antichi pellegrini, percorrere questi luoghi e spaziare soprattutto lungo i boschi di Orentano, nelle Cerbaie, dove si svolgerà la parte più consistente della nostra marcia con i suoi percorsi di diversa lunghezza, in gran parte nei boschi e nella macchia; ma troveremo anche zone ben coltivate a vite ed olivo e avremo modo di apprezzare anche  aziende agrituristiche curatissime che propongono un modo diverso di vivere le vacanze, più liberamente, piacevolmente e in maniera meno dispendiosa. Ci sono mille motivi per partecipare alle nostre marce domenicali, quindi il 2 luglio tutti ad Altopascio seguendo il richiamo della Smarrita e le orme degli antichi pellegrini, riconoscenti per l’accoglienza degli eredi dei Cavalieri del Tau. 

 

 

 


 

 


 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 



 

 

VICOPISANO, UN PO’ DI STORIA E GRANDI SPAZI

 

Appuntamento per l’11 marzo a Vicopisano per il “31° Trofeo Brunelleschi” sulle distanze  di 2-4-8-15-25 km. e con punto logistico il Circolo Ortaccio che di prima mattina ci presenta, trovandosi proprio di fronte, la vista della stupenda pieve romanica di Santa Maria del IX sec. Vicopisano, l’antica Ausserissola, sorse proprio dove uno dei due rami del Serchio, il Serezza, (il cui nome era appunto Ausserissola) confluiva nell’Arno. Il suo castrum, di cui restano ancora tracce, era quasi un luogo di frontiera da cui si controllava la valle dell’Arno e gli abitanti di Vico si difesero da Castruccio Castracani usando addirittura gli attrezzi agricoli, un particolare questo che oggi può farci sorridere, ma che dimostra la fierezza dei Vicaresi che non si lasciarono intimidire… Mettendo da parte questi aspetti del passato, pur interessanti, veniamo a noi: i due tracciati brevi (quest’anno è stato aggiunto un percorso di 2 km.) che poco si allontanano dal punto logistico, si snodano praticamente quasi del tutto nel piano. Tutti i percorsi hanno un loro fascino in luoghi come questi, ma è ovvio che quelli più impegnativi offrono maggiori attrattive permettendoci di spaziare cambiando prospettive, attraendoci con la varietà, tanto che il tempo passa così rapidamente che quasi non ce ne accorgiamo e la fatica è sempre ben ricompensata. Con i percorsi più impegnativi ci avvieremo verso S.Jacopo per affrontare quasi subito la salita che porta a Col di Cincia,dove l’ampia radura é posto ideale per ammirare durante la notte di San Lorenzo il fenomeno delle stelle cadenti: provare per credere ! Scenderemo poi verso Il Sorbo apprezzando in questi luoghi soprattutto due aspetti :i profondi silenzi e l’abbondanza di acqua che generosa zampilla dappertutto. E salita e ancora salita, giungeremo così a Prato a Ceragiola, poi al Passo di Prato a Giovo e al Passo di Prato all’Acqua e affrettando il più possibile il passo arriveremo al punto più alto, al Sasso della Dolorosa (m.638). A questo punto qualcuno,  penserà ad Arnaldo e Pierino che qui posero la grande Croce di legno; continueremo il cammino verso il Passo di Prato Arreto e poi finalmente al punto più panoramico ed ampio, il Monte Lombardona. Giunti a Praticello saremo già discesi abbastanza per proseguire verso Le Mandrie e Spazzavento; ancora poco e saremo al traguardo presso la trecentesca Torre delle Quattro porte. Bellissima come sempre questa marcia !

 

 v









VORNO:BOSCHI,PANORAMI, MA NON SOLO …

 

Il “nostro” mese di marzo che, nonostante la sua fama, speriamo sia meno pazzo di quello di febbraio, inizia precisamente il 4 con la “38^ Passeggiata tra i Boschi di Vorno” organizzata dalla locale Unione Sportiva con “abbondanza”di percorsi veramente notevole : km.3-7-12-16-25-34, quindi proprio per tutte le possibilità e tutti i gusti. A questo punto credo che mi scuserete se faccio una pausa: telefonando per avere notizie su particolari ed  eventuali cambiamenti di questa manifestazione, ho avuto notizia dell’improvvisa scomparsa del Presidente di questo Gruppo lucchese che fa parte del Trofeo delle Tre Province e sono rimasta turbata ed addolorata. Mariano Pellegrini, noto come sportivo e appassionato di calcio, era passato ormai da venti anni al podismo non competitivo attivo ed era uno stimato presidente del Vorno; una persona eccezionale che purtroppo non vedremo più la domenica mattina sulle strade delle nostre marce, ma che speriamo ci accompagni guardandoci serenamente dall’alto mentre partecipiamo affettuosamente al dolore della famiglia. Così è la vita ….. Passando a parlare di questa tanto attesa edizione, ricordiamo che il punto logistico è la zona artigianale Stipeti-Coselli. Le marce più brevi si svolgeranno nei dintorni, anche se all’inizio il tracciato sarà comune a tutti i percorsi. Ci avvieremo verso Badia di Cantignano, via Nuova, fino ad una strada sterrata e poi ad un sentiero che ci porterà all’Acquedotto del famoso e a noi ben noto architetto Nottolini. Si tratta di una pregevolissima opera di  architettura ed ingegneria idraulica per di più inserita in mezzo ad una natura meravigliosa nella quale ci immergeremo durante tutti i percorsi, soprattutto, ovviamente, quelli più impegnativi. Potremo ammirare anche ampi panorami e paesaggi sempre mutevoli e vari : scorgeremo netta e distinta la piana di Lucca e ci potremo soffermare cercando di individuare luoghi che ben conosciamo. Uno stretto sentiero ci porterà ad un punto particolarmente bello, quasi un alpeggio, Prato a Sigliori, quindi a Santallago dove la 25 km., volgendo a sinistra, scenderà verso Vorno. Una novità: quest’anno la 32 km. è divenuta una 34 km. e porterà i podisti alla base del Monte Serra, già per lungo tratto ben visibile sullo sfondo e dopo circa un chilometro e mezzo alle “antenne”; quindi affronteranno  la discesa e si congiungeranno con gli amici della 25 km. Quella di Vorno è sempre stata una marcia “tosta”, ma bella, varia, interessante e tutta da godere: graditissima agli appassionati di podismo molti dei quali tuttavia rimpiangono un po’ il familiare punto di  partenza e di arrivo di tanti anni fa !

 Dall’ Arno alla Verru’a

 

 

Termineremo le marce di febbraio il 26 con la “XXXVI  Dall’Arno alla Verru’a”, una classica del nostro Trofeo cui saranno presenti anche il Pisano ed il Lucchese. Punto logistico gli impianti sportivi di Cascina, via del Fosso Vecchio ed anche qui dovizia di percorsi, km.2-6-10-14-18-23. Alla partenza ci avvieremo attraverso l’aperta campagna per giungere al sottopassaggio, attraversare poi la Tosco-romagnola e quindi il ponte sull’Arno; a questo punto “i nostri mezzi di  locomozione” si saranno già  un po’ scaldati e quindi potremo anche dare un’occhiata all’insù e vi assicuro che già fin dall’inizio saremo appagati dagli scorci panoramici, dalla lussureggiante natura che ci regalerà una mattinata di sano e piacevole movimento. Arriveremo presto a Lugnano con controllo, ristoro e deviazioni ; quindi inizierà per i percorsi più lunghi la parte più impegnativa per salire poi verso la Verruca. Non raggiungeremo tuttavia la pittoresca rocca del XIII sec. che fu per lungo tempo baluardo di Pisa fino a quando, nel 1503, passò a Firenze; non arriveremo fin lassù per motivi di sicurezza dei podisti, ma il punto più alto del nostro percorso sarà La Focetta. Saremo naturalmente passati per Cucigliana per salire verso il Castellare e giungere a Campo dei Lupi; troveremo la strada “tagliafuoco” che ci porterà verso il Monte Bianco e poi l’altra che ci condurrà appunto a La Focetta. Sono indispensabili oggigiorno le strade tagliafuoco, infatti purtroppo troppe volte queste meravigliose zone sono state devastate dagli incendi di cui portano ancora evidenti segni. Bellissimi i luoghi che percorreremo spaziando con lo sguardo a 360° presi quasi dal desiderio di sostare un po’ per godere di tanta bellezza. E sulla via del ritorno ci attenderà la discesa, una ripida discesa attraverso sentieri di folta macchia mediterranea, sentieri selvaggi e solitari, finchè un’ altra, più agile e scorrevole, ci porterà alla località Noce e non molto dopo al “ristoro di Luca” con cioccolata calda e frati … e tutto quello che la fantasia del nostro “vecchio podista” ci propinerà, come è solito fare. Torneremo quindi a Cascina dove proseguiremo  verso gli impianti sportivi seguiti dalla vigile Verruca che solerte già sembra darci  l’appuntamento per l’anno prossimo.

 

 A Porcari, presente e passato.

 

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 A Porcari, presente e passato.

 

La terza marcia di febbraio, il 19 per la precisione, ci porterà a Porcari, il paese della “Regina” nell’ampia Piazza degli Alpini, per quel giorno allestita all’uopo con tutto e di più, una vera festa variopinta di merci e di podisti allegri e multicolori pronti alla scelta tra i vari percorsi, ben sei: km.3-5-12-17-20-25. Quando pensiamo a Porcari inevitabilmente ci vengono a mente le cartiere le cui ciminiere sembrano salutarci al nostro arrivo, ma Porcari affonda le sue radici nel passato, ha avuto la sua storia. In particolare  crebbe la sua importanza nel Medio Evo grazie alla Via Francigena che di qui passava (del resto noi podisti ne percorreremo un tratto, proprio come gli antichi pellegrini) e nell’Itinerario di Sigerico Porcari, definita dall’ Arcivescovo di Canterbury “Forcri”, era la XXV tappa. Come vorrei anche ricordare che proirio quasi alla fine del nostro cammino, dopo esserci gustati il buon caffè di “Robertino”, avremo la possi bilità di salire sul Monte di San Giusto, in effetti un “castrum”, oggi chiamato”La Torretta”, che sovrastava la “Valle delle sei miglia” e quindi importante punto di avvistamento di eventuali attacchi nemici. Ma questa è tutta un’altra storia …

Noi cominceremo la nostra “battaglia a colpi di chilometri” avviandoci come sempre per Via Romana Est fino al bivio con Via Pineta, sulla sinistra, che percorreremo per buon tratto fino a salire sulla destra attraverso una larga strada sterrata in aperta campagna al culmine della quale, a destra, noi proseguiremo in discesa fino a giungere al ristoro supergalattico, quello che ha sostituito (gli “aficionados” lo sanno) quello del Turchetto: qui troveremo ogni leccornia, una vera tentazione per tutti cui solo i più “bravi” sapranno resistere. Riprendendo il cammino in salitaci attende quel gioiello di paese che è Montecarlo con il suo piccolo teatro, la Cattedrale di S.Andrea  e già in lontananza scorgeremo, come sempre, gli armigeri in costumi medievali pronti a lanciarci con le catapulte i fazzolettini della “Regina”; poco più in là non mancherà certo il ristoro con crostini di stufato di fagioli. Per fortuna che ci attenderà la discesa, così arriveremo al Ristorante “La Nina” dove saremo nuovamente presi per la gola, anche se in maniera più leggera, con jogurt , macedonia di frutta, succhi e quant’altro. Certo queste fermate sono piacevolmente d’obbligo ed in compagnia ancora di più … Avanzeremo quindi alcuni verso Veneri, altri verso l’appuntamento annuale con la meravigliosa grande quercia luogo presso il quale convergono in effetti le tre marce più lunghe e potremo godere del suo “materno abbraccio” per continuare poi il nostro andare in mezzo alla natura ricca e generosa e non saremo mai soli perché a partecipare ogni anno siamo veramente in tanti. Proseguendo arriveremo al punto di ristoro “La Legge” dove sono ben accolti anche gli amici dell’uomo e dove non mancano salsicce, salumi e gustosi crostini e dove incontrerò come sempre alcuni amici che ero solita vedere, qualche anno fa, per le strade del Passatore; ma bisogna scappare, percorrere di corsetta un po’ di asfalto e poi di nuovo in salita verso il caffè di “Robertino” attraverso un bel percorso nel verde. Quindi verso la “Torretta” e successiva veloce discesa verso l’arrivo con la vista del bianco Duomo. Guardando in sù vedremo scritto come sempre a lettere cubitali “ 28° Porcari corre” ? Penso proprio di sì. 

 

San Miniato : paesaggio e storia.

 

La Polisportiva Casa Culturale di San Miniato Basso ci attende il 12 febbraio per la tradizionale marcia, giunta alla 29° edizione. Cinque i percorsi di km. 3-6-12-17-24; e come sempre avremo dei tracciati collinari con un alternarsi quindi di salite e discese in mezzo ad una natura varia che ci presenterà molteplici squarci panoramici di grande bellezza,  sotto, verrebbe da dire, lo sguardo della famosa Torre di Federico quasi a guardia di agglomerati e piccoli paesi disseminati nella campagna, ma soprattutto a guardia di quella che fu considerata un tempo la Roncaglia della Toscana, perché qui si radunarono più volte “diete di popoli, congressi per paci ed alleanze e sacri consigli”. In origine il nome del centro abitato era Vico Wallari, toponimo longobardo, poi  nel medioevo, San Genesio, dal nome della pieve. Oggi San Miniato, priva della cinta muraria, ci appare arroccata e allungata sul crinale di tre colline che si protendono parallele al corso dell’Arno. Ma quello che più ci sorprende è che, pur essendo San Miniato ghibellina (fu infatti sede di Vicari imperiali) vi fiorirono numerosi edifici religiosi e vi si insediarono ordini monastici. Nei nostri percorsi, tranne i più brevi nei quali si evitano le salite, potremo ammirare il continuo variare dell’ondulato paesaggio toscano, le diverse colture, specialmente viti e olivi, intervallate da zone boschive, da qualche antico casolare e da filari di cipressi. Giunti quasi al termine del nostro percorso risaliremo verso San Miniato Alto passando in vicinanza di quel liceo dove il ventunenne Carducci ebbe la sua prima cattedra. Poi di nuovo giù con rapida discesa verso l’arrivo presso il Circolo di via Pizzigoni. E ancora a dominare dall’alto la Torre di Federico che pur essendo stata ricostruita nel dopoguerra, tramanda atroci ricordi del passato come  l’ episodio del 1249 di cui ci parla Dante, quando il ministro di Federico II, Pier delle Vigne, imprigionato nella torre, si tolse la vita.

 

 A  PAPPIANA, FIUME E MONTI

 l mese di febbraio ha inizio con la marcia di Pappiana, piccola frazione del Comune di San Giuliano Terme, che porta la denominazione “34^ Dal fiume Serchio ai Monti Pisani” di km.2-6-13-19-25. Ad organizzarla il G.P.Rossini, punto logistico della manifestazione il locale Circolo Arci. Pappiana in effetti si trova a circa mezzo chilometro da Pontasserchio e da qui passeremo percorrendo via Mazzini potendo così dare un’occhiata alla Piazza del Teatro Rossini che i podisti “più vecchi” ricordano molto bene poiché un tempo, quando tutto aveva un sapore più casareccio e familiare, qui si radunavano e da qui partivano.. Ma com’è logico tutto passa e tutto cambia ed è giusto che sia così, del resto quello spazio oggigiorno non potrebbe certo contenerci tutti. Affronteremo poi il piacevolissimo lungo Serchio per giungere a Rigoli prima e ad Orzignano poi e quindi percorrere un tratto della statale dell’Abetone, avrà inizio dopo la parte più dura ed impegnativa, ma anche più bella, più varia e panoramica della nostra marcia e ci troveremo così nei boschi del Monte Pisano in zona Capanne. Il percorso più lungo avrà il suo culmine sul Monte Penna (m.545)  che, a chi ci arriverà, darà quasi il sapore di una conquista gratificata dal panorama a 360° (speriamo che il tempo lo permetta): potremo veramente spaziare dai monti al mare. Le due medie, l’una prima e l’altra dopo, intraprenderanno dei sentieri sulla destra: quello della 19 km.,che raggiungerà anch’essa una notevole altitudine (m.456),  sarà piuttosto insidioso per il fondo sconnesso spesso nascosto dallo strato di foglie che renderà il nostro incedere incerto e poco stabile finchè una discesa asfaltata,  agile e tranquilla, ci porterà a Molina di Quosa e successivamente a Rigoli; poi, passando lungo un canale arriveremo alla meta. Una marcia senza dubbio interessante e varia, nella quale le salite e le discese faranno la parte del leone.

La maratonina di Cascine di Buti 

 

 

Termineremo il mese di gennaio con la Maratonina delle Colline Cascinesi dai percorsi veramente a volontà : km.3-6-12-18-26-30; società organizzatrice il Cionamarket. Rispetto alla domenica precedente abbiamo decisamente cambiato zona, il nostro è proprio un “peregrinare podistico”. Cascine di Buti, in prossimità di Buti,  fu in passato terra contesa tra Lucca, Pisa e Firenze, ma poco resta di quel passato. Come sempre saremo davvero in molti;una lunga teoria di marciatori percorrerà quasi in fila un breve tratto della Sarzanese-Valdera per poi volgere  a destra, dove poco dopo avverranno le prime scelte dei percorsi. Per coloro che affronteranno i percorsi più lunghi una ripida salita li porterà a Castel di Nocco; qui altra separazione : alcuni volgeranno a sinistra per inoltrarsi nel bosco, altri a destra per attraversare il paese. In questa zona, a parte le lussureggianti distese boschive, è l’olivo a farla da padrone, infatti l’olio di Buti è molto rinomato, ce lo hanno del resto sempre dimostrato gli organizzatori della manifestazione omaggiandoci proprio con una bottiglietta del gustoso prodotto. Ma la zona è anche ricca di acqua e molti se ne approvvigionano fermandosi alle fonti che si trovano lungo le strade. Le alture fanno da contorno a questi luoghi e su tutti sovrasta il Monte Pruno. Sopra i camminatori più audaci incomberanno le antenne del Monte Serra, ma giunti in cima saranno ripagati dall’ampio panorama a 360°. Quanti saranno i nostri passi? Tanti e poi tanti e soltanto una volta giunti presso la località Fabbrette, dopo aver percorso un tratto della via Panicale, proseguiremo tra gli olivi per fare sosta ad un punto di ristoro, luogo di ricongiungimento anche dei percorsi più lunghi. Giunti all’Agriturismo  “Il Saracino”, in realtà saremmo vicinissimi all’arrivo, ma ce ne allontaneremo girando e rigirando in una zona  boscosa, poi lieve discesa, la meta ed il meritato ristoro.

 


Verso la Certosa di Calci

Domenica 2 gennaio ci daremo appuntamento a Calci, a pochi chilometri da Pisa e sede del Museo Nazionale della Certosa, quella Certosa che si impone alla nostra vista, ampia e maestosa in mezzo ad una natura che sembra “abbracciarla” per completarne la bellezza. Sulla sua facciata il motto che vuole esserci di insegnamento “Ora et labora” e attorno quel silenzio di cui oggigiorno abbiamo tanto bisogno. Questa manifestazione è organizzata dalla Coop sezione di Cascina e tre saranno i percorsi, km.6-12-18; la partenza avverrà da via Roma. Procederemo tutti insieme fino a via Centofanti, percorrendo via Cairoli, via dei Nocetti, via dei Pettinati, via XX Settembre; attraversamento poi per via S.Piero, via Buozzi, via di Nicosia per arrivare a via S.Maria dove ci sarà il primo ristoro. Successivamente il percorso della 12 km. ci porterà, ovviamente in salita, verso Montemagno, qui al piazzale  troveremo allestito un punto di ristoro. E’ questa una zona che noi podisti ben conosciamo perché durante l’anno la percorriamo più volte. Scenderemo  quindi verso il vecchio mulino che ci “parla” del passato procederemo per via Omberaldi, via La Cagnola e fino a via S.Maria (dove troveremo il secondo ristoro) per dirigerci quindi verso il Monte Serra;  a sinistra troveremo il Mulino del Celandroni e poi  percorreremo via Valle Buia fino in fondo. Qui avverrà il ricongiungimento con la 18 km. per fare insieme ritorno. In effetti il percorso della marcia più lunga seguirà il percorso della 12  km. fino al secondo ristoro e da qui proseguirà per San Bernardo e giunti poi in località Tre Colli, svoltando a destra arriverà a Il Conventino (ristorante) dove sarà allestito il terzo ristoro. Dopo una breve discesa di nuovo in salita per Valle Buia per ridiscendere successivamente a Castelmaggiore e proseguire, dopo il ricongiungimento con la 12 km., per via di Villa, via Ruschi e giungere infine a via Roma. A parte questa descrizione alquanto schematica è importante ricordare che i tre percorsi risultano interessanti e vari: basti pensare alla mirabile visione della Certosa che ci accompagnerà per buon tratto del nostro cammino. Situata nella Valle Graziosa, valle di grande importanza paesaggistica, fondata nel 1366, oggi è stata data in consegna alla Soprintendenza ai Beni  Culturali. Su di essa sovrasta la cima più alta del Monte Pisano e l’inconfondibile Rocca della Verruca. Ma Certosa a parte, è bellissima tutta la zona di Montemagno, dei Tre Colli e di Castelmaggiore, caratterizzata da vegeti oliveti: una vera immersione in una natura varia e generosa. 

 

La  “COLLIN’ARIA” di Fauglia 

 

Domenica 15 gennaio marcia nuova per noi podisti delle  Tre Province, ma non per chi segue il Pisano: la manifestazione denominata “Collin’aria” marcia di Fauglia, organizzata dalla Associazione Agorà. La partenza avverrà dal centro storico del paese e quattro saranno i percorsi (km. 5 11-15 20) approntati dagli organizzatori che non avranno avuto che l’imbarazzo della scelta,poiché sono zone particolarmente amene,varie e piacevoli in un alternarsi di campi coltivati,di aziende agricole,di rustici casolari e di boschi dal fondo renoso che ci ricordano con insistenza come tanti,ma tantissimi anni fa, questi luoghi fossero ricoperti dal mare ed è bellissimo percorrerne i sentieri godendo dei profumi, dei rumori, della varietà della vegetazione in ogni stagione. Il percorso più breve è costituito dal giro di Montalto,la passeggiata dei  Faugliesi, (molti anni fa, forse qualcuno lo ricorda ancora,proprio da Montalto partiva una delle nostre corse) . Il percorso di 11 chilometri andrà verso la zona di Valtriano attraversando l’amena campagna coltivata soprattutto a vigneti e rientrando nel paese costeggerà le antiche storiche ville di Fauglia. I percorsi più lunghi, cioè la 15 e la 20 proseguiranno  alla volta di Collesalvetti per impegnare i podisti nella fatica dei dolci saliscendi nei boschi dei Poggetti e riportarli piacevolmente alla meta. Pensiamo che questa camminata piacerà a molti, poiché, come abbiamo già detto, ci troviamo in luoghi dove ci sono moltissime possibilità di spaziare in lungo e largo, di camminare e correre senza annoiarci, perché nel giro di pochi passi cambiano gli scorci panoramici, il paesaggio, la vegetazione il tipo di insediamento e di attività create dall’uomo. 

 

Capodanno a Santa Croce

 

Non potremmo iniziare in altro modo se non con un caloroso augurio di Buon Anno a tutti i podisti;infatti il primo giorno del 2012 ci vedrà radunati a Santa Croce sull’Arno per la prima marcia in calendario per il Trofeo delle Tre Province e non solo. Ovviamente orari più elastici, partenza dalle ore 8,00 alle ore 9,00 anche se sappiamo che gli  “affetti da antelucanite” saranno sul posto assai prima. Comunque attenzione !  Il punto logistico è cambiato : partiremo infatti dal Tennis Club in località Cerri, via Del Bosco. Quattro saranno i percorsi : km.3-7-14-21 (non è stato programmato il percorso dei 31) che la Polisportiva Spensierati, organizzatrice della manifestazione, ci avrà preparato. Detto questo,cerchiamo di iniziare sotto i migliori auspici: i luoghi sono meravigliosi, speriamo soltanto che le condizioni meteorologiche ci siano favorevoli. Partiti quindi da Cerri inizieremo la salita in direzione di Ponte a Cappiano senza però giungere al ben noto Ponte, ma volgendo a sinistra in direzione di Poggio Adorno. Qui potremo ammirare una splendida villa con le sue numerose statue  tra aiuole, viali e vialetti. Proseguiremo quindi verso il vasto bosco delle Cerbaie, per buona parte riserva : qui la Natura presenterà una grande varietà di alberi di alto fusto e di rigoglioso sottobosco con frequenti capanni , alti punti di osservazione, laghetti artificiali. Entreremo anche nella Tenuta di Montefalcone che ben conosciamo perché ci capita di attraversarla molte volte durante le nostre marce e altra tappa sarà il Parco Robinson e poi giù per la via del ritorno. Comunque la zona delle Cerbaie in questa marcia costituisce la parte più estesa e più bella; speriamo di godere di questi luoghi mentre cercheremo anche di contenere i chili di troppo che durante le festività natalizie sono una vera minaccia per tutti; per cui ci sorge un dubbio: sapremo resistere alle gustose salsicce alla brace e a tutte leccornìe che gli Spensierati sono soliti offrirci ? Chissà ! …

Santo Stefano a Massaciuccoli

 

Appuntamento tradizionale quello del giorno dopo Natale a Massaciuccoli per la  “XXIMarciadella solidarietà e del volontariato”con la quale chiuderemo anche l’anno podistico 2011.  2-5-10-16 i chilometri che ci vengono proposti, in effetti piuttosto contenuti anche perché nel culmine delle vacanze natalizie e negli inevitabili eccessi di pranzi dolci e bevute e di tanto di più. Mentre i percorsi più lunghi resteranno pressoché invariati ci saranno delle novità per la 3 e la 5 km. che saranno indirizzate verso la bella pista ciclabile realizzata da poco e dedicata a Giacomo Puccini e che dovrebbe in seguito arrivare fino a Lucca o addirittura fino a Ponte a Moriano. Punto logistico  come sempre la zona della sagra. Alla partenza ci troveremo quasi subito a ridosso delle colline prospicienti il lago e quindi ci inerpicheremo sulle alture retrostanti la zona  lagunare in mezzo a fitti boschi di macchia mediterranea. Salendo il nostro sguardo cercherà di abbracciare il vasto orizzonte che di volta in volta si aprirà dinanzi a noi, sperando ovviamente che la foschia non ce lo impedisca. Comunque i nostri validi mezzi di locomozione avanzeranno  spaziando ora nei boschi ora tra argentei olivi e non potremo fare a meno di notare il grande contrasto che c’è tra i doni della Natura e le opere dell’uomo, cioè le imponenti arcate dell’autostrada che si impongono anch’esse alla nostra vista. Dopo la località Cancelletto, il punto più alto e panoramico, percorso un tratto di strada lungomonte scenderemo per riunirci ancora nell’ampio piazzale della Sagra scambiandoci gli auguri per il Nuovo Anno.  Auguri a tutti e speriamo che l’anno che verrà sia migliore di quello passato… Leopardi docet.

 

 



Tra campi e colli a Molino d'Egola
 

 

Per la Festa dell’ Immacolata, giovedì 8 dicembre, dopo aver appena smaltito la fatica dei  chilometri di Ponsacco, ecco che ci ritroveremo a Molino d’Egola presso il Circolo Arci di via San Giovanni Battista per la  “Scarpinata Molinese” di km. 3-5-10-15-20-25. Come vedete ci sono percorsi per tutti i gusti e tutte le possibilità. Ci troviamo nel Comune di San Miniato, vicinissimi a La Catena; sono luoghi quindi che, per noi che partecipiamo da anni al trofeo, non hanno segreti e ci piacciono per i panorami, per i dolci saliscendi, per le zone coltivate prevalentemente a viti ed olivi che si alternano a  zone boschive, interrotte ogni tanto da qualche casolare o austera villa cinti da scuri filari di cipressi tipicamente toscani. Certo la varietà dei paesaggi della nostra regione ci sorprende e chi sa osservar si accorge subito se si tratta di campagna pisana, fiorentina o lucchese o livornese: c’è qualcosa che le contraddistingue e le rende tipiche ed uniche. Percorreremo Via Vecchia  del Molino sopra un largo argine lungo il corso dell’ Egola fino all’asfalto dove saluteremo i podisti della mini. Ad attendere gli altri podisti una discreta salita mentre noi ci inoltreremo in aperta campagna e dopo aver salutato i marciatori della 5 km. affronteremo ancora una salita verso la graziosa Cigoli che di notte, dalla  FI-PI-LI, ci appare vistosamente illuminata. E siccome dopo la salita c’è anche … la discesa, procederemo agilmente  per poi  risalire ancora verso Moriolo e Genovini. I podisti dei due tracciati più lunghi arriveranno a Pietreta dove si separeranno per ricongiungersi però poco dopo, risalire a Cigoli e concludere così la camminata. Forse gli organizzatori anche quest’anno si preoccuperanno dei nostri delicati piedini donandoci di nuovo di calzini …?  Chissà !appena smaltito la fatica dei  chilometri di Ponsacco, ecco che ci ritroveremo a Molino d’Egola presso il Circolo Arci di via San Giovanni Battista per la  “Scarpinata Molinese” di km. 3-5-10-15-20-25. Come vedete ci sono percorsi per tutti i gusti e tutte le possibilità. Ci troviamo nel Comune di San Miniato, vicinissimi a La Catena; sono luoghi quindi che, per noi che partecipiamo da anni al trofeo, non hanno segreti e ci piacciono per i panorami, per i dolci saliscendi, per le zone coltivate prevalentemente a viti ed olivi che si alternano a  zone boschive, interrotte ogni tanto da qualche casolare o austera villa cinti da scuri filari di cipressi tipicamente toscani. Certo la varietà dei paesaggi della nostra regione ci sorprende e chi sa osservar si accorge subito se si tratta di campagna pisana, fiorentina o lucchese o livornese: c’è qualcosa che le contraddistingue e le rende tipiche ed uniche. Percorreremo Via Vecchia  del Molino sopra un largo argine lungo il corso dell’ Egola fino all’asfalto dove saluteremo i podisti della mini. Ad attendere gli altri podisti una discreta salita mentre noi ci inoltreremo in aperta campagna e dopo aver salutato i marciatori della 5 km. affronteremo ancora una salita verso la graziosa Cigoli che di notte, dalla  FI-PI-LI, ci appare vistosamente illuminata. E siccome dopo la salita c’è anche … la discesa, procederemo agilmente  per poi  risalire ancora verso Moriolo e Genovini. I podisti dei due tracciati più lunghi arriveranno a Pietreta dove si separeranno per ricongiungersi però poco dopo, risalire a Cigoli e concludere così la camminata. Forse gli organizzatori anche quest’anno si preoccuperanno dei nostri delicati piedini donandoci di nuovo di calzini …?  Chissà !

 



 

 

30° Compleanno de "Le Sbarre"

 

Penultima marcia dell’anno l’11 dicembre la “XXX Marcia Titignanese e  II Trofeo CSC Arredamenti” organizzata dal Gruppo Podistico Le Sbarre che da poco ha festeggiato il 30° compleanno. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando partivamo dalle famose sbarre del passaggio a livello ! A ricordo di quei tempi comunque è rimasto il nome del gruppo, legato alle sue origini che ormai possiamo definire storiche. Ora punto logistico la  località Piana di Noce a Lugnano nel comune di  Vico Pisano,via Matteotti 6. Quattro i percorsi di  km 2-6-12-21; la 2 km sarà praticamente un veloce anello attorno al punto di partenza in mezzo alla campagna. La 6 km. da Lugnano si dirigerà verso Cascina e attraverserà la pista ciclabile; avremo quindi un percorso praticamente nuovo. Le due marce più lunghe, passato l’Arno, si avvieranno salendo verso Panieretta, da qui la 12 attraverso il bosco arriverà al noi ben noto Campo dei Lupi da dove il panorama si amplia e dove, a parte il problema dei bellissimi cani abruzzesi da molti sollevato, è piacevole transitare e magari sostare per ammirare la bellezza dei luoghi. Dopo dovremo affrontare la discesa verso la Casa Bianca di Noce per far ritorno ed arrivare alla meta. La 21 km., la marcia più impegnativa,  dopo Panieretta si dirigerà verso Vicopisano per inerpicarsi attraverso la strada di Sottoverruca verso Le Mandrie dove ora si trova un Agriturismo; questa zona un tempo era coltivata quasi esclusivamente  a vigneti da parte dei monaci della vicina abbazia di san Michele, ridotta ora a poche rovine. Anche i podisti della 21 arriveranno a Campo dei Lupi e da qui i due percorsi andranno di pari passo fino all’arrivo.




 

Annuale appuntamento con Telethon

Sabato 3 dicembre a Cascina, alle ore 15,00, avverrà l’annuale appuntamento con la marcia di Telethon. Punto logistico Corso Matteotti e come sempre i percorsi saranno tre : quello di 2 km. per i bambini e le persone in difficoltà, un altro di 5 ed un terzo di 10 km. Non ci sono dubbi che corriamo per i motivi più disparati e sono tutti motivi validissimi ed apprezzabilissimi, ma ce n’è uno che supera tutti gli altri ed è correre per incoraggiare e sostenere la ricerca. Quindi “apriamo  il nostro cuore alla solidarietà” e cerchiamo di raccogliere con la nostra partecipazione alla marcia, e magari con altre iniziative, fondi sostanziosi a favore della ricerca relativa alle malattie genetiche.E vogliamo sottolineare un altro aspetto importantissimo di questa organizzazione quello educativo poichè ogni anno  vi partecipano intere scolaresche  con i loro insegnanti e i loro genitori; e non c’è dubbio che sensibilizzare i bambini ed i giovani ai problemi  della vita  è un sicuro investimento per preparare i futuri cittadini ad essere uomini veri e responsabili. Le scuole parteciperanno anche con i loro mercatini di prodotti preparati da bambini e genitori (oggetti natalizi, dolci, magliette etc.), quindi una partecipazione fattiva anche in questo senso al di là dell’aspetto sportivo della marcia. Saranno presenti anche molte Associazioni, praticamente tutte quelle che negli anni passati avevano dato la loro disponibilità per questo scopo benefico. Molte saranno anche le attività collaterali organizzate per Telethon. Nell’anno 2010 sono stati devoluti 7.925,63 euro grazie a : Corsa Podistica, Scuola Primaria San Lorenzo a Pagnatico, Scuola primaria Galilei Cascina, Scuola Media Pascoli Cascina, Scuola Elementare Latignano, Scuola Elementare Ciani Cascina, Scuola dell’infanzia Panda Cascina, Scuola di Danza Città di Cascina, Scuola Materna Misericordia Cascina, Gruppo Arcieri Cascinesi, Istituto Comprensivo Falcone Cascina, Scuola Elementare G.Pascoli San Frediano a Settimo, Associazione A.I.D.E. e Filarmonica Puccini, Scuola Santa Teresa di Cascina, Università della Libera Età, Circolo Scherma Navacchio, Santina Murè (in memoria di Zaffora Francesco). Chiudiamo augurando che nel 2011 venga superata alla grande questa cifra e apriamo quindi senza condizioni e sempre il nostro cuore alla solidarietà !


A Ponsacco con i Mobilieri

 

 

Il nostro girovagare podistico è quanto mai vario ed interessante ed all’indomani di Telethon, precisamente domenica 4 dicemre l’appuntamento sarà a Ponsacco per la “ XXXIII Sgambata Mobilieri “ , organizzata dal Gruppo Mobilieri Ponsacco che ha il punto logistico presso il Circolo Rinascita di via Togliatti e che ci propone come di consueto quattro percorsi, km.3-6-14-21. Questa volta qualche notizia storica ; Ponsacco , nonostante sia uno dei Comuni meno estesi del Pisano è uno dei più popolosi ed un tempo per la sua posizione strategica al confine tra la Repubblica di Pisa e quella di Firenze appartenne, ovviamente in tempi  diversi ora l’una  ora all’altra e di esse ne subì le sorti. La nascita dell’attuale centro  storico risale agli anni 1356-1366 quando il doge di Pisa Giovanni dell’Agnello fece costruire una fortificazione cinta da bastioni e circondata da un fosso alimentato dalle acque del fiume Cascina. Ponsacco si affermò come Comune nel 1808; è un paese ad economia in parte agricola anche se nel dopoguerra sorsero un gran numero di piccole imprese artigiane dedite soprattutto alla produzione di mobili e arredamenti, tradizione che continua tutt’oggi e che ci riporta appunto ai …“Mobilieri” della nostra marcia. Partiremo da via Rospicciano per avviarci tutti insieme verso i Poggini,  zona boschiva periferica dove i ponsacchini amano passeggiare ed allenarsi perchè particolarmente varia e piacevole; successivamente in via Buozzi avremo la deviazione della “mini” ed in seguito ai Poggini quella della 6 km. Arriveremo quindi all’Agriturismo Spazzavento e poi  all’Agriturismo San Martino, passando in mezzo ad oliveti e vigneti per scendere successivamente in via del Commercio, che fino all’anno passato si trovava praticamente sulla via del ritorno. A questo punto ci avvieremo verso Ripoli per proseguire per Cevoli, paese noto ai più anziani per tristi fatti di cronaca; qui i podisti della 15 devieranno per volgere verso la periferia di Perignano, altro piccolo centro costellato da attività collegate all’arredamento, illuminazione e mobilio. La 21 km. quest’anno, con percorso del tutto nuovo, proseguirà per Lari, località ben nota per le sue ciliegie, per ricongiungersi poi con i podisti della media, entrare nel bosco e far ritorno tutti insieme alla meta. Quella di Ponsacco sarà indubbiamente una bella marcia, in parte rinnovata rispetto al passato, in parte attraverso luoghi già  noi ben noti che però percorreremo sempre con piacere.





W Le Donne XXII Edizione

Domenica  27 novembre nel nostro peregrinare podistico ci
troveremo lungo la Tosco-Romagnola a Fornacette, punto di ritrovo della manifestazione il negozio di abbigliamento “W Le donne” che ha dato appunto il nome alla marcia e  suo sponsor da molti anni. Ci verranno proposti i consueti percorsi di km.5-10-15-21, ma ne sarà senz’altro aggiunto un altro tra  i 2 / 3 km. per i bambini (e non solo)  come ormai di regola per le nostre camminate festive. Numerosi come sempre, almeno così pensiamo, lasceremo quasi subito la provinciale per dirigerci verso Case Bianche e attraversare poi l’Arno tra La Botte e San Giovanni alla Vena. Dopo aver attraversato la Vicarese nella zona dei Due Ponti, intraprenderemo il sentiero di Sottoverruca e dopo un breve tratto i podisti della 10, volgendo a sinistra, saliranno verso il Castellare , gli altri proseguiranno per Vicopisano dove avverrà la separazione tra i podisti della 15 e quelli della 21. Questi ultimi affronteranno la salita abbastanza lunga e faticosa verso Lucchetta e poi verso Le Mandrie di Sotto. Bellissimi la vista ed i panorami che da qui potremo gustare, sempre che le condizioni atmosferiche ce lo consentano. Lasciata la strada della Verruca, una sassosa ripida discesa ci accompagnerà a Campo dei Lupi e poi all’Azienda Agricola “La Ciliegia”, dove potremo  …”far benzina”: troveremo infatti qui un ristoro; scendendo poi verso Panieretta, arrivati a San Giovanni alla Vena , ripercorreremo a ritroso la strada dell’andata. Arrivati a  “W Le donne !”, il consueto ristoro, due chiacchiere con gli amici e  … arrivederci a domenica prossima.

 

A San Casciano 

 

 

La Società Atletica Palmerino ci dà puntamento a San Casciano, Piazza della Chiesa, domenica 13 novembre per la “IV San Casciano corre” di km. 3-5-11-18.  E la bellissima basilica, possente costruzione incompiuta di stile pisano, del XII sec.,  ci darà il buongiorno, un buongiorno molto particolare perché ci regalerà la bellezza sobria ed austera del passato e ci farà pensare al duro e faticoso lavoro dell’uomo di un tempo, mentre noi podisti daremo inizio alle nostre amene fatiche. Percorreremo Via di Mezzo Nord, tra l’abitato e la campagna ed ammirando sulla destra le dolci colline che ben conosciamo, giungeremo sull’argine dell’Arno percorrendolo fino a Caprona. Volgeremo quindi i nostri passi verso la notissima Certosa di Calci   che sembra suggerirci oltre al significativo motto “Ora et labora” anche  …taci. Passeremo da Nicosia con la sua chiesa-convento di Sant’Agostino, il suo cimitero. Attorno tutto tace ed il silenzio regna sovrano tra gli annosi oliveti. I pensieri si faranno più intimi, ci sentiremo riconciliati con noi stessi e con il mondo. Troveremo poi il bivio tra la 10, che volgerà a sinistra, e  la maxi  che intraprenderà la salita verso Montemagno. Sul percorso sono previsti cambiamenti di poco conto. Scenderemo quindi verso La Corte per proseguire lungo il letto dello Zambra fino a Caprona. Dopo l’attraversamento della provinciale  torneremo sui nostri passi ed all’arrivo saremo ancora gratificati dalla bellezza della basilica. Gli organizzatori in questo loro impegno saranno aiutati anche dai volontari della Croce Rossa di San Frediano  che ovviamente ringraziano.
 

A PONTE A CAPPIANO

 

Domenica 7 novembre ci ritroveremo per la seconda volta a Ponte a Cappiano per una marcia giunta quest’anno alla sua 13^ edizione, denominata “XIII Trofeo calligiano” perché organizzata dal Circolo  “Le Calle” –Associazione culturale  Il Ponte mediceo. Quanto al percorso 3-6-12-16-20 i km. , come noterete quindi  è stato aggiunto un tracciato di 16 km. rispetto al passato anno. Ponte a Cappiano,( siamo nel Comune di Fucecchio ,FI), come un po’ tutte le località del territorio (Torre, Massarella (Massa Piscatoria), San Nazario (Querce) Galleno, sorsero a partire dal primo medioevo, praticamente tra il Padule di Fucecchio e l’Usciana (Gusciana)  per due motivi molto importanti : la navigabilità e pescosità delle acque e l’importanza della Via Francigena che attraversava tutta la zona. Ponte a Cappiano si è sviluppato sulle pendici estreme delle Cerbaie ed il suo ponte è documentato fin dal primo medioevo; e proprio per questo motivo, cioè per la posizione strategica,  durante la guerra tra Lucca e Firenze subì molte devastazioni, Nel XVI sec. quando il ponte, commissionato da Cosimo I de ’Medici  fu costruito dagli architetti Francesco ed Antonio da Sangallo (ed è senza dubbio il monumento di maggior rilievo) e  si formò la Fattoria medicea,.Ponte a Cappiano trovò finalmente un nuovo sviluppo. Aprendo una parentesi vorrei ricordare che il ponte è conosciuto anche come “il Ponte di Leonardo” perché oggetto di studio proprio da parte del Mancino di Vinci. I percorsi, specie quelli più lunghi, si snoderanno  prevalentemente sulle colline boscose delle Cerbaie che abbiamo spesso modo di percorrere i lungo e largo e che sono delimitate dal Padule di Fucecchio e dall’Usciana. Passeremo da Taccino, Calzino, Le Vedute, all’incrocio tra la Via Romana e la Pesciatina, dove nel M.Evo c’era un’immagine molto venerata della Vergine , messa a protezione dei viandanti che transitavano in quei boschi. Questo dipinto, chiamato Madonna  delle Vedute, fu trasferito a Fucecchio nell’Oratorio di San Rocco fuori le Mura. Questa di Ponte a Cappiano sarà una marcia varia, piacevole ed interessante. Del resto le nostre manifestazioni podistiche, al di là del salutare movimento, ci danno molte opportunità per approfondire  le nostre conoscenze sul territorio e la storia dei luoghi che attraversiamo; Ve lo sottolineo spesso e so che me lo perdonerete dal momento che il sapere significa libertà

 

 

A LIVORNO

 

Martedì 1° novembre tradizionale trasferta delle Tre Province a Livorno per la “VII Corri lungomare” di km.6-12-18 organizzata dalla Associazione onlus  “Livorno Donna – Salute e Cultura”. Punto logistico il Terminal Crociere – Stazione Marittima, da cui partiremo per percorrere il lungomare della costa livornese ed inebriarci con la salubre aria salmastra e respirare anche quel senso di grande libertà che gli ampi orizzonti marini ci regalano. Dopo un “salutino” a Ferdinando I  ed agli inseparabili Quattro Mori, procederemo verso il Ponte Nuovo per passare dalla cosiddetta Porta a Mare e dare una sbirciatina alla facciata (solo quella è rimasta) di quello che fu il famoso Cantiere Navale “Luigi Orlando”, vanto un tempo della città labronica. Inizierà a questo punto il lungo rettilineo e alberato viale con le sue panchine , le baracchine ,le giostre per i bambini; poi il viale si allargherà e saremo sulla Terrazza Mascagni ed all’Acquario, il terzo in Italia, che merita veramente di essere visitato. Dopo la terrazza con il suo caratteristico gazebo, sarà la volta dei Bagni Pancaldi-Acquaviva e sul lato opposto, dello storico Albergo Palazzo. Proseguendo incontreremo l’antico lazzeretto, la chiesa di San Jacopo, che deve il suo nome alla tradizione secondo la quale  l’apostolo Giacomo il Maggiore, in viaggio da Giaffa verso la Spagna, si sarebbe fermato lungo la costa tirrenica nel luogo detto “Acquaviva” dove avrebbe dimorato. Adiacente alla chiesa la ben nota Accademia Navale,(costruita nel 1878 sull’area del Lazzaretto di S.Jacopo), altro vanto di Livorno e saremo così  a Barriera Margherita; poi ancora mare, scogli ed ampi orizzonti fino alla Rotonda di Ardenza , ai Tre Ponti, alla Scalinata, ad Antignano ed infine a Miramare. Notate la toponomastica : Ardenza, Antignano …. ricercando l’origine di questi nomi ci rendiamo conto di quanto tutto possa regalarci briciole di cultura, basta osservare ad occhi  “aperti”. A questo punto inizierà il ritorno, in realtà lo stesso percorso dell’andata, ma potremo osservare ancora mille cose che forse ci erano sfuggite. Così noi avremo avuto la nostra dose di sano movimento, ma avremo al tempo stesso aiutato un’Associazione  onlus che si prodiga per la ricerca e si impegna per i problemi di salute del mondo femminile, e Dio sa quanto ce n’è bisogno.

 

“XXXVI Città – Mare – Pineta”

 

 

Il mese podistico di ottobre, esattamente il 30, avrà termine con la marcia del Marathon Club Pisa, la  “XXXVI Città–mare–pineta” di km.6-12-18 di Marina di Pisa. Attenzione, avremo anche il cambio dell’ora e potremo dormire un’ora di più … se ci riusciremo. Cambiato il punto logistico, infatti la manifestazione si svolgerà e partirà dal Centro Tennis Litorale Pisano - Match Point-  via Arnino 2, Marina di Pisa. L’accesso al Centro Tennis sarà direttamente dai parcheggi situati sul Viale del Tirreno. Marina di Pisa si trova a sud della foce dell’Arno ed è ovviamente una frazione di Pisa; ha una bella costa e ad est una lussureggiante pineta, proprio quella che ispirò Gabriele  D’Annunzio quando scrisse la famosa poesia  “La pioggia nel pineto”. Sappiamo anche che un tempo Marina, paludosa e malsana, era disabitata finchè dopo il 1606 Ferdinando I dei Medici fece spostare la foce dell’Arno per impedire l’allagamento di Pisa; allora sulla riva sinistra fu costruito il “Fortino”, dogana per il traffico fluviale. Tuttavia solo molto più tardi, nel 1869, ci fu la costruzione di un attrezzato stabilimento balneare  da parte di tal Gaetano Ceccherini, riconosciuto come il fondatore di Marina  perché, si può dire, dette inizio al riconoscimento ufficiale di Marina come meta per il turismo balneare; oggigiorno Marina ha poco da invidiare al centro ben più antico e noto di Tirrenia. La nostra marcia ci porterà sia lungo il litorale che all’interno della zona boschiva ricca di pini e di alberi di alto fusto ma anche di folta macchia mediterranea con i tipici profumi di questa vegetazione, l‘odore intenso dei funghi e della terra bagnata; e se sapremo tacere, incantati dalla bellezza della Natura, potremo ascoltare i rumori del bosco che si mescolano con la voce melodiosa del silenzio che purtroppo noi, oggi, cittadini di un mondo rumoroso ed inquieto, non distinguiamo più. Al termine del nostro cammino, se il tempo ce lo consentirà, potremo anche concederci un bel bagno in mare o magari ammirare, come ogni anno, i nostri amici cani in addestramento per il salvataggio dell’uomo. Una marcia di pianura, ovviamente, quella di Marina di Pisa, ma non ci sono dubbi che ogni luogo ha i suoi pregi e le sue pregevoli caratteristiche ed attrattive.

 

 

 

A Montramito di Stiava

 

 

La penultima domenica di ottobre, precisamente il 23, ci ritroveremo a Stiava, nel Comune di Massarosa, per il “ XXXVII Trofeo Podistico AVIS-Stiava”  di km. 3-5-10-20 con partenza da La Gulfa, Montramito. Una curiosità : per chi non lo sapesse il nome Stiava deriva dal fatto che molti,ma molti secoli fa,  la località era un luogo di raccolta di schiavi slavi portati qui dai successori di Carlo Magno. Cose di altri tempi …, ma una cosa è certa : homo homini lupus, questa è purtroppo una costante senza tempo per l’umanità. L’ampio e ben attrezzato piazzale ci accoglierà come sempre numerosi e pronti a turbare con la mostra chiassosa presenza il silenzio del mattino domenicale, per molti tranquillo e sonnolento, ma non per noi. Ognuno sceglierà il suo percorso secondo le proprie possibilità ed esigenze; notiamo tra l’altro che è stato aggiunto il percorso breve di 3 km., ovviamente pianeggiante come del resto anche quello dei 5 km. Discreto il percorso del chilometraggio intermedio con blandi saliscendi in mezzo agli argentei olivi e sosta molto accattivante per il palato a Campo Romano. Molto panoramico, interessante e piacevole il tracciato più lungo con passaggio da Bargecchia per intraprendere poi la Strada Panoramica e giungere al Pitoro. A Campo Romano di tutto e di più anche per chi compirà questo percorso. Ben rifocillati, diremo piuttosto un po’ appesantiti, riprenderemo la via del ritorno in discesa  e dopo la vista dell’austero olivo millenario ed una breve salita, finalmente all’arrivo.

 

A Castelfranco di Sotto

 

 

Daremo inizio alle manifestazioni podistiche del mese di ottobre domenica 2 a Castelfranco di Sotto con la “XL Quattro passi in Valdarno” di km.6—12-16-21; quest’anno è stato aggiunto anche un percorso di 25 km. Punto logistico, come ormai da qualche anno, l’Orto di San Matteo, Campo Sportivo di via Solferino, con la partecipazione del Trofeo delle Tre Province (di cui siamo alla 65^ prova) e del Trofeo Pisano. Che dire di questa località ? Un tempo si  chiamava Vigesimo, ma nonostante la disposizione delle strade possa trarci in inganno, sappiamo che è di epoca medievale e quando fu costruito il Castello (1215) essa ne prese il nome con l’aggiunta di  “franco” perché chi decideva di abitarvi era  esentasse ….  Cose di altri tempi ! E cose di altri tempi, anche se molto più recenti e che mi piace ricordare perché costituiscono un po’ una curiosità, è che i castelfranchesi, a differenza dei loro vicini di  Fucecchio e di Santacroce, si opposero per lungo tempo all’attività della concia della pelle e si dedicarono piuttosto all’arte dello “ steccolo”che si basava sul rivestimento delle damigiane ed alla fabbricazione di cestini, attività senz’altro meno inquinante e meno maleodorante dell’altra. Tuttavia dopo la fine della II Guerra mondiale cedettero e si adeguarono iniziando la lavorazione del pellame, assai più proficua e redditizia. Iniziamo il nostro cammino percorrendo la via Cumana per giungere all’attraversamento dell’Usciana, per fortuna oggigiorno assai meno maleodorante; intanto i podisti della mini saranno già sulla via del ritorno. Gli altri marciatori proseguiranno verso il bosco e superato Poggio Adorno entreranno nella Riserva naturale di Montefalcone, quindi si avvieranno verso la villa omonima e la piccola chiesetta per continuare lungo un bel viale; intanto i podisti della media saranno al giro di boa. Per quelli della lunga distanza ad attenderli sarà il bosco delle Cerbaie con il profumo dei funghi e l’incontro con i cacciatori ed i loro cani in cerca di non facile preda. Giunti in piano percorreremo la via di Lungomonte quindi riattraverseremo l’Usciana per fare ritorno alla meta. Per gli appassionati di arte : una breve visita alla Piazza  del Comune (dalla quale partivamo un tempo) all’edificio ed ai portici del XV sec. e magari anche alla Torre dell’Orologio sopra l’antica porta rimasta intatta nel tempo.

 
 

 

 Una marcia di solidarietà - NeuroCare - Cimd 




Sabatob24  settembre 
alle 16,30 “Marcia della solidarietà e degli auguri” di km.2-5-10 organizzata da Neuro Care-CIMS; punto logistico San Piero a Grado, zona adiacente alla Basilica romanica che solitaria si erge con la sua bellezza affiancata dal mozzo campanile che ci riporta con la mente a periodi ed eventi  bellici. Una manifestazione di beneficenza che ci fa riflettere molto sul motto di Neuro Care “persone anche nella malattia”. Purtroppo quello che dovrebbe essere ovvio risulta sovente quasi una conquista per la quale è necessario lottare. Con la speranza che questa conquista diventi un diritto sacrosanto per tutti, parteciperemo alla manifestazione al fine di contribuire, sia pur modestamente, al programma ed all’impegno di Neuro Care.

 

 

Con gli Ulivetesi

 

L’ultima marcia del mese di settembre avrà luogo ad Uliveto Terme con il XXX Trofeo U.Taccola denominato “ Da qui a lassù “ di km. 4-7-14-22. Punto logistico il Campo Sportivo locale che dal 1980 porta anche il nome “ 2 agosto 1980 “ a ricordo dell’eccidio di Bologna, un invito a non dimenticare quella strage e le vittime di quel vile attentato. Tra l’altro ogni anno molti podisti bolognesi partecipano a questa manifestazione che, oltre alla marcia, ha assunto un importante carattere commemorativo. Non vi ripeterò che Uliveto si trova dove l’Arno lambisce le colline e che la sua acqua è ben nota per le proprietà terapeutiche e  … per Del Piero e il suo uccellino, voglio piuttosto porre l’accento sulla bellezza dei percorsi che, seppure talvolta un po’ impegnativi presentano, con la grande varietà, aspetti paesaggistici e luoghi incantevoli che non ci stancheremo di percorrere e di ammirare. Questo vale soprattutto per i percorsi più lunghi che ci portano a Caprona con il rudere della Toore cantata da Dante e lungo il torrente Zambra e poi verso la solitaria Certosa di Calci e a Montemagno ( di Pisa, ovviamente) e poi ancora verso la amena e verde Val Graziosa, quindi sù verso  la Verruca e la romantica Via dell’Amore. Ammireremo così ampi panorami con vedute talvolta mozzafiato finchè scenderemo verso il Vallon del Noce; successivamente dopo aver attraversato il Parco dello Stabilimento Termale con la sua chiesetta romanica, saremo alla meta e qui, come sempre, festosa accoglienza e buon ristoro.

 

 A Capezzano PIanora

Cambieremo decisamente zona il 18 settembre, infatti per noi podisti delle Tre Province il luogo di appuntamento sarà a Capezzano  Pianore, nel Comune di Camaiore, per la “Cinque passi e mi rigiro” di km. 5-12 (la km.18 è stata annullata causa Rally), manifestazione organizzata dalla Misericordia locale. Anche Capezzano è una località ricca di storia, deriva il suo nome dal latino Capitius e non ci sono dubbi sulla influenza romana e addirittura etrusca in questi luoghi. Nella zona di Acquarella da cui passeremo con la nostra marcia ci sono i resti di una villa rustica romana dove tra l’altro è conservato un antico torchio per la spremitura delle olive; del resto ben sappiamo che già fin dai tempi dei Romani, specialmente nella zona di Massarosa, sulle sponde del Lago di Massaciuccoli, crescevano prosperi la vita e l’olivo.  Incontreremo sul nostro cammino anche la Villa Borbone delle Pianore risalente al XVIII secolo ed acquistata nel XIX da Maria Teresa duchessa di Lucca; questa villa fu senz’altro la residenza  preferita dai Borbone –Parma e qui nacque Zita l’ultima imperatrice d’Austria. Notevole anche il Parco che racchiude con il suo verde prorompente la parte abitativa. Adiacente a questa quello che fu l’Istituto Cavanis di tutt’altro stile e con tutt’altra storia. Nel nostro procedere saliremo anche a Monteggiori, antico borgo abitato fin dal tempo degli Etruschi e successivamente sotto il dominio di Castruccio Castracani e di Paolo Guinigi. Quindi ancora verso Sant’Anna e poi verso Montebello, interessante borgo feudale del cui Castello ben poco rimane. Scendendo saremo appagati anche dai panorami e dalla ricca e varia natura che  ci icirconderà accompagnandoci fino alla meta. Una nota meno storica, più prosaica ma … gustosa : provate il pane di Capezzano, a parer mio è buonissimo, lo trovo anche in un supermercato della mia città.

 

 

Lucca di notte

 

Sabato 10 settembre, in notturna, una marcia organizzata dal Comitato Podistico Lucchese,”Lucca di notte”. Punto logistico Porta Elsa, precisamente la discesa Bacchettoni con partenza alle ore 20,30. Tre i percorsi, km.1-4-10, distanze molto limitate anche perché avremo appena il tempo di concederci una dormitina per recarci domenica di primo mattino a Galleno. Che dire di Lucca ? ….E’ Lucca una città particolare, direi unica nel suo genere racchiusa com’è dalle mura quattrocentesche quasi volessero custodire e proteggere i tesori che essa  racchiude al suo interno; non c’è angolo, non c’è piazza che non ci racconti del suo  passato e della sua storia. Quindi se di giorno Lucca è splendida, di notte suscita suggestioni indescrivibili ed il suo fascino è indubbiamente ineguagliabile. Correre a Lucca di notte è emozionante, provare per credere.

 

 

A Galleno nelle Cerbaie e sulle orme dei pellegrini.

 

 

Domenica 11 settembre appuntamento a Galleno nel Comune di Castelfranco di Sotto, per la “XX Scarpinata delle Cerbaie” con ritrovo nel piazzale adiacente alla chiesa; quattro i percorsi di km.2-6-13-21. Questa località, molto vicina a Staffoli, si trova  dove convergono le strade tra Pontedera e Montecatini; anticamente costituiva un importante nodo stradale tra la Francia e Roma,vi passava infatti quella via che oggi chiamiamo Romea o Francigena. La maggior parte dei nostri percorsi si svolgerà all’interno delle Cerbaie dove non troveremo grandi dislivelli poiché il punto più alto delle Cerbaie è 114 m.s.l.m., ma folti boschi dal fondo in parte sabbioso con alberi di alto fusto e fitta macchia; troveremo anche della radure predisposte dall’uomo per ospitare centri ippici e altrove zone di vegete colture di quelle che sono le piante tipiche dei nostri territori, la vite e l‘olivo. Continuando attraverseremo anche un tratto della via degli antichi pellegrini, che “pedibus” come noi, si recavano a Roma; vedremo anche la pietra miliare con il numero XIII che forse indicava la distanza dall’attraversamento dell’Arno. Ai ristori, come sempre dame e cavalieri pronti a saziare la nostra sete e l nostro appetito. L’arrivo sarà ormai a due passi, non da Roma ovviamente ma dalla chiesa di Galleno dove ad attenderci ci saranno gli organizzatori della manifestazione.

 

 

Ad Orentano

 

Dopo la pausa estiva, di un’estate per la verità, almeno per quel che riguarda  il mese di luglio, piuttosto anomala, piovosa e caratterizzata dalla instabilità, riprenderemo con regolarità la nostra attività podistica per quel che concerne il Trofeo delle Tre Province. La prima in calendario (58^ del nuovo calendario annuale) il 3 settembre, la marcia degli “Amici della Zizzi”, giunta alla sua terza edizione. Contenuti i km., 1-4-8 per l’esattezza, con partenza alle 17,00 e ritrovo per  le iscrizioni alle 16,30 ad Orentano (Comune di Castelfranco di Sotto) presso la Casa di questa Associazione che si occupa dei giovani senza famiglia. I tre percorsi si svolgeranno interamente nei boschi del Macchione, ai margini delle ben note Cerbaie e della Via Francigena. Partecipando a questa marcia avremo l’occasione di passare un pomeriggio percorrendo luoghi ameni e nel contempo contribuire ad aiutare un’Associazione che, nata a Livorno nel 1987 ad opera di Riccardo Ripoli per ricordare la mamma prematuramente scomparsa, è cresciuta di anno in anno dando nel tempo frutti tangibili e concreti. La partecipazione senz’altro ci gratificherà perché il podismo è, e vogliamo che continui ad esserlo, anche solidarietà.

 

 

Ponte a Moriano

 

E domenica 4 settembre eccoci a Ponte a Moriano con la “XXXIX Sgambata del Ponte” organizzata dalla Croce Verde locale. Quattro i percorsi di 2-5-10-15 km.; punto logistico e di partenza proprio dalla sede della Associazione organizzatrice, via Vecchiacchi. Come possiamo notare le prime due marce di questa seconda parte dell’anno podistico in corso sono manifestazioni organizzate, anziché da Gruppi podistici, da Associazioni di volontariato che con sacrificio si impegnano a raccogliere contributi per scopi sociali di grande rilevanza; a questo punto il discorso sull’importanza del volontariato sarebbe lungo a farsi e non pertinente in  questa sede. Anche Ponte a Moriano, come tutti i paesi che tocchiamo durante le nostre camminate ha una sua storia: il suo ponte risale secondo alcuni al Mille, altri lo dicono già esistente nell’844, altri ancora sostengono che abbia origini etrusche. Indubbiamente aveva una grande importanza quale nodo stradale verso le regioni settentrionali; avvalora questa tesi la famosa leggenda di un notaio che, si dice, nei pressi del ponte raccogliesse il testamento di chi si avventurava verso le regioni del nord. Certo è che il Serchio è sempre stato importante per lo sviluppo delle attività del luogo, quali ad esempio le cartiere. Anche quest’anno con la nostra marcia percorreremo le zone sulla riva sinistra del fiume e quindi ancora una volta potremo soffermarci ad ammirare la bianca neoclassica facciata del Convento dell’Angelo, del grande architetto Nottolini di cui spesso abbiamo avuto occasione di parlare per le sue opere incontrate sui nostri percorsi. Questo costituisce, per molti aspetti, un bagaglio di conoscenze e di cultura non indifferente. Fatta eccezione per le due distanze più brevi, i tracciati saranno costituiti da saliscendi di media difficoltà, in mezzo a boschi ombrosi  e a zone asfaltate e soleggiate; non mancheranno gli scorci panoramici e la vista della piana sottostante contornata dalle verdi colline. All’arrivo il paese, agghindato a festa per la Sagra paesana,  ci accoglierà con l’ animazione delle sue tante bancarelle.

 

PER LA PRIMA VOLTA A STABBIA

 

Domenica 10 luglio noi podisti delle Tre Province ci recheremo per la prima volta a Stabbia per la “III Marcia Stabbiese tra Palude e Collina” di km ,3-6-11-18; ad organizzarla il G.P. Pieve a Ripoli e Pro Loco di Stabbia. Questa località si trova nel Comune di Cerreto Guidi ed è situata sulla strada che collega Fucecchio a Monsummano e a Montecatini Terme. Siamo in provincia di Firenze e questo è proprio l’ultimo lembo di territorio  della provincia fiorentina che confina con quella di Pistoia. Stabbia fu abitata fin dall’età del bronzo e l’etimo del suo nome è il latino “stabula” (stalla). Qui i Conti Guidi ed i Medici erano spesso presenti per le loro battute di caccia.  Cosimo I vi fece costruire una fattoria composta da una villa signorile, da alcuni poderi e da due fornaci che producevano la calce. Punto logistico della manifestazione podistica il  “Circolo XXXIII Agosto” (eccidio del 23 agosto del 1944) nella Piazza principale e lungo la Via Francesca. Partiremo tutti insieme e  attraverseremo l’arteria principale di Stabbia, Via Bercilli, per dirigerci quindi a diritto verso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo che si trova su una piccola altura per volgere poi verso il padule ammirando il bel panorama e la fertile campagna circostante. Affronteremo quindi una discesa e già i podisti della mini torneranno sui loro passi  mentre quelli degli altri tracciati si dirigeranno verso il “Giardino della Meditazione” dedicato all’eccidio dell’agosto ’44. Qui troveremo anche il primo ristoro, proseguiremo lungo un bel viale  e, poco dopo, anche i marciatori della 6 km. compiranno il giro di boa. Coloro che proseguiranno saranno quasi alla fine del padule e inizieranno la salita verso le colline. Giunti all’Agriturismo di Musignano  ci sarà una sosta per il secondo ristoro ma soprattutto per ammirare una campagna varia e lussureggiante, ricca di vigneti e di campi di grano ormai privi  delle bionde spighe perché già mietuti. Avverrà ora la separazione tra i due tracciati più lunghi: i podisti della maxi si avvieranno verso Poggio Tempesti per arrivare poi in “Vallebuia” (terzo ristoro), quindi ancora in salita verso “Valpinzana”. Percorreremo poi una bella strada bianca, e sarà ancora un’immersione nella campagna toscana..  Giunti a Cima Coppi (92 m.s.l.m; quarto ristoro) mancheranno solo 4 km. all’arrivo che percorreremo in scioltezza e, dopo aver costeggiato lo stadio,.saremo alla meta.

 

“ DULCIS IN FUNDO” A LEVIGLIANI

 

 

                                      

 

“Dulcis in fundo” prima della sosta estiva il “XX Trofeo Monte Corchia” che l’anno passato, dopo 17 anni di interruzione, ha ripreso alla grande il suo corso Ad organizzarlo la locale Unione Sportiva; tre i percorsi: km.3-6-18. Levigliani, m.650 s.l.m., si trova nell’alta Versilia precisamente nel Comune di Stazzema. E’ il paese con la più importante grotta turistica d’ Italia, l’Antro del Corchia che, tra l’altro, con i suoi oltre 50 km. di cunicoli e ramificazioni sotterranee è la più grande grotta carsica d’Europa, aperta e visitabile quasi tutti giorni dell’anno. L’economia prevalente a Levigliani è l’attività estrattiva, le cui cave , tutte situate nel bacino marmifero del Corchia, producono l’”arabescato” molto richiesto sul mercato. Questa località è anche nota come luogo di villeggiatura e importante base di partenza per le escursioni nella Valle di Mosceta, sul Monte Corchia e sulla Pania della Croce. La nostra marcia, ci riferiamo ovviamente al percorso di 18 km., sarà dunque una vera e propria  escursione da affrontare con la dovuta attenzione e preparazione. Dopo la partenza una strada asfaltata ci porta in prossimità dell’Antro del Corchia (che, come avrete capito dalle premesse, merita senz’altro di essere visitato), ma noi proseguiremo per affrontare le Voltoline, il caratteristico ripido sentiero a piccoli tornanti che ci porterà al Passo dell’Alpino; dove quest’anno troveremo da dissetarci. Ci dirigeremo quindi alla Foce di Mosceta (Rifugio Del Freo), arriveremo nella zona della Tana dell’ Omo Selvatico che ci richiama alle leggende diffuse in questi luoghi. Giungeremo quindi a Puntato, ampia conca prativa un tempo alpeggio di baite in pietra, ora disabitata; quindi a Fociomboli e  successivamente giungeremo a Passo Croce.Tutto attorno oltre al Corchia,. cime imponenti quali il Monte Freddone, il Pizzo delle Saette e la Pania della Croce. La nostra camminata proseguirà con Le Lame, Le Piane  ed infine un lungo tratto di piacevole discesa su strada asfaltata ci porterà al traguardo. Quest’anno infatti il percorso torna ad essere quello tradizionale di un tempo senza l’aggiunta della deviazione nel bosco inserita nell’edizione dello scorso anno; un grazie quindi agli organizzatori che , come per il ristoro sul Passo dell’Alpino, hanno tenuto conto dei suggerimenti e delle.osservazioni dei podisti.

 

 

 

 

AI MONTI, AL MARE, OVUNQUE VOI SIATE:  BUONE VACANZE !


 

NEL PAESE DELLE CERBAIE

Staffoli è l’antico “castrum Staffili”, un piccolo centro del Comune di Santa Croce vicinissimo ai Colli delle Cerbaie e, dovendone stabilire l’esatta posizione, diremmo che si trova tra il padule di Fucecchio e vicino a dove confluiscono le strade che portano a Pontedera e Montecatini, poco dopo Galleno. La sua storia è quella di tutti i Comuni legati a Firenze e coinvolti nelle alterne vicende delle lunghe lotte tra Fiorentini e Pisani. Verremo in questa località sabato 3 luglio nel tardo pomeriggio, alle 18,30’, per la marcia organizzata dall’Associazione Ricreativa locale in concomitanza con la “Sagra della pappardella alla lepre”. Giustamente abbastanza contenuti i chilometraggi (2-5-10) ; dopo poche ore saremo infatti impegnati ad Altopascio. Piacevoli l’ambiente ed il paesaggio, tra boschi ombrosi ed in mezzo ad una campagna curata dove non mancano linde abitazioni con fioritissimi giardini. Non mancheranno neanche, i golosi lo sperano vivamente, i bignè ed dolcetti di un noto pasticcere locale.

 

 

  Ad Altopascio

Il Centro Olimpia Tau di Altopascio ci  attenderà  domenica 3 luglio con il “XXIX Trofeo La Rosa” di km.3-6-13-20. Punto logistico il Campo Sportivo locale; saremo ormai in piena estate, molti saranno al mare, molti in montagna, altri chissà dove, ma l’esercito dei podisti è ormai così numeroso che affollerà comunque questa località famosa fin dai tempi antichi per la sua accoglienza ai pellegrini di tutte le parti di Europa; nota anche per la sua “Smarrita”, la campana  che all’ora del tramonto chiamava a raccolta i viandanti  dispersi nella campagna circostante. Ed insieme a “La Smarrita” vorrei anche ricordare l’enorme calderone di boccaccesca memoria che ad ogni ora del giorno e della notte era sempre colmo, pronto a saziare tutti quelli che, stanchi per il lungo cammino, si presentassero per essere rifocillati. Ma lasciamo il passato e torniamo alla nostra manifestazione podistica alla quale saranno presenti le Tre Province nonchè il Trofeo Pisano. La partenza avverrà dal Centro Commerciale Conad e dopo aver attraversato il paese entreremo nei boschi di Villa Campanile, attraverseremo il minuscolo borgo  di Villa e successivamente, almeno per quel che riguarda la 20 km,. ci inoltreremo nei boschi di Orentano dove si svolger4à gran parte della camminata. La 6 km. compirà il giro del Valico, mentre la 13 km.,dopo Villa Campanile, si ricongiungerà al Valico con gli altri percorsi per arrivare alla meta. Ci auguriamo che il caldo non sia soffocante e che ci permetta di procedere godendo della bella campagna, ricca di oliveti e vigneti, e dei folti boschi che rendono questi luoghi, tra l’altro ricchi di storia, ameni e graditi anche ai turisti.

 

GUASTICCE E “I QUATTRO MORI”

 

Sabato 25 giugno saremo a Guasticce (LI) per la 31° edizione della camminata nel verde denominata “Il Giro del Lago” di km.4-7-10, organizzata dalla “Podistica 4 Mori”. Punto logistico la Piazza don G.Valeri presso gli stand allestititi per la Festa “Pane e pomodoro”; consegna dei cartellini dalle 17,45 alle 18,30; orario di partenza dalle 18,00 alle 18,30. Guasticce, frazione del Comune di Collesalvetti, si trova tra Stagno e Mortaiolo, vicino al Canale Scolmatore dell’Arno, dove scorre appunto l’ultimo tratto del Torrente Tora che termina il suo corso nello Scolmatore. Il toponimo ci fa capire che si trova in una zona un tempo palustre bonificata già nel ‘700 e divenuta prevalentemente agricola ma poco popolata; alla fine del XVIII sec. fu costruita la chiesa e solo in tempi recenti l’Interporto Toscano “Amerigo Vespucci” non del tutto ancora ultimato. Nonostante il prevalere delle attività industriali per l’amenità dei luoghi a ridosso delle Colline livornesi, Guasticce vanta molti agriturismi ed oasi naturalistiche quale quella dello Spondone che, immersa nel verde della natura, sembra isolarci almeno per un po’ da tutto quello che è lo stress della vita in città. Proprio in queste zone si svolgerà la nostra camminata che speriamo ci veda numerosi. Ormai la stagione è favorevole e la vigilia del dì di festa predispone i nostri animi alla spensieratezza e al desiderio di muoverci in piena libertà all’aria aperta e in piacevole compagnia.

 

 

 

NELLA TERRA DI CASTRUCCIO

 

Altra classica bellissima marcia del nostro Trofeo ed ultima del mese di giugno, domenica 26 la “XXXVI Scarpinata piandicoreglina” organizzata dai Marciatori Fratres del luogo che ci proporranno cinque percorsi (3-6-12-18-25-km.) che daranno a tutti la possibilità di fare movimento in luoghi meravigliosi, freschi e con panorami incantevoli. Punto logistico, come sempre, la struttura del “Dancing Skylab” con annesso ampio parcheggio. Siamo nella zona della Garfagnana solcata dall’Ania e dal Fredana, affluenti del Serchio dove la vegetazione è varia, ricca e rigogliosa, dove l’abbondanza di acqua ha favorito fin dai tempi antichi il sorgere di molteplici attività, alcune oggi abbandonate, e dove troviamo ancora angoli di paradiso che ci richiamano alla pace ed alla quiete, vero ristoro per lo spirito. A parte i percorsi più brevi che non si allontanano molto dalla base di partenza, gli altri tracciati ci porteranno in salita verso Coreglia Antelminelli piccolo e lindo paese arroccato attorno al suo Castello e famoso soprattutto ai tempi di Castruccio Castracani. Piacevoli le sue strabelle adornate con fiori e piante e per noi marciatori primo ricco e vario ristoro.Usciti poi dalla Rocca, proseguiremo per uno stretto sentiero ombroso lungo il torrente dove lo scorrere delle acque farà un dolce concento. Arriveremo quindi a Piastroso e di nuovo saremo presi per la gola: non possiamo infatti dimenticare i gustosi tortelli di questo ristoro né il dissetante cocomero e l’abbondante frutta che caratterizza del resto tutti i ristori di questa marcia. Dopo un bel tratto di strada asfaltata volgeremo i nostri passi ancora verso Coreglia Antelminelli godendo della vista di panorami splendidi per le montagne che fanno da corona a questa zona particolarmente fortunata per la sua posizione geografica. Ed ancora, giù verso la meta, sosteremo presso una bella casa colonica con ristoro a base di frutta;poi un bosco, il laghetto e il ristoro degli Alpini dove non potrà certo mancare un “grappin”; ma qui ci farà un grande piacere trovare anche una bella fontana che offrirà il dono più gradito a chi ha abbondantemente sudato e corso. Dopo poco saremo all’arrivo e qui la festa potrà continuare se ci fermeremo a pranzare con gli amici.

 

 

 

 

 

A SAN GIULIANO CON “ QUELLI DELLA DOMENICA”

 

 

 

Il 19 giugno i nostri passi saranno diretti verso San Giuliano Terme per la “ VII Ecomarcia dei Monti Pisani” di km. 6-10-14-24 organizzata da “Quelli della domenica-Atletica Monti Pisani”. Non partiremo come negli anni precedenti dalla Piscina Comunale, ma dalla piccola piazza dietro l’edicola di via Martin Luther King vicino alla Pubblica Assistenza. Qualche briciola di storia : san Giuliano si trova  alla base delle pendici del Monte Pisano tra l’Arno ed il Serchio e fin dai tempi antichi fu assai popolato e per il suo marmo (cave del Monte Bianco) e per le sue acque curative. In questo territorio ricordiamo l’esistenza di numerosi reperti di epoca romana. San Giuliano per la sua posizione tra Lucca e Pisa subì le alterne vicende che le lotte tra queste due città causarono a più riprese tra cui la completa distruzione delle fortificazioni e degli impianti termali che furono ristrutturati assai dopo con i Medici e con Leopoldo di Lorena. Interessanti anche le sue frazioni come Ripafratta, Caldaccoli, Asciano (Acquedotto), Agnano (Villa medicea) e potremmo continuare, ma dobbiamo pensare alla nostra marcia che ci vedrà passare per San Giuliano per dirigerci poi verso Villa Bosniaskj, la cosiddetta “villa del polacco”, ovviamente in salita. Potremo dall’alto godere dell’ampio  e suggestivo panorama sulla piana circostante e fino al mare, speriamo che non ci sia foschia. Volgeremo quindi i nostri passi verso i sentieri boscosi che portano alle Valli delle Fonti (bottinelli dell’acqua) per giungere quindi all’antico convento di Mirteto (m. 282 s.l.m.) che si trova sopra Asciano sul versante orientale del Monte Faeta. Come molti altri siti archeologici del nostro paese questo sito è in stato di completo abbandono. La chiesa di stile romanico del XII sec. intitolata a S.Maria del Mirteto divenne Oratorio privato nel 1712; al suo interno vi si trovava una pregevole Madonna della Neve oggi nella chiesa di Asciano. Le abitazioni, i forni e le cantine attorno sono così degradati da essere pericolanti. E’  ora la volta del Castagno ed ancora la ripida salita che porta al Passo di Dante  sopra S.Maria del Gudice. Da qui proseguiremo per Catro, poi Capanne e quindi verso il Foro per far ritorno scendendo attraverso l’Anfiteatro ed arrivare alla meta. Non dimentichiamo di seguire le segnalazioni banco-rosse del CAI, assai importanti in questi sentieri che spesso si intersecano prendendo direzioni diverse. Quella di San Giuliano è una bella marcia nella quale non mancano gli intrecci tra storia e natura e dove la salita indubbiamente prevale..

                                               

ALLA PESTICCIATA BIANCO GIALLA

Ormai con l’estate alle porte ci attende il 12 giugno il tradizionale appuntamento  con  la “XIV Pesticciata Bianco Gialla” organizzata da  Podismo Il Ponte de La Catena (San Miniato-PI). Luogo di raduno, iscrizioni e partenza La Serra di San Miniato, via XXIV Maggio ,15,presso la Casa del Popolo. Ben sei i percorsi: km.3-6-12-18-25-35; non ci sarà, diciamo così, che l’imbarazzo della scelta, anche se per molti la scelta è obbligata e solo i più arditi potranno poi  vantarsi del diploma di “Gran Pesticciatore” . Vi assicuro, c’è chi di questi diplomi fa collezione ! Dell’amenità dei luoghi attorno a San Miniato penso di avervi parlato più volte perché sono zone veramente belle e panoramiche e poi, se ce ne fosse bisogno, dobbiamo dire che gli amici del Ponte si impegnano per farcele apprezzare ancora di più con le loro piacevoli trovate. Se non vado errata quest’anno lungo il percorso verrà sviluppato il tema “Un salto nel Far West”. Ci dirigeremo verso l’antico borgo di Bucciano che faceva parte del contado di San Miniato e dove agli inizi del 1600 fu costruita la Villa e la Fattoria che oggi costituiscono un interessante agriturismo con giardino all’italiana, una piccola cappella neogotica e un parco ricco di grande varietà di piante. Passeremo quindi dalla Fattoria Sassuolo per arrivare in località Santa Barbara ubicata in collina, inserita nell’ampio parco da dove un anno partì un’edizione della Pesticciata. Proseguendo in salita nel bosco giungeremo a Montebicchieri situato sulla vetta di un colle tra le valli del Chiesina e dell’Egola. Questo agglomerato appartenne ai conti della Gherardesca, passò poi ai Sanminiatesi, poi a Castruccio Castracani, quindi fu annesso a Montopoli e per finire si arrese ai Fiorentini come la maggior parte di queste zone. Lasciato Montebicchieri scenderemo verso la campagna per dirigerci ad Agliati, frazione del Comune di Palaia; proprio in prossimità di questo borgo medievale incontreremo la  Fattoria di Poggio Asciolo con la sua Villa in stile settecentesco, oggi agriturismo, che non ha tuttavia subito sconvolgimenti stilistici. Proseguiremo per Collegalli  e Balconevisi ed ancora, prima di far ritorno alla Serra attraverseremo boschi e zone di campagna note soprattutto ai cercatori di tartufi, ma grazie al Podismo Il Ponte, in parte ora note anche a noi podisti. 

CON GLI OSPEDALIERI A SAN ROSSORE

 

La Podistica Ospedalieri di Pisa ci dà appuntamento domenica 5 giugno alle ore 8,00 nel Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli per l’”VIII Festa dei Trapianti”. Alle ore 8,30 avverrà la partenza dei podisti partecipanti al “XXXII Trofeo Ospedalieri- VIII Maratona del Trapianto” valevole per il Calendario delle Tre Province. (La partenza è posticipata rispetto al solito a causa dei problemi di disponibilità del Parco.) Alle ore 10,00 la manifestazione proseguirà con tornei di atletica, arti marziali, lotta libera, basket, pallavolo, scherma, mountain bike; alle ore 13,00 interruzione dei tornei e pasta-party per tutti; alle ore 15,00 ripresa dei tornei sportivi. Alle 18,00 chiusura della manifestazione ed alle 18,30 premiazione.  Interverranno autorità e testimonial del mondo sportivo. Nell’arco della giornata si terranno anche vari intrattenimenti artistici. I Vigili del Fuoco di Pisa provvederanno all’allestimento di “Pompieropoli”, gioco che illustrerà ai più piccoli i lavori del Vigile del Fuoco.

Questo il programma tratto dal volantino diffuso dagli organizzatori. Per quel che riguarda la marcia  tre sono i percorsi indicati dal Calendario : km.5-10-15. Del Parco di San Rossore, avendone già parlato ampiamente a più riprese, non aggiungo altro; va comunque sottolineato che correre o camminare nel Parco, lontani dal traffico ed in piena libertà, è sempre piacevole e salutare. Se a questo si aggiunge lo spirito di solidarietà e di sensibilizzazione verso i problemi del prossimo veramente c’è di che essere gratificati.

 

NEL VERDE DI FORCOLI

 

E la domenica 29 maggio l’appuntamento podistico sarà a Forcoli, il cui nome deriva da Castrum Forcolae e di cui il primo riferimento risale al 1061. Questo paese, come molti altri, subì con alterne vicende le lotte tra Pisa, Lucca e Firenze, tanto che nel 1362 un esercito di fiorentini distrusse il “Mercantale di Forcoli”. Molti secoli dopo fu costruita la Villa che ebbe molti proprietari, ultimo il barone Brunner che ha dato il nome alla piazza principale del paese. Per tornare a noi, la manifestazione podistica, organizzata dal G.P.Nuova Primavera,giunta alla 36^ edizione, presenterà quattro percorsi di km.6-10-17-25. Il percorso più breve, per lo più pianeggiante, si snoderà completamente nel fresco bosco che circonda il paese; la 10 km., in parte collinare, risulterà senz’altro piacevole ed abbastanza ombrosa; la 17 e la 25 volgeranno con discreti saliscendi verso Gello e Palaia. La 17 km. tornerà sui suoi passi toccando Partino e Villa Saletta per ricongiungersi poi con la 25 che arriverà a Montefoscoli. E qui non possiamo dimenticare la cinquecentesca villa Niccolai Gamba Castelli  e la sorgente di acqua solforosa di Buccanella. Bellissimo in queste zone il paesaggio: ampi campi coltivati, boschi ricchi di macchia mediterranea con intensi profumi sui quali predomina quello della ginestra dal prorompente giallo che ci accompagna all’arrivo dove, come sempre, gli organizzatori provvederanno a rifocillarci e dissetarci.

 

 

 

 

 

 

   TORRETTA VECCHIA ANTICA “MANSIONE”

 

Iniziamo il mese di giugno e precisamente il 2, Festa della Repubblica, a Torretta Vecchia con il “IX Trofeo Dino Valeri” organizzato dalla Associazione Torretta Vecchia con i consueti tre percorsi di km.5-10-18. Questa località situata sull’antica Via Aemilia Scauri, oggi S.S.206 poco a sud di Collesalvetti, oggigiorno potrebbe anche  passare inosservata, ma in epoca romana e precisamente dal I sec.a.C. alla metà del VI d.C. fu una “mansione” cioè una stazione di sosta e di ristoro dove si poteva anche trovare alloggio, stalle per i cavalli ed edifici termali; in proposito ricordiamo che proprio qui si può ancora osservare quel che resta di un ampio cortile con portici su cui si aprivano ambienti con pavimentazione a mosaico ed impianti termali con ricche decorazioni. Ancora una volta, non mi stancherò di farlo notare, anche l’agglomerato più piccolo e all’apparenza quasi insignificante cela molto spesso una storia interessante e tesori di arte. Attraversata l’Emilia inizierà subito la salita che ci porterà a Castell’Anselmo, piccolo paese immerso e quasi nascosto nel verde della campagna circostante verso la quale scendendo ci dirigeremo inebriandoci dei colori e dei profumi che la natura ci  offre generosa. Ognuno prenderà il suo passo ed osserverà l’incantevole paesaggio dai molti colori e dalle molte forme: non sarà possibile annoiarsi, non esiste la monotonia: biondi campi di grano si alternano infatti a prorompenti girasoli; da una parte filari di scuri cipressi, dall’altra argentei oliveti. Il tracciato presenta spesso dolci ondulazioni, affronteremo quindi tranquilli saliscendi finchè sulla via del ritorno ecco di nuovo Castell’Anselmo dove una discesa ci porterà verso il verde spiazzo su cui, come sempre, sono stati allestiti gli stand e dove potremo sostare  con gli amici per gustarci la ormai tradizionale gustosa panzanella. 

 

   

IL BALCONE SULLA VAL D’ERA

 

Meraviglioso balcone sull’Era, terra dei misteriosi Etruschi, delle balze e dell’alabastro, Volterra ci appare maestosa e solitaria, austera e rude nel suo apparente isolamento. E ci piace tornarvi ogni anno per rivederla, ammirarne le opere artistiche, la sua piazza, le sue porte, l‘imponente Mastio e per correre nella sua campagna dagli aspri saliscendi addolciti dal profumo delle ginestre, dalla presenza di discreti casolari dove tutto sembra imporre un rispettoso silenzio. Il 22 maggio  la Società Atletica Volterra predisporrà, come è tradizione, per noi podisti i consueti percorsi di 4-8-18 km. La “Sgambata degli Etruschi” giungerà quest’ anno alla 38^ edizione e , come sempre, partiremo alle 8,30 dalla Piazza dei Priori dopo lo sparo. Ognuno prenderà il suo passo e sceglierà il suo percorso; la marcia più breve risulterà pressoché pianeggiante con la circonvallazione delle mura medievali; la media e la maxi all’inizio procederanno insieme alla mini, ma poi si dirigeranno verso la Stazione ferroviaria e verso la Pieve di San Gerolamo per immergersi successivamente nella bella campagna. I podisti della media, dopo aver costeggiato buon tratto delle mura, con una salita piuttosto ripida ritorneranno sui loro passi, mentre quelli della maxi scenderanno ancora in mezzo a una campagna vegeta e particolarmente lussureggiante, data la stagione, attraverso saliscendi talvolta faticosi: del resto ogni marcia ha le sue caratteristiche ed a Volterra dopo una lunga discesa è la volta di una lunga salita. Rientrando da Porta Fiorentina ammireremo ancora il Mastio, le numerose chiese e  il Museo Guarnacci per giungere alla stupenda Piazza dei Priori che sarà molto più animata e affollata rispetto al mattino e dove saremo omaggiati con qualche grazioso oggetto di alabastro.

     
                             


ANCORA IN VERSILIA
La seconda domenica di maggio, per la Festa della Mamma, ci ritroveremo in Versilia a Pian del Quercione nel bel parco dove si svolge anche la Sagra delle Olive, per la “XL Sgambata sulle colline versiliesi” di km.3-5-10-18 organizzata dalla locale Misericordia. Auguri ! Penso che una manifestazione che dura da ben quaranta anni meriti davvero un applauso corale da parte di tutti i podisti e l’incoraggiamento a continuare. Usciti dal parco attraverseremo la Sarzanese e via sù per la salita, prima in mezzo all’abitato e poi tra gli olivi, per arrivare a via di Coli e Spezi. E la salita non ci lascerà perché ci dirigeremo poi verso il Pitoro per intraprendere quindi la via Panoramica, tale di nome e di fatto perché, percorrendola, si apriranno dinanzi a noi ampi panorami e vasti orizzonti che ci permetteranno di abbracciare il paesaggio dalle colline alla marina. Continuando, il nostro percorso ci porterà a Bargecchia dal bianco e particolare  campanile caratterizzato da quattro campane, per forma e dimensione, diverse l’una dall’altra. Secondo la tradizione Giacomo Puccini era solito ascoltarne il magico doppio a quattro tanto da inserirne la melodia nel finale del primo atto de “La Tosca”. Poi proseguiremo per Stiava per “scollettare” e giungere all’Agriturismo Romano prima e a  ”Le Ruote” poi. Questi sono luoghi che conosciamo, come si suol dire, come le nostre tasche e mentre scrivo li percorro con l’immaginazione e ne vedo tutti i dettagli e tutto quello che la Natura ricca e generosa offre ogni anno alla vista durante il nostro passaggio. A questo punto saremo ormai vicini al parco e quindi alla meta, dove, a differenza dagli anni passati non saremo omaggiati con piantine aromatiche, ma con opere realizzate proprio per noi dai componenti del “Centro Diurno Socializzazione Disabili” di Stiava, presenti per consegnarcele personalmente con nostro grande piacere. 

 TRA IL SERCHIO E IL LAGO

 

 

 

Quest’anno niente 1° Maggio a Montemagno di Lucca dove ci recheremo per l’ultima marcia di aprile, esattamente sabato 30, alle 15,30’, per la “XXVIII Sgambata Montemagno” di km. 3-6-15; punto logistico della manifestazione  “La Padula”. Non confondiamo questa località con Montemagno di Pisa : qui siamo nel Comune di Camaiore,dove in una piazzetta poco oltre il luogo di raduno possiamo incontrare la statua dedicata a Giorgio Gaber che aveva scelto questa località come oasi di pace per i suoi momenti di riposo. Il nostro cammino inizierà in salita su di un sentiero sconnesso e sassoso; scenderemo poi verso Panicale per risalire alla volta di Gualdo, proseguire verso Montigiano e quindi scendere al Pitoro. Sono questi luoghi a noi ben noti, da noi percorsi più volte durante l’anno podistico. Faremo quindi ritorno a Panicale ammirando i bellissimi paesaggi con lo sfondo delle montagne. Raggiunta località Le Capanne, con un’agile discesa e ben ossigenati saremo all’arrivo. L’anno prossimo torneremo al 1° Maggio, di mattina, ed allora sarà bello concludere la giornata della Festa del Lavoro  insieme agli amici in luoghi così piacevoli e sereni.

 

                                            NELLA CAMPAGNA LIVORNESE

       

Diversamente da quelle che sono le nostre annuali abitudini, il 1° maggio l’appuntamento per noi podisti delle Tre Province è programmato a Nugola, a pochi chilometri da Livorno e vicinissimo a Collesalvetti. Sembra ieri che la Podistica nugolese iniziò la sua attività ma in effetti siamo già arrivati alla nona edizione di questa manifestazione. Una novità: la partenza non avverrà dal solito piazzale, a dire il vero ben allestito, ma da località Mortaiolo, presso l’Azienda Agricola Vigneti di Nugola, Marchesi de’ Frescobaldi, punto logistico ancor più idoneo ed accogliente. Come sempre quattro i percorsi di km.3.-6-12-18. Dopo la partenza passeremo da Nugola, luogo a noi familiare, per immergerci nella splendida campagna toscana e come ogni anno toccheremo anche Ca’Lo Spelli, l’Oasi Lo Spondone e Guasticce, ma soprattutto sarà bellissimo tuffarci nel paesaggio ameno, vario e colorato che a maggio i nostri campi ci offrono; godremo così di quelle tavolozze che, come madre Natura, nessun pittore può donare ai nostri occhi per rilassarci e darci serenità dopo le ansie e gli affanni della vita quotidiana; i dolci saliscendi ci presenteranno di volta in volta prospettive e squarci diversi ma sempre interessanti. Quella di Nugola è  dunque una bella marcia da non mancare e se vorrete concludere la Festa dei lavoratori con la tradizionale scampagnata insieme a parenti ed amici, da queste parti non resta che l’imbarazzo della scelta. 

MARLIA

 

Domenica 17 aprile non potremo certo mancare  alla “XXXV Marcia delle Ville” organizzata dall’Associazione Podistica Marciatori Marliesi, una delle più belle classiche della Lucchesia, dove lo sport ed il turismo ( nel senso lato della parola), o meglio,lo sport e l’arte si incontrano regalandoci emozioni e momenti di grande arricchimento culturale. Partiremo come sempre dalla Piazza del Mercato ortofrutticolo di Marlia dove fin dal primo mattino troveremo vari stand con prodotti tipici; ricorderemo anche che molte sono le iniziative dei giorni precedenti la marcia, come le conferenze sull’alimentazione e sulla corretta attività motoria. Tutti i percorsi (km.4-6-12-17-20-27), dal più breve ai più lunghi, saranno interessanti e ci offriranno la possibilità di godere della bellezza e della magnificenza  delle ville, dimore gentilizie di un tempo, con i loro ampi parchi, le loro annose piante, le loro fontane, la loro storia, animate magari per l’occasione da figuranti dagli abiti lunghi e vistosi di un tempo. Tra le novità ricordiamo che quest’anno rientrerà nel tracciato della marcia di 20 km. la villa Mansi legata al mito dell’eterna giovinezza e a Lucida Mansi, la cui vita è divenuta leggenda, una leggenda della quale chi avrà curiosità potrà cercare i particolari. Questa villa è una delle più fastose, la sua ristrutturazione su un precedente edificio fu attuata dall’architetto Oddi nella seconda metà del ‘600, il giardino è opera dello Juvarra. Bella anche la Peschiera con 14 statue e pregevole il Bagno di Didone. E per ricordare altre ville, quella Reale, fastosa ed immensa, un tempo palazzo dei Duchi di Tuscia, appartenuta poi a molte famiglie gentilizie e la cui ultima sistemazione si deve a Elisa Baciocchi; bellissimi gli affreschi delle sale interne, vedi ad es. la Sala da ballo con la Danza delle ore del Tofanelli. Ne ricordiamo anche il Teatro nel quale sembrano ancora riecheggiare come un tempo le melodiose note del violino di Paganini. Ed ancora, su un poggio poco lontano da Matraia, la Specola, progettata dal famoso Nottolini, con il suo osservatorio voluto da Maria Luisa di Borbone, e dalla quale possiamo godere di un panorama a 360°. Voglio ricordare anche La Badiola, oggi azienda di agriturismo, una delle tante della zona, come la bella Fattoria di Colleverde. E ancora Villa Grabau, chiamata un tempo Cittadella, di cui interessantissima è la Limonaia come la cura con la quale su ogni pianta viene indicato il nome volgare e quello scientifico; né dimentichiamo di dare qui uno sguardo ad un’imponente sequoia. Non finisce qui perché vogliamo ricordare Villa Oliva, Villa Jolanda, Villa del Vescovo e tante altre. Passando attraverso queste dimore gentilizie spazieremo con la mente nel passato e con gli occhi in mezzo alle bellezze di una natura ricca e generosa: tutto questo ci permetterà, se interessati, di arricchire anche le nostre conoscenze.

 

 

 

IL RITORNO DI CENAIA

 

Seconda marcia del mese di aprile e 38^ prova del Trofeo Tre Province è il “XVIII Trofeo Cenaia Corre” che si svolgerà il 9 aprile alle 15,30 e che, organizzato dall’ADS Polisportiva Sporting Club La Torre avrà come punto logistico il piazzale del centro espositivo Mythos Arredamenti. Due i percorsi: una mini di 6 km. ed una media di 14. Penso che saremo in molti ad essere contenti di correre in zone un pochino diverse dalle solite … Partiremo passando per via Zavagno e giungeremo a Cenaia dove avverrà la separazione dei due percorsi. Quello più breve passerà per la Tenuta Torre di Cenaia e così potremo visitare il Parco e quanto la natura ci offre. Arrivati alla Fattoria  troveremo un ristoro  e potremo apprezzare i prodotti che l’azienda stessa produce e commercializza.  Da qui faremo ritorno al Piazzale della Mythos. Quanto al percorso medio lasceremo alle spalle  Cenaia  in direzione dei Paduli, zona ricca di vigneti, olivi, alberi da frutto. Passeremo quindi a visitare la Cantina Baroncini e anche qui i podisti della media troveranno un ristoro allestito per loro e potranno vedere i prodotti che la Cantina produce e mette in vendita. Da qui procederemo con piacevoli salite verso La Tana apprezzando i bei frutteti e gli argentei oliveti per arrivare quindi a Le Lame passando da un mulino ed un’antica fornace di mattoni degli anni ‘30-’50 e quindi ci incammineremo verso la Torre di Cenaia dove ci attenderà un altro ristoro per ripartire poi verso la meta, la Mythos Arredamenti. Non ci sono dubbi che Cenaia , che fa parte del Comune di Crespina, si trova  in una zona molto interessante, ricca di un passato che si può “leggere”attraverso le sue ville e le  sue case gentilizie ed anche molto piacevole per la sua natura rigogliosa e i suoi saliscendi dal fondo sabbioso, per i suoi boschi  contornati da dolci rilievi.

 

 

NELL'ANTICA MASSAGRAUSA

Dopo Cenaia saremo in tutt’altra zona, infatti domenica 10 aprile ci recheremo a Massarosa dagli “Amici della marcia” che avranno organizzato per noi quattro percorsi di  3-6-11-18 km, con punto logistico a Sterpeti, dove ogni anno, d’estate, si svolge la sagra “Ranochiocciola”. Davanti a noi l’esteso Lago di Massaciuccoli, alle nostre spalle le colline versiliesi. Massarosa, l’antica “Massagrausa” ,dopo il Mille divenne fortezza ( “castrum”) e assai presto questa località, che si ritiene la meno versiliese della Versilia, si costituì in libero Comune. Durante il nostro cammino, se il tempo sarà bello, si apriranno davanti a noi bellissimi panorami a mano a mano che allontanandoci dalla vista delle imponenti arcate autostradali ci immergeremo nella Natura. Quasi subito apparirà ai nostri occhi il campanile  della stupenda chiesa di Pieve ad Elici e poco dopo attraverseremo il caratteristico borgo di Luciano chiuso nel silenzio e nella pace; scenderemo poi su via di Coli e Spezi e, lasciando la “panoramica” alla nostra destra, ci inerpicheremo verso Montigiano dove saluteremo i podisti della media distanza per i quali comincia il conto alla rovescia. I podisti della maxi riprenderanno la salita che indubbiamente in questa marcia prevale alla grande, poi finalmente un po’ di discesa verso via Canipaletti, quindi di nuovo salita verso Gualdo ed il gustoso ristoro da “Doriano”. Riprenderemo quindi la corsa apprezzando moltissimo dopo il bivio per via di Inta la vista distesa ed ampia sui due versanti: alture e lago fino al mare, bellissimo ! Scenderemo quindi ancora su Montigiano, poi un sentiero ripido e scosceso ci riporterà, quasi improvvisamente, alla vista delle arcate dell’autostrada, un ritorno al prosaico dopo tanta poesia.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 

SULLE TRACCE DELLE ULTIME REDOLE

 

Termineremo le marce del mese di marzo con la “XXXIV Tra le redole di Lammari “ di km 2-6-13-20 organizzata dal Gruppo Sportivo locale e con punto logistico presso il Circolo S.Jacopo. Non c’è luogo delle nostre corse che non abbia qualcosa da ricordare o da insegnarci  e che non ci ”legga” una pagina di storia; e per chi ancora non lo sapesse o l’avesse dimenticato ricordo ancora una volta che le redole erano quelle stradelle e viottoli erbosi un tempo percorsi dai carri (raedae); ormai se ne trovano ben poche poiché carri non ce ne sono più e l’asfalto prevale sullo sterrato. Partiremo presso la chiesa di S.Jacopo per passare per la zona dei Laghetti dove viene praticata la pesca sportiva e la mini farà presto ritorno alla meta. Chi proseguirà avrà l’opportunità di ammirare l’austera chiesa di S.Cristoforo del IX sec. ad una sola navata e trasformata poi a tre navate nel secolo successivo. A questo punto avverrà la separazione dai podisti della 6 e 13 km. E ci avvieremo verso San Colombano ovviamente affrontando una salita non indifferente. Procederemo quindi in direzione di Valgiano dove prevalgono vigneti ed oliveti che rendono questi luoghi piacevoli e ridenti fino ad arrivare a San Pietro a Marcigliano e poi a Segromigno in Monte. Vogliamo ricordare che per l’amenità dei luoghi quando finì il frazionamento tipico della campagna e gli appezzamenti si concentrarono nelle mani di ricchi mercanti, furono costruite le splendide ville ed i palazzi che ancor oggi possiamo ammirare (Villa Mazzarosa, Villa Nerici, Palazzina dell’Orologio). Da Segromigno in Monte scenderemo a Segromigno in Piano e saremo ormai sulla via del ritorno verso la chiesa di S.Jacopo dalla torre ghibellina. Vogliamo altresì ricordare che Franco Pegonzi, scultore e maratoneta, ha preparato per l’occasione un’opera marmorea che il Gruppo Podistico più numeroso potrà aggiudicarsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

UN INSOLITO MONTEMAGNO

 

Quest’anno niente 1° Maggio a Montemagno di Lucca dove ci recheremo per l’ultima marcia di aprile, esattamente sabato 30, alle 15,30’, per la “XXVIII Sgambata Montemagno” di km. 3-6-15; punto logistico della manifestazione  “La Padula”. Non confondiamo questa località con Montemagno di Pisa : qui siamo nel Comune di Camaiore,dove in una piazzetta poco oltre il luogo di raduno possiamo incontrare la statua dedicata a Giorgio Gaber che aveva scelto questa località come oasi di pace per i suoi momenti di riposo. Il nostro cammino inizierà in salita su di un sentiero sconnesso e sassoso; scenderemo poi verso Panicale per risalire alla volta di Gualdo, proseguire verso Montigiano e quindi scendere al Pitoro. Sono questi luoghi a noi ben noti, da noi percorsi più volte durante l’anno podistico. Faremo quindi ritorno a Panicale ammirando i bellissimi paesaggi con lo sfondo delle montagne. Raggiunta località Le Capanne, con un’agile discesa e ben ossigenati saremo all’arrivo. L’anno prossimo torneremo al 1° Maggio, di mattina, ed allora sarà bello concludere la giornata della Festa del Lavoro  insieme agli amici in luoghi così piacevoli e sereni.

                                            

                                            

 

 

 

La "XXX Strapazzata" del 25 aprile ha un tracciato completamente diverso da quello abituale che era tutto all'interno del Parco di San Rossore. Sarà in vendita la t-shirt celebrativa  del 30° anno della corsa al prezzo di € 5,00.


MARLIA E LE SUE VILLE

 

   A PISA PER LA STRAPAZZATA

 

NELLA CAMPAGNA LIVORNESE       

Diversamente da quelle che sono le nostre annuali abitudini, il 1° maggio l’appuntamento per noi podisti delle Tre Province è programmato a Nugola, a pochi chilometri da Livorno e vicinissimo a Collesalvetti. Sembra ieri che la Podistica nugolese iniziò la sua attività ma in effetti siamo già arrivati alla nona edizione di questa manifestazione. Una novità: la partenza non avverrà dal solito piazzale, a dire il vero ben allestito, ma da località Mortaiolo, presso l’Azienda Agricola Vigneti di Nugola, Marchesi de’ Frescobaldi, punto logistico ancor più idoneo ed accogliente. Come sempre quattro i percorsi di km.3.-6-12-18. Dopo la partenza passeremo da Nugola, luogo a noi familiare, per immergerci nella splendida campagna toscana e come ogni anno toccheremo anche Ca’Lo Spelli, l’Oasi Lo Spondone e Guasticce, ma soprattutto sarà bellissimo tuffarci nel paesaggio ameno, vario e colorato che a maggio i nostri campi ci offrono; godremo così di quelle tavolozze che, come madre Natura, nessun pittore può donare ai nostri occhi per rilassarci e darci serenità dopo le ansie e gli affanni della vita quotidiana; i dolci saliscendi ci presenteranno di volta in volta prospettive e squarci diversi ma sempre interessanti. Quella di Nugola è  dunque una bella marcia da non mancare e se vorrete concludere la Festa dei lavoratori con la tradizionale scampagnata insieme a parenti ed amici, da queste parti non resta che l’imbarazzo della scelta

 

 

E per cambiare, dopo tante salite, una marcia di pianura, ma non per questo meno piacevole, varia ed interessante quella che ci organizzerà per domenica 15 maggio con i percorsi di km.5-10-15-20 il Circolo Acli di Migliarino Pisano. E’ questa una frazione del Comune di Vecchiano e buona parte del suo territorio è occupata dal Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli. Vaste zone sono adibite ad aree agricole data la vicinanza del Lago di Massaciuccoli e del Serchio che tuttavia nel 2009 esondò provocando allagamenti disastrosi  e gravi problemi anche alla rete viaria e quindi alle comunicazioni. Per fortuna questo è ormai solo un ricordo. Noi podisti potremo godere degli aspetti più piacevoli di questo territorio nel quale si trovano attive aziende agricole quali quella del “Serchio Vecchio” che durante il nostro cammino attraverseremo e che sempre generosamente ci ha rifocillato con un ricco e vario ristoro. Passeremo anche attraverso ampie zone boschive, forse anche vicino al luogo solitario e selvaggio dove Teseo Tesei e Toschi erano soliti esercitarsi con i loro “maiali”; giungeremo così alle foci del Serchio, dove la Natura si manifesta in tutta la sua selvaggia e suggestiva integrità e nel suo profondo silenzio che quasi ci dispiace turbare. Indubbiamente sono luoghi che hanno un fascino particolare cui in lontananza fanno corona le Apuane e che a parte noi, occasionali marciatori, molti pittori amano frequentare con cavalletto e tavolozza; noi che non siamo dotati dell’arte pittorica ci accontenteremo di conservare queste immagini dentro di noi , nei nostri occhi. Dalla foce del Serchio rientreremo nei boschi del Parco percorrendoli quasi fino all’arrivo, solo l’ultimo tratto, brevissimo fra l’altro, è sull’asfalto: eccoci arrivati al Circolo Acli.

Arrivederci all’anno prossimo !

UN INSOLITO MONTEMAGNO

 

NEL PAESE DE “LA SMARRITA” E DEL  “CALDERONE”

 

 

Una marcia di solidarietà, Neuro Care - CIMS

 

 

Sabato  24 settembre con partenza alle 16,30 “Marcia della solidarietà e degli auguri” di km.2-5-10 organizzata da Neuro Care-CIMS; punto logistico San Piero a Grado, zona adiacente alla Basilica romanica che solitaria si erge con la sua bellezza affiancata dal mozzo campanile che ci riporta con la mente a periodi ed eventi  bellici. Una manifestazione di beneficenza che ci fa riflettere molto sul motto di Neuro Care “persone anche nella malattia”. Purtroppo quello che dovrebbe essere ovvio risulta sovente quasi una conquista per la quale è necessario lottare. Con la speranza che questa conquista diventi un diritto sacrosanto per tutti, parteciperemo alla manifestazione al fine di contribuire, sia pur modestamente, al programma ed all’impegno di Neuro Care.

 

 

Con gli Ulivetesi

 

L’ultima marcia del mese di settembre avrà luogo ad Uliveto Terme con il XXX Trofeo U.Taccola denominato “ Da qui a lassù “ di km. 4-7-14-22. Punto logistico il Campo Sportivo locale che dal 1980 porta anche il nome “ 2 agosto 1980 “ a ricordo dell’eccidio di Bologna, un invito a non dimenticare quella strage e le vittime di quel vile attentato. Tra l’altro ogni anno molti podisti bolognesi partecipano a questa manifestazione che, oltre alla marcia, ha assunto un importante carattere commemorativo. Non vi ripeterò che Uliveto si trova dove l’Arno lambisce le colline e che la sua acqua è ben nota per le proprietà terapeutiche e  … per Del Piero e il suo uccellino, voglio piuttosto porre l’accento sulla bellezza dei percorsi che, seppure talvolta un po’ impegnativi presentano, con la grande varietà, aspetti paesaggistici e luoghi incantevoli che non ci stancheremo di percorrere e di ammirare. Questo vale soprattutto per i percorsi più lunghi che ci portano a Caprona con il rudere della Toore cantata da Dante e lungo il torrente Zambra e poi verso la solitaria Certosa di Calci e a Montemagno ( di Pisa, ovviamente) e poi ancora verso la amena e verde Val Graziosa, quindi sù verso  la Verruca e la romantica Via dell’Amore. Ammireremo così ampi panorami con vedute talvolta mozzafiato finchè scenderemo verso il Vallon del Noce; successivamente dopo aver attraversato il Parco dello Stabilimento Termale con la sua chiesetta romanica, saremo alla meta e qui, come sempre, festosa accoglienza e buon ristoro.

 

 

 

CON  “IL GIRASOLE” DI CAPANNE

 

Nel Comune di Montopoli, tra San Romano e Castel del Bosco, nel Valdarno sulla Statale 67 si trova Capanne, che probabilmente deve il suo nome alle capanne costruite vicino ad un’osteria, divenuta punto di sosta per i barrocciai addetti al trasporto di mattoni; la zona del resto abbondava di fornaci  di cui ancor oggi si trovano numerose tracce. Possiamo dire che in seguito Capanne uguagliò o  quasi Montopoli quando il marchese Orazio Pucci ingrandì la villa  favorì l’aumento demografico poiché molti operai con le loro famiglie vi si stabilirono e ancora oggi questa località è un centro attivo ed industrioso. Quanto alla nostra marcia, organizzata dal G.P. il Girasole e che ci proporrà quattro tracciati (2-6-13-21 km.) inizialmente, dopo aver attraversato la statale, affronteremo per un bel tratto l’aperta campagna immersa nel silenzio del mattino finchè dopo aver attraversato l’ Osteria “La Tagliola”, saliremo a Marti dove troveremo il primo ristoro. Dopo una breve sosta ci avvieremo verso il centro del paese dove la pieve di Santa Maria Novella del XIV secolo perfettamente intatta nella sua struttura in laterizio ci obbligherà ad un sosta meno prosaica; non ci stancheremo mai di dire che il nostro peregrinare podistico ci arricchisce in tutti i sensi, anche culturalmente. Poco prima della pieve troveremo il bivio: la maxi procederà sulla destra, la media a diritto. I percorsi continuano con un alternarsi di saliscendi in mezzo alla verde campagna dove sono sorte numerose aziende agrituristiche che  offrono un alternativo e piacevole modo per trascorrere periodi di vacanza in piena libertà. Ad un certo punto ci illuderemo di essere giunti vicino a Montopoli, ma volgendo a destra dopo la strada asfaltata dovremo affrontare la dura salita di via dell’Inferno; ancora salite e discese e finalmente dopo aver dato uno sguardo al loggiato della Madonna del Soccorso, che certamente nel passato avrà offerto riparo ai viandanti, eccoci a Montopoli e qui magari penseremo a quel birbante di Castruccio Castracani che in queste zone fece il bello e cattivo tempo  ammireremo  l’Arco che porta il suo nome ed il Belvedere davanti al quale si erge a possente Torre di San Matteo del XIV sec. Dopo Montopoli ancora campagna:  attraverseremo un pescheto esteso a perdita d’occhio: ci saranno sempre i fiori o già le verdi e  tenere foglioline ? Vedremo, siamo in dirittura d’arrivo ci ricongiungiamo con gli amici che più bravi di noi ci stanno aspettando

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ALLA ROCCA DEL BRUNELLESCHI

 

Per la 2° marcia del mese di marzo e 34^ prova del Trofeo delle Tre Province ci ritroveremo a Vicopisano presso il Circolo Ortaccio i cui organizzatori, come sempre, predisporranno per noi i quattro percorsi di 4-8-15-25 km. Vicopisano è indubbiamente uno dei paesi più pittoreschi fra quelli che noi podisti siamo soliti frequentare annualmente ed il cui territorio è compreso tra il corso dell’Arno a sud ed il Monte Pisano a nord; in tempi più remoti l’Arno gli consentiva il collegamento tra Pisa ed il mare e l’altro corso fluviale, l’Auser, lo metteva in comunicazione con Sextum e quindi con la piana di Lucca. La posizione strategica  dell’antica Auxerissola fece sì che fosse conteso da Genova, Firenze e Lucca finchè nel 1406 cadde nelle mani di Firenze.   Nel 1434 Vico fu rifortificata su progetto del Brunelleschi (Rocca Nuova). Successivamente, con la formazione del Granducato di Toscana quella che era stata principalmente una rocca, da fortezza si trasformò in centro agricolo, ma ancor oggi  possiamo, se interessati, visitare Vico e restarne stupiti per le sue dodici torri, i due palazzi medievali, la rocca del Brunelleschi, una sobria pieve romanica del XII sec. e altro ancora. Per quel che riguarda le bellezze della natura, ora parleremo dei bellissimi e panoramici tracciati dei nostri percorsi anche se in effetti prima di entrare nel  Circolo Ortaccio non potremo fare a meno di volgere almeno uno sguardo alla stupenda facciata della Pieve di Santa Maria che si trova proprio di fronte e sembra quasi darci il benvenuto. Alla partenza, allontanandoci dal paese percorreremo via San Jacopo per separarci quasi subito dai podisti della mini e dopo aver lasciato sulla destra la strada che porta appunto alla chiesa di San Jacopo saliremo fino a La Torre dove ci saluteranno i marciatori della 8 km. Tutti gli altri (15 e 25 km) proseguiranno avanti il loro cammino per entrare nella pineta prima e poi in mezzo agli olivi e, se il tempo sarà clemente, potremo già ammirare un ampio panorama. E saliremo ancora fino a Col di Cincia ed alla Fonte di Mezzopane e quindi al Sorbo, luoghi che ben conosciamo e che conquistiamo con immenso  piacere. Arriveremo così a Prato a Ceragiola, a Prato a Giogo e a Prato all’acqua e finalmente saremo al Sasso della Dolorosa dove un bel po’ di tempo fa due nostri amici piantarono una bella croce lignea. Procedendo senza sosta arriveremo a Prato Arreto e al Monte Lombardona (m.643); dopo è la volta di Praticello, Le Mandrie di Sopra e Le Mandrie di Sotto per arrivare poi là dove il vento non dà tregua e che proprio per questo motivo si chiama Spazzavento. Ancora poco e con la vista del pittoresco Vicopisano saremo ormai in dirittura di arrivo dopo una marcia varia, piacevole e panoramica.





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 NEI BOSCHI DI VORNO

Inizieremo il mese di marzo con la tradizionale marcia di Vorno giunta quest’anno alla rispettabilissima 30° edizione ed organizzata dall’U.S.,Vorno sulle distanze di 3-7-12-16.-25-32 km. Punto logistico Coselli, via Stipeti, più idoneo del precedente ad accogliere l’incontenibile marea di podisti diventati ormai numerosissimi. A buona ragione questa marcia  fu a suo tempo denominata “Tra i boschi di Vorno”, perché in effetti molto spesso durante il nostro cammino ci troveremo spesso in mezzo a boschi immensi, lussureggianti e quasi senza fine, tanto che avremo quasi la sensazione di essere isolati e lontani mille miglia dai luoghi abitati. Ma non possiamo non ricordare che in questi solitari luoghi si nascondono anche meravigliose opere dell’uomo come l’interessantissimo acquedotto del Nottolini, un lavoro di architettura ed ingegneria idraulica veramente sorprendente che noi podisti negli anni passati abbiamo avuto occasione di ammirare ed apprezzare. E affrontando le numerose salite durante il percorso potremo godere dall’alto dell’ampio versante lucchese con la sua piana ampia ed estesa e di fronte  le svettanti antenne del Serra fino a giungere poi al bellissimo spiazzo verde, quasi un alpeggio alpino, di Prato a Sigliori dove la sosta sarà veramente ristoratrice, e poi sarà la volta di Castagnone e Romitorio. Arriveremo quindi a Croce e potremo spaziare con lo sguardo tentando di individuare da lontano luoghi a noi noti. Non mancheranno le ardue salite né i boschi sui quali osserveremo le ferite ancora recenti di qualche incendio; i castagni spogli con alla base tappeti di foglie scricchiolanti ci ricorderanno i rigori dell’inverno ai quali talvolta neanche le felci hanno saputo resistere. L ‘ultima parte del percorso sarà finalmente in discesa, una lunga discesa, prima ancora in mezzo a zone boschive, alla fine in mezzo a verdi oliveti. L’arrivo nella zona de La Sorgente, zona industriale di Coselli, ci riporterà ad una realtà meno idilliaca di quella che il tracciato della marcia ci avrà regalato generosamente. 

 

 

IN MARCIA VERSO L’ANTICA FORTEZZA

 

Ultima marcia di febbraio ancora una classica del nostro Trofeo, giunta ormai alla 35° edizione, “Dall’Arno alla Verru’a” organizzata dal G.P. La Verru’a di Cascina.  Saranno presenti i tre Trofei, quindi ancora una manifestazione di grande richiamo, con ampia scelta di percorsi, sei addirittura (km.2-6-10-14-18-23). Come di consueto ci raduneremo presso gli impianti sportivi che si trovano percorrendo via del Fosso Vecchio, per giungere nel grande piazzale che si anima fin dal primo mattino, anzi direi fin dalle ore antelucane. A parte i tracciati più brevi, per lo più pianeggianti, non mancheranno certo le salite né i bei paesaggi e gli ampi panorami, sempre che il tempo ce ne permetta la visuale gratificando noi  ed anche i numerosi podisti che affluiranno da fuori zona e forse da fuori Toscana. Dopo la partenza arriveremo presto a Lugnano : qui ci saranno il primo controllo, ristoro e deviazioni; procederemo quindi verso Cucigliana per salire verso il Castellare e giungere a Campo dei Lupi. Qui troveremo una strada tagliafuoco che porta verso il Monte Bianco e che è stata da poco approntata per proteggere queste meravigliose zone spesso devastate dagli incendi, anche in tempi recenti; ne troveremo poi ancora un’altra che dal Monte Bianco porta alla Focetta,  il punto più alto del nostro percorso. Sono questi luoghi bellissimi e panoramici a noi ben noti e ormai divenuti familiari, ma sempre pieni di attrattiva perché c’è sempre qualcosa da ammirare, osservare  o da scoprire che magari altre volte ci è passato inosservato. Sulla via del ritorno prevarrà la discesa, ovviamente prima attraverso stretti sentieri di macchia mediterranea dal fondo talvolta piuttosto sconnesso, ma poi un’agile discesa su strada ci riporterà a Noce e quindi a Lugnano dove troveremo ancora un caldo ristoro prima di far ritorno a Cascina, al traguardo presso il Campo Sportivo dove come sempre i solerti organizzatori ci prenderanno per la gola con il caldo risotto, il buon vino e la bruschetta ! Intanto la Verruca, solenne e maestosa, non ci perde d’occhio… … 

 

 

 ANNUALE APPUNTAMENTO  CON LA "REGINA"

Terza marcia del mese di febbraio sarà il 20 p.v. l’annuale appuntamento con la marcia di Porcari, conosciuta anche come la marcia della  “Regina”, dallo sponsor ufficiale di questa manifestazione, piacevole, varia , fantasiosa ed affollatissima. Personalmente, per me, è la marcia della Grande Quercia che costituisce un appuntamento da non perdere e che mi ha ispirato questi modesti versi che, dopo qualche anno, vi ripropongo: “Immobile e silenziosa/ mi hai atteso ancora/ come ogni anno/ a braccia aperte/ e come sempre/ ho gioito, appagata/ dal tuo materno abbraccio/ o annosa quercia,/ forte e possente/ fedele e maestosa/ a sfidare il tempo./ E di nuovo le tenere foglie/  nasconderanno le tue braccia/ ora rifugio di gorgheggianti nidi./ Poi ancora spogliata dal freddo/ so che mi aspetterai/ per riabbracciarmi teneramente/ a quell’appuntamento/ che mai vorrei mancare…”. Generosamente vorrei che tutti i partecipanti, anche quelli delle brevi distanze, potessero ammirare questa pianta perché è un vero spettacolo della Natura che ti lascia senza parole. Come sempre ci  raduneremo nella Piazza degli Alpini all’uopo predisposta dagli organizzatori dell’Atletica Porcari e potremo scegliere tra 3-5-12-17-20-25 km.; come sempre ci incontreremo con podisti provenienti  da località diverse rispetto a quelle delle Tre Province, attratti dalla bellezza dei luoghi e non solo. Partiremo imboccando Via Romana Est; dopo poco devieremo per via Pineta.-via Pollinelle fino al bivio della 12 km. che volgerà a sinistra, mentre la 17-20 e 25 proseguiranno per la località Fornace dove è posto il primo luculliano ristoro, una vera goduria per il palato che gli spensierati podisti gradiscono quasi dimentichi del cammino che li aspetta. Quando ci allontaniamo da questo “luogo di perdizione” ci attende la strada per il piccolo gioiello di Montecarlo dove probabilmente come ogni anno troveremo gruppi di figuranti ed armigeri in costumi medievali; né mancherà di che cibarsi gustosamente ascoltando in lontananza le note della locale banda”G.Puccini”. Scherzando e correndo agilmente in discesa su comoda strada asfaltata ci dirigeremo verso il ristorante “La Nina” e speriamo che anche quest’anno ci venga offerta la vitaminica e dissetante macedonia di frutta. A questo punto la 20 km. ci porterà direttamente alla Grande Quercia; la 25, dopo essere passata per Veneri e poi per un tratto della francigena, si ricongiungerà con la 20 proprio sotto le enormi braccia dell’annosa pianta. A questo punto ci attenderà il ristoro “La Legge” dove , come sempre, anche i più fedeli amici dell’uomo troveranno cibo ed accoglienza. Siamo ora a buon punto perché dopo un breve tratto sulla provinciale attraverso la campagna saliremo al  “Caffè di Robertino”, altro appuntamento di delizie come panna, liquori e giù di lì e certo non mancherà il premio speciale per i più coraggiosi delle lunghe distanze. Una marcia dunque in cui sembrano gareggiare  le delizie del palato, le opere dell’uomo e le bellezze della Natura, ma a parer mio la poesia vince sempre sulla prosa.

 

A SAN MINIATO, ARTE NATURA E STORIA

 

Siamo in pieno Carnevale  e la 30° marcia del nostro Trofeo, il 13 febbraio, ci vedrà riuniti a San Minato Basso presso il Circolo di via  Pizzigoni per il “XXVIII Trofeo Casa Culturale”. Anche qui percorsi a volontà per tutte “le gambe “ e le esigenze : i 3 km. alla portata di tutti, poi la 6,12,17,24. San Miniato è un bel paese, attivo e laborioso, costituito dalla parte bassa dove fervono mille attività e dalla parte alta che vive della storia e del suo passato; su di essa domina, quasi a vigilare ogni dove, la Torre di Federico, alta e possente, e quando durante la nostra marcia scenderemo nei dintorni non la perderemo mai di vista e sembrerà quasi tenerci d’occhio ad accompagnarci nel nostro cammino. Tutti i podisti, fatta eccezione per quelli della 3 km.che non si allontaneranno da San Miniato Basso, avranno l’opportunità, se lo vorranno, passando dal centro storico,  di visitare  la Torre di Federico II, meglio conosciuta come la Rocca di San Miniato. Questa torre fu fatta costruire sulla sommità del colle  tra il 1217 ed il 1221 ; alta 37 metri, a pianta quadrangolare, ebbe infatti fino al 1530 la funzione di fortezza. Durante il 2° conflitto mondiale fu abbattuta dai Tedeschi e ricostruita nel 1958. Usciti dal Circolo ci avvieremo tutti insieme  sulla statale, lasceremo ben presto i podisti della “supermini” per proseguire svoltando poi a destra per via Fontevivo e salire verso la parte alta di questo bellissimo paese e scendere poi verso la campagna, una campagna fertile, ricca e varia dove si alternano a rare zone pianeggianti dolci ondulazioni sulle quali le varie tonalità di verde ci fanno capire la diversità delle colture e delle zone boschive.

La 6 km.si svolgerà praticamente attorno al centro storico, la 12 si spingerà fino a Calenzano, la 17 arriverà a Casale dalle origini molto antiche dove si trova il piccolo Oratorio di San Lorenzo risalente al 1590, il più antico dei quattro oratori esistenti nella parrocchia di Cusignano. Proprio da Cusignano passerà la 24 km. dopo aver attraversato Calenzano e San Quintino. Toccheremo quindi borghi discreti e silenziosi sempre immersi nel meraviglioso paesaggio toscano che sempre ci affascina ed attrae senza stancarci mai.

A  PAPPIANA, FIUME E MONTI

 

Il mese di febbraio ha inizio con la marcia di Pappiana, piccola frazione del Comune di San Giuliano Terme, che porta la denominazione “XXXIII Dal fiume Serchio ai Monti Pisani” di km.2-6-13-19-25. Ad organizzarla il G.P.Rossini, punto logistico della manifestazione il locale Circolo Arci. Pappiana in effetti si trova a circa mezzo chilometro da Pontasserchio e da qui passeremo percorrendo via Mazzini potendo così dare un’occhiata alla Piazza del Teatro Rossini che i podisti “più vecchi” ricordano molto bene poiché un tempo, quando tutto aveva un sapore più casareccio e familiare, qui si radunavano e da qui partivano.. Ma com’è logico tutto passa e tutto cambia ed è giusto che sia così, del resto quello spazio oggigiorno non potrebbe certo contenerci tutti. Affronteremo poi il piacevolissimo lungo Serchio per giungere a Rigoli prima e ad Orzignano poi e quindi percorrere un tratto della statale dell’Abetone, avrà inizio dopo la parte più dura ed impegnativa, ma anche più bella, più varia e panoramica della nostra marcia e ci troveremo così nei boschi del Monte Pisano in zona Capanne. Il percorso più lungo avrà il suo culmine sul Monte Penna (m.545)  che, a chi ci arriverà, darà quasi il sapore di una conquista gratificata dal panorama a 360° (speriamo che il tempo lo permetta): potremo veramente spaziare dai monti al mare. Le due medie, l’una prima e l’altra dopo, intraprenderanno dei sentieri sulla destra: quello della 19 km.,che raggiungerà anch’essa una notevole altitudine (m.456),  sarà piuttosto insidioso per il fondo sconnesso spesso nascosto dallo strato di foglie che renderà il nostro incedere incerto e poco stabile finchè una discesa asfaltata,  agile e tranquilla, ci porterà a Molina di Quosa e successivamente a Rigoli; poi, passando lungo un canale arriveremo alla meta. Una marcia senza dubbio interessante e varia, nella quale le salite e le discese faranno la parte del leone. 

 


A Cascine di Buti

 

Chiude il mese di gennaio, il 30 per l’esattezza,  la “XXXII  Maratonina delle Colline Cascinesi”, nonché 28^ prova del nostro Trofeo, di km.3-6-12-18-25-30, organizzata dal gruppo Sportivo Cionamarket di Cascine di Buti. Presenti anche il T.Pisano e il T.Lucchese, pertanto, come ogni anno, i partecipanti saranno molto numerosi ed animeranno fin dal primo mattino questi luoghi per lo più tranquilli e silenziosi. Per me che sono per natura una attenta osservatrice dei comportamenti umani, le differenze tra i marciatori dei tre Trofei saltano agli occhi in maniera molto incisiva: siamo sì tutti appassionati della stessa disciplina  sportiva, ma in maniera vistosamente diversa e  diversificata ed anche i comportamenti, la mentalità e perfino il vestiario si differenziano. Ma questa vuole essere soltanto una osservazione senza importanza che spero mi tollererete.

Cascine di Buti oggi è una frazione del Comune di Buti, anticamente fu sede di una fattoria dei Granduchi di Toscana, ma poco resta del suo passato: Castellarso infatti, l’antica fortezza, fu incendiata da Castruccio Castracani; si trova testimonianza della Risaia, edificio ottagonale, probabilmente un brillatoio per la lavorazione del riso ai tempi del Granduca Francesco.

Quanto ai percorsi partiremo tutti quanti insieme e percorreremo la strada Sarzanese-Valdera per deviare sulla destra in via Matteotti e con una breve salita arrivare al primo bivio; proseguiremo in mezzo all’aperta campagna finchè, deviando sulla destra, riprenderemo un’impegnativa salita che ci condurrà a Castel di Nocco e quindi al ristoro. Qui avverrà anche la separazione dai podisti delle medie distanze che proseguiranno verso Buti, mentre coloro che sceglieranno i percorsi di 25 e 30 km., volgendo a sinistra, intraprenderanno un’erta e sassosa ascesa per di più di notevole lunghezza. Giungeremo quindi su strada asfaltata per immetterci sul percorso che porta al Serra; sono luoghi dove le sorgenti di acqua  sono frequenti e c’è sempre chi se ne approvvigiona con dame, taniche e bottiglie La 30, distaccandosi dalla 25, proseguirà sul Serra fino all’Eliporto e Antenne TV, la 18 e la 12 invece, con percorsi meno impegnativi, si congiungeranno in Via Primo Maggio per procedere poi, da Via Piana fino all’arrivo, su percorso comune a tutti i tracciati. Con i percorsi più lunghi saranno toccate località quali Fonte al Pruno, Prato a Calci, Piambello, Campampoli, Colle di Volpaia e durante il nostro cammino non perderemo mai di vista Buti che si trova nella vallata del Monte Pruno e che è rinomata per il suo olio ed il suo vino; infatti, a parte le zone boschive, passeremo anche in mezzo a vegeti vigneti ed oliveti. Una marcia varia, dunque, panoramica, piacevole e per tutte le gambe e le esigenze poiché i tracciati sono addirittura sei, non c’è che da sperare nella bella stagione, come da un po’ di tempo a questa parte ci dobbiamo augurare.


A ZAMBRA

 

Ancora una marcia a scopo benefico a Zambra il 23 gennaio. Ad organizzarla la COOP sezione di Cascina e come punto logistico il locale Circolo ARCI; i chilometri che ci vengono proposti sono 6-12-18. Zambra si trova tra Caprona ed Uliveto nel Comune di Cascina e prende il nome dal torrente omonimo, oggi  tranquillo, ma un tempo assai inquieto ed impetuoso. All’inizio il nostro cammino si svolgerà sull’argine che porta a Caprona (per l’ennesima volta vi ricordo la torre citata da Dante) e quindi intraprenderemo il sentiero lungo lo Zambra appunto, per giungere nei pressi della solitaria ed imponente Certosa d Calci. Inizieremo quindi una salita prima abbastanza dolce, poi piuttosto erta e faticosa che ci porterà fino a Caprile di Sotto e poi ancora salita e , se il tempo ce lo permetterà dall’alto potremo ammirare meravigliosi ed estesi panorami  specie verso la marina e saremo così ripagati, con gli interessi, della fatica affrontata. Speriamo perché nei mesi precedenti la domenica, a causa delle frequenti  ed insistenti piogge, noi podisti  siamo stati messi a dura prova.. Più sù l’Agriturismo San Bernardo con la sua chiesetta dedicata al santo, mentre davanti a noi si stagliano le poco poetiche antenne del Serra che, inevitabilmente, contrastano con le bellezze della Natura. Un bivio ci porterà quindi in località Tre Colli e ancora salita fino a Castelmaggiore, piccolo colorito gruppetto di case assai panoramico. Terminata la salita torneremo quindi verso Calci, giungeremo nel piccolo agglomerato Tra Due Zambre e poi ancora lungo il sentiero verso Caprona: qui, dopo aver attraversato l’Arno, un breve tratto d’argine e la meta  sarà raggiunta.. Belli i percorsi, speriamo che il sole ci accompagni 

 

 

 

 

Con i “Due Arni”

 

Il 16 gennaio il nostro appuntamento sarà a Pisa Cep, un quartiere popolare nella periferia di Pisa, esattamente nella periferia nord-occidentale, che poi continua con la frazione di Barbaricina, il “paese dei cavalli” appunto, da quando nel 1830 ad opera del lucchese Jacopo Barchielli vi nacque una scuderia che praticamente fu efficiente fino a quando tutto si spostò verso l’Ippodromo di San Rossore. Ecco spiegato perché la nostra marcia  porta la denominazione “Corri il paese dei cavalli”, organizzata dal “G.P. Due Arni” che ha sede presso il Circolo di via Boccherini 14, punto logistico della manifestazione. Quattro i percorsi, km.3-6-13-21 e tutti ovviamente pianeggianti, da qui infatti le colline sono abbastanza lontane. Usciti dal Circolo attraverseremo l’abitato di Barbaricina per sfociare poi nel lungo rettilineo viale che porta alla Tenuta di San Rossore e come sempre forse avremo la fortuna di incontrare nei sentieri laterali cavalieri ed amazzoni su stupendi cavalli dall’incedere fiero ed elegante. Se non fossi stata un essere umano, potendo scegliere, avrei scelto di essere un cavallo da corsa … Ma lasciamo questi balsani pensieri; alla fine del viale  entreremo nel Parco e qui si allenteranno le tensioni dovute al traffico; qui dentro saremo al sicuro, liberi di spaziare in lungo e largo, seguendo ovviamente le nostre familiari frecce rosse, attraverso viali, sentieri, boschi, radure e pinete, respirando a pieni polmoni e facendo provviste di ossigeno per tutta la settimana. E sarà piacevole, come sempre, soffermarci ai ristori, oltre che per ristorarci e dissetarci, per scambiare quattro chiacchiere con gli organizzatori, nostri amici da anni e anni, che in occasione della loro marcia sono di servizio. Usciti dal Parco pochi chilometri ancora, l’ultimo in mezzo all’abitato, e saremo di nuovo al villaggio Cep.

 

 

La  “Befana” di Bozzano

 

Come è ormai consuetudine da quattordici anni, per l’Epifania noi podisti delle Tre Province ci diamo appuntamento a Bozzano, una delle sedici frazioni del Comune di Massarosa in Versilia, per la tradizionale marcia  “Attraverso le colline pucciniane”; ad organizzarla il locale Gruppo Fratres su quattro percorsi di km. 3-5-10-20. Veramente possiamo dire che a buona ragione questa manifestazione podistica è stata così denominata, perché nei luoghi che attraverseremo ovunque sembra aleggiare lo spirito di Giacomo Puccini, con le sue ville, la sua passione per la caccia, la vista del suo lago e le sue note che sembrano accompagnarci discrete nel nostro cammino. Alla partenza breve giro del paese e poi ben presto dovremo affrontare la salita per un impervio sentiero che ci porterà al primo ristoro dove i podisti della media, volgendo a sinistra, saluteranno i podisti della maxi che  proseguiranno sulla salita che si farà più dura, fino a sfociare sulla strada asfaltata che percorreranno per brevissimo tratto perché entreranno nuovamente nel bosco per affrontare una ripida e pericolosa discesa, per di più abbastanza stretta, per cui dovremo procedere spesso a testa bassa per evitare di cadere. Usciremo rincuorati in località Prato Verde e godremo dell’ampiezza dell’orizzonte; e ammirando le colline intorno ed una delle tante ville di Puccini, ci renderemo conto di essere giunti a Chiatri, piccola frazione sulle colline lucchesi. Questa villa, che ora ci appare in desolante stato di abbandono,  fu la sua prima proprietà che acquistò dopo i successi di Manon Lescaut e della Boheme: qui scrisse gran parte della musica della Tosca, ma fu poco abitata per la contrarietà dei familiari a vivere così isolati. Ancora qualche chilometro attraverso boschi ed argentei oliveti e saremo arrivati. Ci sarà la calza della  Befana ? Con la calza però anche la fine delle festività.

 

 

Con il “Barroccio” sulla Volterrana

 

Terza marcia del nuovo anno, e 25^ del nostro Trofeo, “La Sbarrocciata” di Capannoli (km.6-14-18)  organizzata dal Barroccio Club, con ritrovo in Piazza Garibaldi. Qualche notizia ora su questa località sviluppatasi nella valle dell’Era: le origini sembrano risalire all’epoca longobarda, mentre la fondazione del borgo di Capannol,i avvenne in epoca medievale sotto i Conti della Gherardesca che vi costruirono il Castello intorno al quale cominciò a formarsi la comunità locale. Anche Capannoli subì  tutte le alterne vicende degli altri paesi della Toscana; da ricordare che i nuclei di Santo Pietro e Solaia soltanto nel 1776 furono inclusi nella comunità di Capannoli, perché prima erano autonomi. Partiremo dalla piccola piazza attrezzata per accogliere i numerosi marciatori; ci avvieremo passando davanti alla chiesa di San  Bartolomeo intraprendendo una leggera salita su strada asfaltata: Forse per qualche motivo dovuto alle condizioni meteorologiche potrebbero esserci delle variazioni, in caso contrario ad un certo punto la media proseguirà a diritto, mentre la mini e la maxi devieranno sulla destra per passare davanti alla chiesa della Ss.Annunziata, ristrutturata nel 1714 e molto interessante per le statue che custodisce; una tra l’altro, quella di San Bernardino, è di scuola robbiana (lancio l’esca, a chi sarà interessato lascio l’amo). Continueremo verso Santo Pietro Belvedere, importante in epoca medievale, ce lo testimonia la triplice cinta muraria del suo Castello. Scenderemo successivamente verso l’aperta campagna e sullo sfondo potremo scorgere, tempo permettendo, gli Appennini innevati ed ancora una volta potremo ammirare un paesaggio vario e suggestivo che non sempre apprezziamo adeguatamente  avendolo, come si suol dire, a portata di mano. Tornando sui nostri passi saremo nuovamente a Santo Pietro e quindi a Solaia; e ancora attraverso la campagna giungeremo nelle vicinanze di Capannoli, nella zona artigianale di recente sviluppo, e poco dopo i nuovi impianti sportivi risaliremo verso Piazza Garibaldi, al traguardo Sarà senz’altro gradita a molti questa marcia, perché in effetti a correre siamo spesso e volentieri nel pisano, ma quasi sempre in località a nord di Pisa, raramente a sud (Capannoli, Volterra).

 

 

 

 

La Maratonina di Santa Croce

 

 

Come ormai è  tradizione, la prima marcia del nuovo anno, che avremo da poco festeggiato, sarà a Santa Croce sull’Arno: la “XVII Maratonina di Carnevale”, organizzata dalla Polisportiva “Gli Spensierati”. Quattro i percorsi, km.7-14-21-30, di cui alcuni belli tosti. Senza dubbio ci troveremo quindi ad un “bivio”: alcuni di noi saranno ben lieti di affrontare i percorsi più impegnativi per alleggerirci dai “bagordi festivi”, altri al contrario, sentendosi appesantiti sceglieranno più cautamente le brevi distanze. Vedremo …Speriamo comunque  nelle favorevoli condizioni meteo dal momento che i luoghi sono belli e tutti da godere. Per dare, a chi fosse interessato, qualche notizia su Santa Croce vi dirò che sembra che il paese si sia formato attorno al Mille su iniziativa di alcune famiglie lucchesi che qui si sarebbero insediate e che avrebbero anche costruito un piccolo Oratorio per custodire e venerare un antico crocifisso e da questo si spiega il nome dato in seguito a questa località oggi famosa soprattutto per la concia delle pelli e per le scarpe. Ma torniamo a noi: punto di ritrovo lo Stadio Masini da cui partiremo tutti insieme per dirigerci attraverso un rettilineo verso località Cerri : qui volgiamo a destra per un buon tratto per salire successivamente sulla sinistra verso Poggio Adorno dove avverrà la separazione dai podisti della media, mentre quelli delle lunghe distanze si avvieranno verso la riserva di Montefalcone  che costituisce l’area di maggior pregio ambientale del comprensorio delle Cerbaie ed è completamente recintata; essa si estende per 503 ettari, appartiene ora allo Stato e viene gestita dal Corpo Forestale. La sua morfologia collinare presenta un alternarsi di piccoli  rilievi e di piccole valli. Nella nostra corsa ci muoveremo per lungo tratto in questo ambiente estremamente vario e suggestivo, tra estesi boschi e macchia, alberi di alto fusto e qualche radura e passeremo anche attraverso il Parco Robinson.. Chissà  quali novità ci avranno preparato quest’anno Gli Spensierati che ogni anno hanno caratterizzato la loro marcia con soggetti tra il fiabesco e l’umoristico e sempre molto simpaticamente ci hanno coinvolto facendoci entrare in un’atmosfera allegra e veramente “spensierata”. Sulla via del ritorno dalla località Cerri in poi ripeteremo il percorso dell’andata , per concludere ancora con degli auguri, speriamo che a farci terminare festosamente la prima marcia dell’anno sia la calda carezza del sole.

 

 PER S.STEFANO A MASSACIUCCOLI

Come ogni anno, ormai da ben venti anni per il giorno di Santo Stefano la Consulta Comunale del Volontariato di Massarosa organizza la Marcia della Solidarietà e del Volontariato a Massaciuccoli. Punto logistico la zona della Sagra, quattro i percorsi programmati perché ai consueti tre percorsi (km.5-10-16) quest’anno viene aggiunto quello di 2 km., per bambini e persone diversamente abili o comunque in difficoltà; avremo quindi un’ampia scelta. Per chi non lo sapesse ricordo che questa località significa “fattoria del Cucciolo” perché il suo nome è “Massa Cucculi” ed è una delle zone più interessanti dal punto di vista storico ed archeologico; basti pensare ai ruderi ben conservati di antiche terme all’interno di una villa romana ed ai pavimenti in mosaico che si trovano assai vicini al luogo di partenza e che più volte abbiamo avuto occasione di osservare; logicamente basta aver voglia di vedere e soprattutto di “guardare”. I nostri percorsi si snodano  attraverso tracciati molto panoramici, talvolta anche in zone un po’ selvagge, in mezzo alla macchia, talvolta tra gli olivi da poco potati sullo sfondo dell’ampia zona lacustre. Ad Aquilata troveremo come sempre il gustoso ristoro degli Alpini e forse potremo anche quest’anno scaldarci con il vin brulè per scendere in seguito tra querce e faggi a Balbano dove la media e la maxi si separano. I podisti della maxi toccheranno Villa Casanova e scollineranno poi dove si trova l’Agriturismo Spazzavento che presenta una bella vista sul versante di sud est di cui, tempo permettendo, speriamo di godere;poi, giunti in località Cancellino, scenderemo verso il traguardo per rifocillarci e salutarci augurandoci un Buon Anno. Buon 2011 a tutti !    

 

 

8 DICEMBRE A MOLINO D’EGOLA

 

Mercoledì 8 dicembre l’appuntamento è a Molino d’ Egola per la “Scarpinata Molinese” che avrà come punto logistico il Circolo ARCI di via San Giovanni. Addirittura sei i percorsi per noi predisposti e precisamente di km. 3-5-10-15-20-25, c’è solo l’imbarazzo della scelta, fermo restando, non mi stancherò mai di dirlo, che i percorsi più lunghi sono i più belli e vari poiché ci permettono di spaziare attraverso zone meravigliose che oltre alle bellezze naturali non lesinano neanche le bellezze artistiche, magari negli angoli più remoti ed impensabili : questa marcia ne sarà un chiaro esempio. Dal punto di vista paesaggistico ci immergeremo indubbiamente nella bella campagna del Comune di San Miniato con i suoi continui saliscendi, ora in mezzo a vigneti ora in mezzo ad oliveti, a campi coltivati, a boschi il tutto spesso delimitato da filari di scuri cipressi e dove talvolta fa bella mostra di sé il pino marittimo. Per quel che riguarda questa località, la toponomastica ci porta a pensare che un tempo in questa zona ci fossero dei mulini azionati dalle acque del torrente Egola. I percorsi più brevi saranno prevalentemente pianeggianti fino alla piccola frazione di Genovini. Toccheremo quindi Moriolo che, oltre che per la chiesa di San Germano, è da ricordare perché vi è stata individuata la presenza di una probabile necropoli etrusca. Altra località che toccheremo è Corazzano,dalla bella pieve di San Giovanni Battista e dove  ogni anno, il 3 e 4 ottobre, ricorre la Festa del prezioso tartufo. Saliremo successivamente a Collebrunacchi, antica fattoria ed oggi anche agriturismo; quindi scenderemo nella zona del lago per giungere poi a Cigoli, la cui chiesa, dedicata alla Madonna, illuminata sull’alto del colle, appare nella notte particolarmente suggestiva; Cigoli è anche ricordata per i suoi artistici presepi. Dopo Cigoli la meta non è ormai più lontana.

 

 

A  LUGNANO CON “LE SBARRE”

 

Quarta marcia del mese di dicembre, il 12 per l’esattezza, quella organizzata dal Gruppo Podistico “Le Sbarre” sulle distanze di  2-6-12-21 km. In realtà la marcia titignanese ha una lunga storia alle spalle, essendo giunta alla XXIX  edizione, ma probabilmente quest’anno si apre un capitolo nuovo poiché la manifestazione è stata denominata “ l° Trofeo CSC Arredamenti”; inoltre la partenza non avverrà più da Titignano né dovremo attendere, come un tempo, l’apertura delle sbarre del passaggio a livello (ne è passata di acqua sotto i ponti  … e poi le sbarre non ci sono neanche più, tutto questo ormai fa parte della storia !). Il punto logistico sarà dunque a La Piana di Noce, a Lugnano (Comune di Vicopisano) ed è evidente che anche i percorsi saranno notevolmente modificati, anzi forse del tutto diversi da quelli delle edizioni passate. La zona comunque garantisce itinerari piacevoli e panoramici e questo ci rassicura e consola; solamente il percorso di 2 km. sarà completamente pianeggiante perché tutti gli altri presentano dislivelli proporzionati alla loro lunghezza, dal momento che la partenza avviene in stretta prossimità dei rilievi. Partiti da La Piana di Noce, ci avvieremo  verso Lugnano e successivamente in direzione della frazione di Cucigliana (interessante la chiesa dedicata a S.Andrea Apostolo del sexc.XI) anch’essa, come Lugnano, di origine romana. Raggiungeremo poi S.Giovanni alla Vena  (da notare la pieve battesimale di San Giovanni Evangelista documentata dal 975); a questo punto i podisti dovranno affrontare l’ascesa sulla collina per discendere poi verso Vicopisano; da qui nuovamente in salita verso la Verruca fino a Le Mandrie per tornare infine sui nostri passi. 

 

ANCORA CASCINA PER TELETHON

 

 

Un altro appuntamento annuale di grande rilievo ed importanza per le sue caratteristiche di solidarietà apre il mese di dicembre ed è la marcia denominata “Corri per Telethon” (18° del nostro Trofeo) che avrà luogo sabato 4 dicembre con partenza alle ore 15,00’ da Cascina (PI), Corso Matteotti. Come sempre ad organizzarla il Comitato Telethon cui auguriamo di andare anche oltre i risultati dell’anno passato quando furono superati, logicamente insieme ad altre iniziative collaterali alla manifestazione podistica, i settemila euro. Un bel traguardo senz’altro che ci sprona ad andare avanti per aiutare sempre di più la ricerca, importantissima in ogni campo, ma soprattutto per quel che riguarda le malattie genetiche. Come ogni anno speriamo di contare sulle scolaresche della zona che , con insegnanti e genitori, sono sempre presenti a questa manifestazione, aspetto questo lodevole perché la sensibilizzazione e l’educazione alla solidarietà rappresentano una delle più belle lezioni di vita che si possano impartire alle nuove generazioni. I percorsi pianeggianti e contenuti nel chilometraggio (2-5-10) si svolgeranno come sempre nei dintorni di Cascina e lungo l’argine dell’Arno con lo sfondo delle a noi ben note colline pisane. Partecipiamo dunque numerosi per uno scopo tanto importante di generosità “aprendo il cuore alla solidarietà” e  a vantaggio della ricerca scientifica.

 

 

LA 32^ SGAMBATA DEI MOBILIERI

 

Seconda marcia del mese di dicembre la “XXXII Sgambata Mobilieri” con partenza a Ponsacco dal Circolo Rinascita e con quattro percorsi tra cui scegliere (km.3-6-14-19). Saremo come sempre numerosi di prima mattina  e come sempre il Circolo riuscirà a stento a contenerci tutti e a sopportaci con il nostro vivace vociare. Ma ,” prima della partenza”, qualche notizia su questa località che nonostante la disposizione delle vie del primo nucleo abitato,  che formano un perfetto quadrilatero, non può vantare origini romane, ma solo medievali; infatti “Pontem sacci” viene citata solo nei documenti a partire dal XII sec. Non ci sono poi dubbi che un tempo i suoi abitanti non godessero di buona fama (molti sono gli aneddoti che potremmo riportare), ma col tempo hanno saputo, pur essendo inizialmente alquanto decentrati rispetto alle più importanti vie di comunicazione, dimostrare intraprendenza e capacità lavorative tali da rendere Ponsacco un centro ricco ed operoso. La partenza all’inizio ci vedrà come sempre un po’ alla spicciolata : chi non sa aspettare, appena in possesso del cartellino se la darà a gambe, altri più disciplinati aspetteranno come ogni domenica i “compagni di avventura” per affrontare il cammino, tutti comunque ci dirigeremo verso Perignano per percorrere poi un lungo viale in lieve salita dove gli alberi spogli delle loro fronde e  scheletriti ci ricorderanno che è inverno. Poi un sentiero boscoso  ci porterà su strada asfaltata che percorreremo fino al primo ristoro e al punto di separazione tra i podisti della media e della maxi; quest’ultima  presenterà un percorso vario tra dolci saliscendi fino al Pianeta Verde ed ancora in mezzo alla campagna. Giunti a Cevoli in prossimità della parrocchiale, scenderemo verso il piano per percorrere poi un buon tratto (zona Bagorzina) sulla provinciale dalla quale poi ci allontaneremo volentieri per risalire tra vigneti ed uliveti fino all’Agriturismo San Martino ( in questa zona c’è un percorso ad anello dove i ponsacchini amano passeggiare ed allenarsi). Quindi scenderemo ancora in mezzo al bosco per toccare l’Azienda Agricola “Le Torri” ed ancora un buon tratto in mezzo alla campagna per raggiungere la meta dopo una marcia piacevole e varia, speriamo nel tempo… A questo punto vorrei ricordare a chi lo ha conosciuto un marciatore e sostenitore del Gruppo Mobilieri che per 34 anni è stato presente alle marce del nostro Trofeo e che ci ha lasciati questa estate, ALBERTO FERRETTI. 

 

“ W LE  DONNE “

 

Il 28 novembre correremo l’ultima marcia del mese con il “XIX Trofeo W Le donne” di km. 5-10-15-21, a Fornacette sulla Tosco-Romagnola e punto logistico sarà come sempre il noto esercizio commerciale. Poco dopo la partenza,  lasciata  quasi subito la strada principale,  i podisti della mini volgeranno a sinistra percorrendo un tracciato completamente pianeggiante verso una zona in parte nuova tra abitato e campagna. Gli altri percorsi, volgendo sulla destra, si dirigeranno verso località Case Bianche per attraversare poi il ponte sull’Arno e giungere quindi a San Giovanni alla Vena. Superata la Vicarese ci avvieremo verso la strada di Sottoverruca, dove i marciatori della media distanza affronteranno la salita del Castellare per giungere, dopo un bel sentiero prima tra gli olivi e poi nella macchia, all’Agriturismo “La Ciliegia”. Qui convergeranno anche i podisti della lunga distanza dopo essere passati per Vicopisano ed aver affrontato una lunga ed erta salita nel bosco che li porterà a Campo dei Lupi e quindi, in discesa, a “La Ciliegia”, punto di ristoro per tutti, molto gradito perché molto atteso. A questo punto, con percorso unificato, scenderemo tutti verso Cucigliana prima e poi verso località Calcinaia ( non confondiamola con il paese omonimo) e di nuovo a San Giovanni alla Vena. Da questo punto in poi il ritorno sarà esattamente come all’andata; all’arrivo, dopo una bella sudata, niente sarà più gradito delle bevande. Speriamo proprio che il tempo non danneggi questa marcia  così piacevole, varia e panoramica. 

 

“VIII SENZA BARRIERE”

 

Tutta pianeggiante la sedicesima marcia del nostro Trofeo, infatti il 21 novembre saremo a Viareggio per l’ottava edizione  della marcia “Senza barriere” (km.3-6-12-18), organizzata dalla “Polisportiva Silenziosi”. Così dalle colline pisane, ricche di oliveti, vigneti, campi coltivati e boschi passeremo al mare della Versilia e alle sue pinete che sanno di funghi e di selvaggina e l’aria salmastra “sazierà” i nostri polmoni accarezzandoci con la sua brezza. Percorrendo un tratto del ben noto Viale dei Tigli ci dirigeremo verso Marina di Levante fino allo Stadio,  poi continueremo il nostro cammino ancora verso la marina e percorreremo un buon tratto del Viale Europa; qui gli stabilimenti balneari ed i locali dove d’estate ferve viva e frenetica la vita sia di giorno che di notte, saranno certamente chiusi e quasi abbandonati , che malinconia ! Ma la sensazione di disagio e di tristezza avrà breve durata perché poi entreremo nella parte più bella del lungomare di Viareggio, quello selvaggio con le sue dune sabbiose e le inconfondibili jucca , tipiche piante grasse delle zone marine. Passo dopo passo arriveremo nelle zone della Bufalina con il suo lungo canale che ci riporterà poi al Viale dei Tigli; questa volta lo percorreremo per lungo tratto. Successivamente a circa mezzo chilometro dalla meta  troveremo Villa Borbone, opera di Lorenzo Nottolini, architetto che noi podisti dovremmo ben conoscere per le opere che di lui abbiamo incontrato nel nostro pellegrinare podistico. Questa Villa fu residenza di caccia, costruita per Maria Luisa di Borbone, oggi proprietà del Comune; a noi piace ammirarla e pensare al suo passato così diverso. Con l’immagine negli occhi della Villa e del suo parco non ci accorgeremo quasi di essere arrivati al traguardo, ben ossigenati e rasserenati per la mattinata trascorsa nel movimento immersi nella natura ed in compagnia. 

 

 

 

" III SAN CASCIANO CORRE "

 

Terza marcia di novembre, 15° del nostro Trofeo e, precisamente il 14, la “III San Casciano Corre” di km. 5-11-22;  ad organizzarla l’Atletica Palmerino. In effetti ci recheremo in uno di quei paesi della lunga teoria di piccoli centri che si snodano sulla Tosco Romagnola e che si raggiungono passando da Navacchio per chi viene da ovest e da Fornacette per chi viene da est. Punto logistico la Piazza della Chiesa, di quella meravigliosa pieve del XII sec., di stile pisano, rimasta incompiuta. Si tratta di una possente costruzione cinta da arcate sulla facciata con tre grandi portali istoriati sugli architravi da Biduino; all’interno tre navate ed abside circolare. Queste poche notizie hanno la funzione di stimolare la curiosità di chi vorrà arricchire le sue conoscenze. Comunque di buon mattino questa meravigliosa opera con la sua magnificenza ci darà un buongiorno veramente speciale prima di partire per la nostra corsa Ma veniamo a noi: partiremo tutti insieme per Via di Mezzo Nord, tra campagna ed abitato e, sulla destra, la vista delle a noi ben note colline. Giunti sull’argine dell’Arno procederemo per la piana; ancora un po’ di strada e breve sosta ristoro per riprendere il cammino attraverso Nicosia, con la chiesa –convento del XIII sec. dedicata a Sant’Agostino e con l’attiguo cimitero. Giungeremo poi alla bella Certosa di Calci a noi ben nota, ma che ci incute sempre un senso di soggezione e profondo rispetto;  tutto attorno oliveti ed oliveti a perdita d’occhio. Mentre la media volgerà a sinistra tra olivi, campi coltivati e boschi, la lunga intraprenderà la salita verso Montemagno e quindi, dopo il giro di boa, scenderà agilmente verso località La Corte per seguire poi il corso dello Zambra e portarci di nuovo a Caprona; di qui in poi il percorso sarà quello dell’andata. Speriamo nel bel tempo, così potremo apprezzare il piacevole percorso e dimenticare  un acquazzone del passato con bagno gratis per tutti.

A PONTE A CAPPIANO

 

Marcia nuova per le Tre Province quella del 7 novembre a Ponte a Cappiano (FI), nel Comune di Fucecchio, organizzata  dal Circolo Arci “ Le Calle” e dall’Associazione  “Il Ponte Mediceo”. Per questa manifestazione denominata “Trofeo Podistico Calligiano” (giunta ormai alla 12° edizione) verranno predisposti, con tracciati calibrati, quattro percorsi (km.3-6-12-20) e l’altitudine non supererà i 79 m.s.l.m. Ed ora alcune notizie su questa storica ed interessante località : Ponte a Cappiano, il cui Castello fece parte del feudo Carolingio, successivamente si costituì in libero Comune rurale  e nel 1281 si sottomise  al Comune di Fucecchio. Del suo famoso ed importante Ponte si fa menzione fin dal primo Medio Evo : era gestito dagli Ospitalieri, che lo avevano costruito, e su questo passava la Via Francigena, tanto che nell’Itinerario di Sigerico costituiva la XXIV tappa, quando questo luogo si chiamava Aqua Nigra per l’acqua scura dell’Usciana  emissario del Padule di Fucecchio; cambiò poi nome  facendo riferimento’all’omonima Pieve.

Ponte a Cappiano, proprio per  la sua posizione, fu coinvolto nelle lotte tra Lucca e Firenze, tant’è che nel 1325 il Ponte fu distrutto e poi ricostruito e fortificato. Fu oggetto di studio anche da parte di Leonardo da Vinci, infatti si parla spesso di “Ponte di Leonardo”. In effetti come ora lo vediamo è opera degli architetti Antonio e Francesco da Sangallo cui fu commissionato da Cosimo I dei

dei Medici e terminato nel 1530. I nostri percorsi più lunghi si svolgeranno prevalentemente sulle boscose colline de Le Cerbaie, che noi podisti ben conosciamo, delimitate ad est proprio dal Padule di Fucecchio  e a sud dall’Usciana. Toccheremo località quali Taccino, Calzino, Le Vedute ed i nostri passi si dirigeranno anche verso la Via Romana Lucchese (Francigena), quella che gli antichi pellegrini percorrevano per recarsi a Roma, pedibus, naturalmente, proprio come noi che amiamo macinare chilometri per godere delle bellezze della natura e della grande varietà di aspetti che la nostra bella Toscana ci regala e  per la cui conoscenza le nostre marce sono una vera occasione. Con la marcia di Ponte a Cappiano avremo un’opportunità in più per correre ed anche per arricchire la nostra conoscenza del territorio. 

 

 

LA 35° CITTA' - MARE - PINETA

 

Belli riposati per aver dormito sessanta minuti in più grazie al cambio dell'ora, eccoci pronti a partecipare, domenica 31 ottobre, alla " XXXV Città-Mare-Pineta", dodicesima marcia del nostro Trofeo organizzata dal Marathon Club di Pisa. Il punto logistico è il Circolo Acli di via Ravizza a Marina di Pisa ed i percorsi che ci verranno proposti sono di km.2-6-12-18. Con questa marcia concluderemo le nostre camminate del mese di ottobre con il profumo dell'aria salmastra di Marina che ci farà rimpiangere l'estate ormai finita e meditare sulla bellezza che ci dà la libertà della vita all'aria aperta. Ovviamente quella di Marina sarà, come sempre, una marcia completamente pianeggiante i cui tracciati si snoderanno prevalentemente in mezzo ai boschi,  alle pinete, alla varia e ricca macchia mediterranea, con i suoi profumi e i suoi silenzi. Il fondo si presenterà spesso renoso ed abbastanza duro e quindi talvolta piuttosto faticoso, ma va bene così perché in compenso saremo lontani dal traffico e dalla confusione mentre spazieremo tra Marina, Tirrenia e San Piero. Molti podisti spereranno a fine corsa di tuffarsi ancora in mare per un bagno ristoratore; glielo auguriamo, anzi, ce lo auguriamo come speriamo di poter ammirare, come altre volte, sul lungomare quei bellissimi amici dell'uomo mentre vengono addestrati al salvataggio. E' ovvio che risulta assai difficile e ripetitivo parlare di percorsi all'interno di boschi e pinete, tuttavia chi come me li percorre e li descrive, arriva alla conclusione che ogni marcia ha la sua peculiarità e tutte meritano quindi di essere apprezzate anche proprio in virtù della loro diversità.

 

1°NOVEMBRE SUL LUNGOMARE

Finalmente a casa ! Gioiranno i podisti livornesi, il 1° novembre, per non doversi spostare, una volta tanto, e non dover percorrere chilometri e chilometri per raggiungere il luogo di raduno della marcia. Cominciamo infatti il mese con la”Corrilungomare” giunta alla sesta edizione e con partenza dalla Stazione Marittima; ad organizzarla la Associazione onlus “Livorno Donna – Cultura e Salute”. Tre i percorsi: 6-12-18 km., completamente pianeggianti, che si snoderanno lungo il litorale della costa livornese che non ha nulla da invidiare a quello di altre ben più celebrate città marine. Così, usciti dal Porto, dopo aver ammirato la statua di Ferdinando  e gli “attualissimi” Quattro Mori, attraverseremo la zona del Ponte Nuovo, arriveremo al Cantiere e poi lungo il Viale ornato, oltre che dalle relativamente recenti palme, dalle ben più vetuste tamerici, giungeremo all’Acquario ( il terzo in Italia) recentemente restaurato, ingrandito e inaugurato. Potrebbe essere un’idea, per i turisti che vengono da fuori, andare a visitarlo (vi assicuro che non mi hanno pagato!) E’ quindi la volta della Terrazza Mascagni, con il suo gazebo, di fronte al sontuoso Albergo Palazzo e, procedendo, sempre sulla destra, gli storici Bagni Pancaldi – Acquaviva, la Chiesa di San Jacopo (antico lazzeretto) e l’adiacente prestigiosa Accademia Navale. E via, avanti ancora, sarà la volta della Rotonda, della Scalinata per arrivare infine a Miramare con il suo giro di boa per la marcia maxi (la media tornerà invece indietro alla Rotonda e la mini alla Terrazza Mascagni). Ci accompagnerà sempre la vista ed il profumo del mare con il suo salmastro piacevole e salutare. Per concludere diremo che al “dilettevole” avremo aggiunto l’”utile”, quello di aver contribuito con la nostra goccia al “mare della solidarietà”. 

 

 

 

CON L' AVIS A STIAVA

 

Il 24 ottobre i podisti delle Tre Province si ritroveranno a Stiava in occasione del "XXXVI Trofeo Podistico Avis Stiava"; ad organizzarlo l'Avis locale sulle distanze di km.3-5-10-20. Punto logistico Montramito (La Gulfa) una vasta zona dove sono stati allestiti capannoni e strutture varie, il tutto predisposto per accogliere i numerosi marciatori che giungeranno ad animare con la loro vivace e colorita presenza questi luoghi abitualmente silenziosi e tranquilli. Alla partenza prendiamo in direzione di Pietrasanta; dopo aver attraversato  Piano di Conca eccoci a Stiava e a questo punto i tre classici percorsi si separano ed ognuno prende la sua strada. La 5 km., completamente pianeggiante, procede tra campagna e abitato e poi, lungo l'argine, torna sui suoi passi. La media, proseguendo per via  Emilia sud va, attraverso la campagna, verso l'Azienda di agriturismo di Campo Romano dove le "delizie del palato" preparate dagli organizzatori obbligheranno ad una piacevolissima sosta, per qualche buongustaio anche troppo lunga … I podisti della distanza più lunga (e qui voglio sottolineare, aprendo una parentesi, che i percorsi più lunghi sono anche i più belli, panoramici e di grande soddisfazione  per chi ama davvero questo sport semplice e salutare)  i podisti della maxi, dicevo,  dopo una piacevole salita tra gli olivi, arrivati a Bargecchia dal bianco campanile si avvieranno verso la strada Panoramica che abbraccia mare, pianura e colline per scendere quindi al Pitoro e successivamente giungere anch'essi al mega ristoro cui facevamo prima riferimento e  qui, in compagnia degli amici della 10km. cui si ricongiungono, tutti a deliziarsi con lardo, biroldo, mortadella, soppressata, rigatino e salsicce (credo di non aver dimenticato niente) il tutto bagnato, per chi non è astemio, dal dono di Bacco. Un po' meno leggeri scenderemo quindi verso Massarosa ancora in mezzo agli olivi, poi uno sguardo all'austero olivo millenario è d'obbligo, poi ancora una veloce discesa tra la macchia ed all'improvviso ecco davanti a noi l'arrivo ed il ristoro (per chi ancora non fosse sazio !!!).

 

  PER LE COLLINE DI COLLESALVETTI

Il 17 ottobre siamo già alla decima marcia del Trofeo Tre Province ed il nostro appuntamento è con Collesalvetti per la "XIV Passeggiata tra le Colline Colligiane". Punto logistico è il Campo Sportivo di Collesalvetti, i km.2-3-6-12-20, la società organizzatrice il locale Gruppo Podistico "Arcobaleno". Sono veramente poche le marce nel livornese e   quindi i podisti che gravitano in quell'area sono contenti quando il calendario presenta qualche manifestazione in zona, sia per sano campanilismo sia perché sono quasi sempre sottoposti a spostamenti domenicali più complessi e dispendiosi rispetto a quelli dei podisti pisani  e lucchesi. Questa osservazione non è una mia pignoleria, sono aspetti che vanno detti e dovrebbero essere  tenuti nella dovuta considerazione. Ma veniamo a noi : con la marcia dell' "Arcobaleno" non ci sono dubbi che godremo di una vera e propria immersione nella campagna toscana, quella bella e tipica campagna che molti ci invidiano e che non teme certo confronti. Alla partenza tutti insieme passeremo quasi subito attraverso il parco della Villa Celesia Lavelli, signora del "Simbolismo" toscano, una villa in effetti un po' in abbandono, ma nota per il suo passato. Poi i nostri passi si dirigeranno verso i boschi e la fertile e curata campagna in un alternarsi di saliscendi ora blandi  ora un po' impegnativi. Nelle zone boschive ricche di macchia mediterranea il fondo risulterà talvolta duro e sabbioso e la presenza qua e là di grosse conchiglie ci farà pensare a quando, tanti e tanti secoli fa, questa terra era coperta dal mare … Con il tracciato più lungo arriveremo nelle vicinanze di Acciaiolo e poi fino a "I Poggetti", quindi ancora in salita ci sarà il ricongiungimento con i podisti della 12 km. presso l'ultimo ristoro prima dell'arrivo, che raggiungeremo con una breve agile discesa "illuminati d'immenso" per la bellezza e varietà del nostro paesaggio toscano. E dopo la poesia della natura passeremo alla prosa di un ristoro che sarà stato, come sempre,  preparato con cura degli organizzatori.   

 

 

 

 A SAN ROSSORE " PER DONARE LA VITA"

Il 10 ottobre, alle ore 9,30' ca si svolgerà la marcia "Per donare la vita"; luogo di incontro l' Ippodromo di San Rossore, organizzatrice l' Associazione Onlus che porta la stessa denominazione della marcia. Che dire di San Rossore che già non sia stato detto o scritto ? Io stessa nelle mie numerose recensioni o presentazioni delle marce ne ho parlato in lungo e largo fino alla noia e siccome l'ultima cosa che desidero  è annoiare o ripetermi, dirò soltanto che le nostre marce  in questo immenso Parco sono una provvista di ossigeno, di tranquillità, di silenzio, uno spettacolo di bellezze naturali che ci vengono donate affinché ne godiamo appieno per diffondere poi intorno a noi la gioia che ne deriva. Ma la cosa più importante è l'aspetto sociale , il contributo, pur modesto, che possiamo raccogliere con la nostra partecipazione  per una causa nobile e di grande importanza. Queste manifestazioni ci portano forse con le nostre riflessioni ad andare fuori tema rispetto agli argomenti della nostra rivista,  ne chiediamo venia. Certo è che il volontariato e la solidarietà se  sono onesti e ben mirati, costituiscono uno dei motori più efficienti che i governi, con le loro inevitabili lacune, non possono non vedere o ignorare. Ma qui il discorso si fa complesso e non voglio andare oltre. Comunque per dare maggiore completezza all'argomento ( e ovviamente senza riferimenti a persone o situazioni in questione)  è altresì molto importante che da parte di chi organizza iniziative di beneficenza ci siano sempre chiarezza e tempestivi resoconti.

QUATTRO PASSI IN VALDARNO

 

Il mese di ottobre, il 3 precisamente, si apre con Castelfranco di Sotto e la “XXXIX Quattro passi in Valdarno” cui aderiscono sia  le Tre Province che il Trofeo Pisano; organizza la Podistica locale ed il luogo di ritrovo è il Campo Sportivo di via Solferino (Orto di San Matteo), le distanze 6-12-16-21 km. Queste le informazioni pratiche.

Castelfranco di Sotto ( l’antica Vicesimo) non vanta origini romane come la sua pianta quadrata potrebbe far pensare, a quei tempi queste erano zone paludose e malsane, ha invece sicuramente origini medievali ed il suo Castello si fa risalire al 1215. Quanto all’aggettivo “franco” che completa  il nome sappiamo che fa riferimento alla facilitazioni ed esenzioni da imposte per coloro che decidevano di abitare in questo paese. Per il resto Castelfranco subì tutte le traversie dei paesi toscani che dovettero sottostare alle continue lotte tra Pisa, Lucca e Firenze e sarebbe troppo lungo parlarne in questa sede. Dal punto di vista artistico interessante soprattutto il Palazzo del Comune, edificio a portici del XV sec. e, poco distante, la Porta con Torre dell’Orologio, l’unica rimasta intatta. Veniamo ora ai nostri percorsi : alla partenza tutti insieme affrontiamo il rettilineo (via Cumana) che ci porterà al canale Usciana e prima di attraversarlo lasceremo i podisti della 6 km. che, giunti al giro di boa, attraverso la campagna faranno ritorno. Gli altri marciatori, attraversato l’Usciana, volgeranno verso il bosco per entrare, dopo Poggio Adorno, nella Riserva Naturale di Montefalcone, la parte più bella della nostra camminata; quindi dopo aver superato la villa omonima con la piccola chiesetta ed il bellissimo lungo viale, separatisi ora dai podisti della 12 km., quelli delle lunghe distanze entreranno nell’ampio bosco delle Cerbaie meta ambita in questa stagione soprattutto dei cercatori di funghi, per continuare a godere dell’aria salubre e del silenzio che ormai soltanto luoghi come questi ci regalano ( e purtroppo non sempre…). Scenderemo poi verso la pianura per percorrere la Via di Lungomonte e poi, riattraversato l’Usciana, passata la provinciale, ancora pochi passi e saremo all’arrivo per il tradizionale ristoro e per godere ancora di momenti di aggregazione e di incontro con gli amici che con noi condividono da anni questa salutare passione. 

 

 

 

 

 SAN PIERO A GRADO

A parte la bellezza delle pinete e dei boschi attraverso i quali il 25 settembre si snoderanno i percorsi (km.2-5-10) della "VI  Marcia della Solidarietà" organizzata dalla Associazione Neurocare, parlare di San Piero a Grado significa soprattutto parlare della basilica che costituisce il più pregevole monumento dei dintorni di Pisa e grandeggia isolato nella pianura. Si tratta di una costruzione romanica sorta dove, in epoca romana,  si trovava l'ultimo traghetto dell'Arno e dove, secondo la tradizione, sbarcò San Pietro. Ci ritroveremo appunto presso l'attuale chiesa costruita nel sec. XI  sopra una precedente basilica del VI-VII sec., con il mozzo campanile che l'affianca e  che ci  ricorda la cieca violenza della guerra che distrusse l 'originario isolato ed imponente campanile. Poi la quiete dei boschi ed i profumi della vegetazione ci indurranno a più sereni pensieri, gratificati soprattutto dalla consapevolezza che la nostra presenza a San Piero significa anche desiderio di contribuire, sia pure in misura molto modesta, all'impegno che la Neurocare, presieduta dal dott. Paolo Bongioanni, dedica allo studio ed alla ricerca  nel campo delle malattie neurovegetative. Ed appunto il motto della Associazione "Il paziente è persona" non ha bisogno di commento perché esprime tutto l 'impegno ed il valore dei medici,dei ricercatori e di tutto il personale che ne fanno parte, per troppo tempo per molti pazienti solo un miraggio. 

 

AD ULIVETO

Termineremo le marce di settembre domenica 26 con il "XXIX Trofeo Ugo Taccola"; punto logistico il Campo Sportivo e come sempre i quattro tradizionali percorsi (4-7-14-22 km.). Uliveto Terme è situata dove il fiume Arno lambisce le pendici delle colline. L'acqua di Uliveto è particolarmente nota e reclamizzata per le proprietà terapeutiche, lo Stabilimento del 1910 si trova all'interno di un parco dove possiamo ammirare anche la piccola chiesetta romanica di San Martino al Bagno. I percorsi, vari ed interessanti, sono talvolta anche un po' impegnativi , specie quello della "maxi". Arrivati a Caprona troveremo il piacevole sentiero lungo il torrente Zambra, proseguiremo verso La Focetta e quindi in direzione della Certosa di Calci chiusa nella sua imponente solitudine; poco dopo saremo al mulino di Montemagno dal traballante ponticello che ben evidenzia il suo laborioso passato. Dopo la verde e piacevole Val Graziosa troveremo l'impegnativa ascesa verso la Verruca.. Ricca e vegeta la macchia intorno, poi la romantica Via dell'Amore fino a giungere al controllo panoramico con veduta mozzafiato e pensiamo che non mancheranno come sempre le spiritose trovate degli organizzatori. A questo punto non ci rimarrà che scendere verso il Vallon del Noce e l'omonima località. Ben presto saremo quindi all'interno del parco, prossimi all'arrivo, ossigenati e soddisfatti per le bellezze della Natura e non solo. Tornando con la mente a cose ben più serie, anche quest'anno non mancheranno i podisti bolognesi, infatti il Campo Sportivo di Uliveto dal 2008 porta il nome di " 2 Agosto 1980" per invitarci a non dimenticare quella strage e le vittime di quel crudele attentato. 

 

 

 

CAPEZZANO PIANORE

Non so se è così per tutti, ma a me i luoghi che attraverso o percorro restano quasi indelebilmente impressi e talvolta mi " entrano addirittura nella pelle" ( Firenze - Faenza, il Passatore !). Mi scuserete per questa divagazione , spero. Bene, sulla strada del ritorno  verso Lucca, nel lungo itinerario percorso con il Gruppo della Francigena dal Gran San Bernardo a Lucca, facemmo appunto sosta e pernottammo all'Istituto Cavanis: fu questa la mia prima visita a Capezzano Pianore dove poi sono tornata annualmente per la marcia che anche quest'anno si svolgerà domenica 19 settembre con i percorsi di 5-12-18 km. e che viene organizzata non da un Gruppo podistico, ma da un'Associazione, la locale Misericordia. Capezzano, l'antica Capitianum (podere di Capizio), fa parte della provincia di Lucca e del Comune di Camaiore ed è una località piacevole ed interessante. I percorsi predisposti presentano tratti pianeggianti per i tracciati più brevi e salite più impegnative per il tracciato maxi. Passeremo per Acquarella.dove furono rinvenuti i resti di una villa romana, potremo ammirare la Villa Borbone o delle Pianore, racchiusa da uno stupendo arco ricco di piante esotiche e di invadenti ed ondeggianti canne di bambù, per risalire poi a Monteggiori, borgo abitato fin dal tempo degli Etruschi,  appartenuto in seguito ai Castracani e quindi a Paolo Guinigi. E via verso Sant'Anna e ancora verso Montebello, borgo feudale del cui Castello ben poco rimane. Così con uno sguardo ai meravigliosi squarci panoramici che il nostro incedere ci offre, arriveremo soddisfatti alla meta.

 

 

TRADIZIONALE  NOTTURNA  DI LUCCA

 

Nei pressi di Porta Elisa, e precisamente alla "Discesa Bacchettoni", si trova il punto logistico della tradizionale "Lucca di Notte" organizzata dal Comitato Podistico Lucchese. Con questa manifestazione di sabato 11 settembre siamo giunti alla terza marcia del nostro Trofeo; tre sono i tracciati predisposti (km.1-4-10) e la partenza è stabilita per le 20,30'. Una notturna quindi in pena regola pronta a regalarci emozioni e suggestioni uniche perché se Lucca è sempre meravigliosa, di notte accresce indubbiamente il suo fascino. E' del resto una città molto particolare, misteriosa quanto alle sue origini, sicuramente di epoca preromana. Nel M..Evo fu importantissimo nodo stradale: la Via Cassia, l'Aurelia, la Clodia minor e la Francigena o Romea  vi convergevano, ma anche in epoca romana fu senza dubbio notevole, basti pensare a quanto rimane della prima cerchia di mura e dell'anfiteatro romano. Ancora oggi Lucca è unica nel suo genere, racchiusa com'è nelle sue mura quattrocentesche  e così ricca di chiese, veri gioielli dell'arte, di torri, di palazzi antichi e famosi. Correre di notte per le sue vie, le sue piazze, scoprire angoli sconosciuti, è quindi una sensazione che ci arricchisce e ci entusiasma.

 

A GALLENO ATTRAVERSO LE CERBAIE

 

Ci recheremo a Galleno il 12 settembre per la marcia organizzata dalla Podistica locale con quattro percorsi da scegliere (2-6-13-21). Galleno si trova dove confluiscono le strade per Pontedera e Montecatini Terme, vicinissimo a Staffoli e comprende le a noi ben note Cerbaie. Un tempo Galleno fu nodo stradale tra la Francia e Roma, vi passava infatti la Francigena o Romea di cui ancor oggi possiamo trovare interessanti tracce, infatti la percorreremo anche noi podisti nel tratto finale del nostro tracciato, dove tra l'altro potremo osservare una pietra miliare  con il numero XIII che probabilmente indicava ai pellegrini quanto mancava per attraversare l'Arno. Per buona parte percorreremo i boschi delle Cerbaie dove il fondo sabbioso presenterà spesso ondulazioni e dolci saliscendi in mezzo ad una vegetazione varia e talvolta abbastanza folta; talvolta al contrario troveremo ampie radure o prati erbosi adibiti al pascolo di agili cavalli, basti pensare al Centro Ippico delle Cerbaie; altrove lussureggianti colture, soprattutto vigneti ed oliveti. Insomma una marcia molto piacevole e varia, dove forse, come altre volte, potremo anche incontrare dame, damigelle e cavalieri ad offrirci bevande per dissetarci o magari un piattino di farro gustoso a risollevarci dalle fatiche del cammino, un po' come capitava ai pellegrini di un tempo quando arrivavano alle prodighe"mansioni".

 

SI  RIPARTE CON ORENTANO

 

Ciak, si riparte ! Ben tornati a tutti nel Trofeo delle Tre Province che ha inizio sabato 4 settembre con la marcia di Orentano denominata “Gli amici della Zizzi”. Senz’altro contenuto il chilometraggio dei percorsi (Km. 1-4-8) come ovviamente avviene per tutte le manifestazioni del sabato, dal momento che poche ore dopo, la domenica mattina, ci attendono altri percorsi ed altre camminate. Vi domanderete forse chi sono “gli amici della Zizzi”, i podisti livornesi sicuramente lo sanno perché proprio a Livorno nel 1987 nacque questa Associazione di Volontariato a favore dei ragazzi su iniziativa di Riccardo Ripoli e dei suoi amici per ricordare la mamma scomparsa prematuramente. Un’ idea, un piccolo seme gettato su una terra fertile ha dato i frutti che oggi sono tangibili e concreti e a cui noi podisti possiamo dare un contributo praticando la nostra attività preferita. Il podismo così non è solo sport, ma anche beneficenza. Veniamo ora alla marcia. Orentano, dove l’Associazione ha una sede  di ricreazione e svago per i suoi ospiti, si trova esattamente nel Comune di Castelfranco di Sotto, ai margini dei ben noti boschi delle Cerbaie, luoghi che noi marciatori conosciamo e frequentiamo da anni e che per la loro naturale bellezza continuano ad attrarci. E proprio in mezzo al verde dei boschi, attorno alla Casa di Orientano, si svolgeranno i tracciati della camminata pomeridiana del 4 settembre, in effetti alla seconda edizione, ma per la prima volta ufficialmente inserita nel Trofeo delle Tre Province.

 

XXXVIII  SGAMBATA DEL PONTE

 

Domenica 5 settembre il nostro punto di incontro sarà a Ponte a Moriano con la Croce Verde locale che è l’organizzatrice della nostra seconda marcia in calendario; 2-5-10-15 i km. che ci vengono proposti. Questa manifestazione giunge così  alla 38^ edizione e per la precisione la Croce Verde non è un Gruppo podistico, ma un’Associazione di Volontariato che conta circa 150 soci ed opera soprattutto nell’ambito dell’assistenza e del soccorso. Attualmente la presidente è la signora Mellucci Anna e l’iniziativa che ci riguarda è volta a portare un contributo annuale per uno scopo sociale di estrema importanza. Nel morianese Ponte a Moriano è l’unico centro sulla riva sinistra del Serchio e la nostra marcia, che  parte come sempre dalla sede della Croce Verde, si svolge ora sulla parte sinistra del fiume, ora sulla destra. Quest’anno il percorso si svilupperà sulla parte sinistra e avremo così la possibilità di ammirare da vicino il Convento dell’Angelo dalla bianca facciata neoclassica opera del famoso Nottolini, eseguita tra il 1827 e il 1842 su un preesistente cenobio del Mille. Noi procederemo nel nostro cammino in un alternarsi di saliscendi con un fondo talvolta di media difficoltà, ma saranno veramente meravigliosi gli scorci panoramici di cui godremo osservando le verdi colline attorno e la piana solcata dal fiume. All’arrivo, dopo essere passati per il centro animato da festose colorate bancarelle, per tutti la tradizionale pasta fritta e  non solo. Se siete curiosi del passato, provate a chiedere a qualche persona un po’ attempata che cosa sono le “staffette” di Ponte a Moriano; vi lascio con questa curiosità.

  1. STAFFOLI

Staffoli è l’antico “castrum Staffili”, un piccolo centro del Comune di Santa Croce vicinissimo ai Colli delle Cerbaie e, dovendone stabilire l’esatta posizione, diremmo che si trova tra il padule di Fucecchio e vicino a dove confluiscono le strade che portano a Pontedera e Montecatini, poco dopo Galleno. La sua storia è quella di tutti i Comuni legati a Firenze e coinvolti nelle alterne vicende delle lunghe lotte tra Fiorentini e Pisani. Verremo in questa località sabato 3 luglio nel tardo pomeriggio, alle 18,30’, per la marcia organizzata dall’Associazione Ricreativa locale in concomitanza con la “Sagra della pappardella alla lepre”. Giustamente abbastanza contenuti i chilometraggi (2-5-10) ; dopo poche ore saremo infatti impegnati ad Altopascio. Piacevoli l’ambiente ed il paesaggio, tra boschi ombrosi ed in mezzo ad una campagna curata dove non mancano linde abitazioni con fioritissimi giardini. Non mancheranno neanche, i golosi lo sperano vivamente, i bignè ed dolcetti di un noto pasticcere locale.

 

ALTOPASCIO

 

Noi, “pellegrini del podismo”, il 4 luglio troveremo il punto logistico della nostra marcia al Campo Sportivo di Altopascio, un tempo antica e prima “mansione”, nonchè residenza dell’Ordine degli Ospedalieri ; nessun luogo pertanto sembra essere per noi, instancabili camminatori, più idoneo di questo. Per darvi ancora qualche notizia storica, vi dirò che Altopascio divenne Comune autonomo assai tardi, soltanto nel 1881. Qui operarono attivamente i Cavalieri del Tau che aiutavano i pellegrini in ogni modo, difendendoli anche dai briganti e qui  La Smarrita”, la campana dell’ardita torre merlata del XIII sec., guidava i passi dei viandanti che magari si erano spersi nei folti boschi delle Cerbaie. Anche noi con i nostri percorsi predisposti dal Centro Olimpia Tau, senza pericolo di sperderci guidati dalle nostre rosse frecce, passeremo per questi luoghi; attraverseremo le frazioni di Marginone e Luciani, saliremo a Montecarlo passando per boschi e campagne coltivate, per oliveti e vigneti che ci ricorderanno come qui si producano vini particolarmente pregiati. Spaziando in lungo e largo noteremo come anche l’attività agrituristica sia particolarmente sviluppata e fiorente e come soprattutto gli stranieri apprezzino la bellezza di questi luoghi che noi, avendoli così familiari, guardiamo piuttosto distrattamente.

 

PIANO DI COREGLIA

 

 Il 27 concluderemo il mese di giugno con la marcia di Pian di Coreglia. La vicina Coreglia è un paese incantevole di cui si hanno notizie per la prima volta in un documento del X sec. ed il cui Comune, compreso tra il Serchio ed i suoi affluenti Ania e  Fegana si estende fino al Monte Rondinaio (m1.964). Ebbe un castello munito di fossi e bastioni ed una chiesa–castellare, quella di San Michele. Dure furono le lotte tra guelfi e ghibellini finchè Coreglia fu sottomessa alla Repubblica di Lucca (1272). Ebbe particolare importanza nel periodo di Castruccio e dopo le lotte tra questi e la parte guelfa fu affidata alla famiglia Antelminelli, questo ci spiega il nome dato al paese. Alterne furono le vicende di questa località come un po’ di tutti i paesi della Toscana, del resto; nel 1600 fu colpita da una terribile pestilenza e dopo questa calamità cominciò il fenomeno dell’emigrazione ed i coreglini portarono un po’ in tutto il mondo le statuine di gesso o “stucchini”, come si chiamavano un tempo, che li resero famosi  e che qui si stampano ancora. C’è appunto un museo che potremo visitare magari dopo aver partecipato alla marcia organizzata dal locale Gruppo Fratres che ci porterà in luoghi incantevoli dai panorami suggestivi che secondo la leggenda sarebbero popolati da fate, genietti, linchetti ed orchi buoni (vedi Buca delle Fate). Ma oltre ai luoghi ameni ed alle bellezze naturali chi sarà interessato potrà anche visitare , oltre alla già citata chiesa di San Michele, la goticheggiante Cappella di San Filippo annessa alla chiesa nel XIV sec., e la chiesa di San Martino, l’elegante Palazzo Comunale con portale a bugnato nero, Palazzo Rossi e altro ancora.  Comunque nel nostro girovagare podistico le bellezze della natura, specialmente in luoghi come quelli che percorreremo a Piano di Coreglia e dintorni, faranno nel nostro cuore la parte del leone.

 

 

IL RITORNO DE “ IL GLOBO VERDE”

 

Dopo  un’interruzione di alcuni anni il 20 giugno p.v. torneremo a correre a Ghezzano per la “XII Quattropassi tra i prati di Ghezzano” -  Memorial Antonio Gentilini, di km.3-6-10-22 organizzata da “il Globo verde”. Il percorso sarà senza dubbio prevalentemente pianeggiante e sicuramente nel primo tratto si svolgerà attraverso Via dei Condotti lungo le belle arcate dell’ Acquedotto mediceo per giungere poi attraverso sentieri di campagna ad Asciano; qui passeremo davanti alla chiesa di San Giovani Battista dalla bianca facciata marmorea. Il nostro percorso si svolgerà poi attraverso l’abitato per iniziare successivamente la salita verso la cosiddetta “Villa del polacco” , per l’esattezza Villa Bosniaskj; di lui tra l’altro, passando per la piazza principale di San Giuliano concludendo la marcia di “Quelli della domenica”, abbiamo letto una lapide apposta vicino all’ingresso dell’abitazione cittadina di questo signore polacco che evidentemente predilesse i nostri luoghi. E la salita, erta e faticosa, sarà senza dubbio resa meno dura dal panorama che a mano a mano, salendo, si amplierà ai nostri occhi fino ad estendersi a 360° invitandoci ad ammirare il mondo attorno e ad individuare luoghi a noi ben noti. Poi marcia indietro, scenderemo un po’ a malincuore ripercorrendo sentieri di campagna per avvicinarci nuovamente alle belle arcate medicee e quindi al traguardo.

 

PONTE A EGOLA

 

Con punto logistico a La Catena, situata ai piedi del colle di Cigoli, ci ritroveremo domenica 13 giugno per partecipare alla “XIII Pesticciata bianco-gialla” organizzata dal Gruppo Podistico “Il Ponte” che appresterà per noi ben cinque percorsi  per tutti i gusti e tutte le possibilità fino alla distanza massima di 35 km. per coloro che appunto amano le lunghe distanze e che sono, si fa per dire, … insaziabili. Saremo a pochi passi da San Miniato e per chi è curioso vorrei ricordare come la toponomastica ci insegni sempre qualcosa : infatti la denominazione “ la catena” fa riferimento a quella catena posta un tempo a sbarrare l’importante via di comunicazione a passeggeri e mezzi  che avrebbero potuto proseguire il viaggio soltanto dopo aver pagato il pedaggio. Per fortuna noi non avremo almeno da pagare anche tasse di questo genere … potremo invece spaziare liberamente in un armonioso saliscendi attraverso una verde campagna nelle valli dell’Egola e del Chiecina, per luoghi ricchi di storia  e di tesori dell’arte come Cigoli, il medievale Montebicchieri, Agliati, Bucciano, S.Albino di Paesante . Stupendi e vari i paesaggi che si presenteranno alla nostra vista di volta in volta e respireremo un’aria che già si avvicina a quella del paesaggio fiorentino senza per questo perdere una sua specifica fisionomia. E poi che dire ? Chissà che cosa inventeranno i nostri amici de “Il Ponte”  poiché non manca certo loro la fantasia; lungo il percorso prepareranno senz’altro per noi qualche amena sorpresa, come hanno sempre fatto nelle passate edizioni, oltre all’ambito diploma per tutti i coraggiosi che si cimenteranno sulla “35 km.”

SAN ROSSORE

 

Non saprei che cosa dire di più di San Rossore che già non sia stato detto e che io non vi abbia riportato, poiché noi podisti delle Tre Province durante l’anno podistico visitiamo più volte questo meraviglioso parco percorrendolo ripetutamente in lungo e largo. Comunque non volendo dimenticare la  … “par condicio” nei confronti di ogni Gruppo podistico e ritenendo quindi giusto parlarne, vi dirò che torneremo in questa distesa oasi di pace anche il 6 giugno p.v. per il “ XXXI Trofeo Ospedalieri e VII Maratona del trapianto” (km.3-7-15), organizzati ovviamente dalla Podistica Ospedalieri. Ancora una volta questo polmone di ossigeno ci accoglierà con i suoi profumi, i suoi stagni, le sue pinete, i suoi boschi e se anche non vi troveremo più i dromedari che gli davano un tocco di eccentricità prima della seconda guerra mondiale, potremo comunque con un po’ di fortuna incontrare cinghiali, caprioli, daini, germani e conigli selvatici. E come sempre sarà bello correre spaziando senza pericoli in mezzo ad una natura ricca e generosa; se poi al dilettevole  si unisce anche la solidarietà  ed il contributo per la ricerca, che cosa possiamo volere di più ?

FORCOLI

 

 

 

Concluderemo il mese di maggio con la “XXXV Marcia delle Colline Forcolesi”. Forcoli si trova nel Comune di Palaia ed è costituito da una parte in collina, quella più antica,e da una parte in pianura, quella moderna. Se entriamo nel borgo medievale, possiamo trovare parte della vecchia cinta muraria ed altre tracce di vecchi edifici. Sappiamo che la sua ubicazione, particolarmente felice, la portò a sostenere aspre lotte a fianco dei Pisani; tuttavia ben presto sia Pisa che i suoi alleati dovettero sottostare a Firenze (1406). I Forcolesi ebbero una vita piuttosto travagliata e soltanto con i Medici prima ed i Lorena poi ebbero un periodo prospero e tranquillo anche se interrotto successivamente da una terribile pestilenza che li decimò. Prevalentemente agricola l’economia di Forcoli: olivicoltura e viticoltura, con assoluta prevalenza di vino rosso, ma non dimentichiamo il tartufo di cui la zona è ricca. Durante i percorsi predisposti per noi dal Gruppo Podistico “Nuova Primavera”, godremo di paesaggi boschivi e campestri e se la stagione si deciderà a mettersi d’accordo con il calendario, ci rallegrerà anche il prorompente giallo delle profumate ginestre, in un frequente alternarsi di saliscendi ora più dolci, ora più aspri.

 

TORRETTA VECCHIA

 

Lasciata Collesalvetti  e dirigendoci verso sud ci imbattiamo in un minuscolo borgo che può anche passare inosservato come un qualsiasi piccolo agglomerato di poche abitazioni dove non vien neanche l’idea di fermarsi. Eppure “Turrita”, l’odierna Torretta Vecchia in Val di Tora, ha una storia molto interessante e conserva anche molti reperti archeologici degni di considerazione. Questa località era infatti una antica “mansione” situata sulla via consolare “Aemilia Scauri” (109 a.C.), unica arteria che attraversava la Toscana in vicinanza del mare senza però passare  lungo la costa e costituiva quindi un luogo di sosta molto importante (“mansione “ = luogo di sosta) che aveva funzione di accoglienza  necessaria per il servizio postale, dove cioè i messi imperiali ed i viaggiatori potevano trovare ristoro, terme ed un letto per la notte  ed effettuare il cambio dei cavalli per proseguire in tranquillità e sicurezza il loro viaggio. Se pensiamo a tutto questo osserveremo forse Torretta con occhi più attenti ed interessati, tornando indietro nel tempo per immaginarci, noi abituati  a mettere in moto con disinvoltura la nostra auto, la vita e soprattutto il modo di spostarsi e di viaggiare nei tempi antichi. Ebbene, potremo visitare Torretta  il 2 giugno, Festa della Repubblica,  in occasione dell’ “VIII Trofeo Dino Valeri”, marcia organizzata dall’Associazione Torretta Vecchia che predispone per noi podisti tre percorsi (km. 5-10-18) piacevoli e vari in mezzo ad una verde e luminosa campagna. E procedendo in un alternarsi di dolci saliscendi passeremo anche per Castell’Anselmo e  potremo ammirare le distese di biondo  grano punteggiate da rossi papaveri e sentieri e boschi, immergendoci nel paesaggio toscano che per noi è uno dei più belli, se non il più bello in assoluto. I più interessati potranno anche visitare  i siti archeologici, i resti delle antiche terme  (1° sec d.C.) con mosaici bianchi e neri a motivi geometrici, le antiche pietre miliari e quanto il tempo ci ha conservato.

 

MIGLIARINO PISANO

 

 

Per la gioia degli amanti della pianura arriva il 16 maggio la marcia di Migliarino Pisano, “XXXII Scarpinata Migliarinese” (km.5-9-13-20) organizzata dal locale Circolo ACLI; qui se vogliamo trovare una salita dobbiamo magari inventarci uno scalino, perché neanche per entrare nel Circolo ne troviamo l’ombra…  Scherzi a parte, non ci sono dubbi che ogni tanto anche la pianura fa bene al nostro fisico e siamo sicuri che le nostre gambe ci ringrazieranno. I percorsi che affronteremo presentano aspetti molto piacevoli, tutti da godere e, a parte il passaggio più prosaico ma molto gustoso e gradito attraverso il ristoro offerto dall’ Azienda Agricola di Migliarino, potremo poi godere dell’aria salubre delle pinete, dei rumori discreti e dei profumi del sottobosco e delle bellezze di una marina e di un arenile selvaggi quali quelli di Vecchiano, con le sue dune e gli ammiccanti yucca vegeti e pungenti. Dopo tanta solitudine l’incontro con i pazienti e silenziosi pescatori, intenti a catturare le prede spesso contese da inquieti e svolazzanti gabbiani ;   e sullo sfondo le imponenti Apuane. Non so se quest’anno, come nel passato, i nostri passi ci porteranno in vicinanza del casolare dove era solito esercitarsi con i suoi “maiali” Teseo Tesei, ma vogliamo comunque ricordarlo perché anche nei luoghi più remoti ed impensabili si è scritta una pagina della nostra storia. Dopo tante bellezze, ritemprati nel corpo e nello spirito, giungeremo all’arrivo con il solo rimpianto che i nostri occhi non riescano a conservare tutte le immagini che si sono presentate alla nostra vista.

 

VOLTERRA

 

 

 

Il possente ed antico mastio e lo “spirito” della lunga “ombra della sera”, forte della sua antica modernità (custodita nel Museo Guarnacci), sembrano richiamarci in questa lucumonia etrusca che, altera, dall’alto domina due vallate, quella del Cecina e quella dell’Era. Quello di Volterra è un fascino cui è difficile resistere ed anche se giungiamo qui il 23 maggio per la “XXXVII Sgambata dei Colli Etruschi” (km. 4-8-18),  il nostro pensiero non rimarrà soltanto “pedestre”, ma subirà l’incanto che la magia di questi luoghi ha il potere di suscitare in ogni momento e con ogni condizione meteorologica. La Società Atletica Volterra, organizzatrice della manifestazione, ci permetterà di ammirare subito la stupenda Piazza dei Priori da cui partiremo dopo il consueto colpo di pistola e poi,  scendendo, potremo immergerci in una natura varia e ricca di profumi tanto da avere quasi la sensazione di trovarci in un’isola tranquilla e solitaria. Sulla via del ritorno, rientrando nell’abitato attraverso la monumentale Porta  a Selci, ci immergeremo nuovamente nelle bellezze artistiche di cui Volterra è ricca. Non mi paga il locale Ente del Turismo, ma vi assicuro che dopo la marcia rimanere a Volterra tutta la domenica sarà senza dubbio molto accattivante e soddisfacente, sempre che si sappia guardare anche con gli occhi dell’anima.

 

 

PIANO DEL QUERCIONE

 

 

Nella Versilia minore, non lontano da Massarosa, sulla strada che porta a Viareggio, tra le colline la zona lacustre ed il mare troviamo Piano del Quercione, verde e ridente paese dove l’olivo cresce rigoglioso  e si impone su tutte le altre colture; qui il clima è infatti particolarmente mite e quindi senz’altro adatto all’olivicoltura. Ci ritroveremo a Piano del Quercione  il 9 maggio per la “XXXIX Sgambata delle Colline Versiliesi” (km.5-10-18) organizzata dalla locale Misericordia che, in occasione appunto della “Sagra dell’oliva”, ci offrirà la possibilità di godere  di ampi panorami, di paesaggi vari e piacevoli in mezzo ad una natura esuberante e rigogliosa. Durante il nostro cammino, salendo, potremo ammirare il paese dall’alto  e ci renderemo conto di quanto sia cresciuto proprio in quelle zone un tempo paludose e desolate. poi bonificate e che ora ci appaiono verdi e fertili. Arriveremo così al Pitoro e percorreremo la strada panoramica che ci presenterà come sempre la vista delle Apuane, del Matanna, della Pania e dovunque ancora oliveti. In proposito potremo notare anche come la potatura tenda sempre più a fare allargare le chiome impedendone lo sviluppo verticale, garantendo così più abbondante e facile raccolta. Né si può tralasciare di notare  come a Piano del Quercoine si siano sviluppate anche altre attività, per esempio nell’ ambito dell’artigianato e del commercio, ma questi sono altri discorsi. Superato il bianco campanile di Bargecchia giungeremo quindi all’ Agriturismo di Campo Romano ed infine al bel parco di via del Guado dove potremo anche deliziare il nostro palato  con le olive preparate nei modi più svariati dagli organizzatori della Sagra. E, non dimentichiamolo, in questo giorno saranno festeggiate anche le mamme, penso se lo meritino !

 

MONTEMAGNO

 

Montemagno di Lucca, da non confondersi con Montemagno di Pisa e tanto meno con quello di Pistoia, si trova  sul colle omonimo. Passa di qui la Via Francigena, quella che gli antichi pellegrini percorrevano per recarsi a Roma. I primi documenti che ci parlano di questa località, munita con tanto di Castello, risalgono all' 804 e sappiamo che fin da tempi assai remoti, molte case di Montemagno sorgevano sparse sulle verdi colline e lungo la via che a buona ragione possiamo ritenere una diramazione della Via Cassia. Qui dominarono i Visconti, i Cattani, i nobili di Porcari ed i Paganelli. Proprio a proposito di questi ultimi per onore della cronaca vogliamo ricordare che Papa Eugenio III era proprio un Paganelli e che si scatenò una vera e proprio lotta tra Lucchesi e Pisani che entrambi si contendevano l'onore d aver dato i natali a questo pontefice; queste per noi oggi semplici curiosità che ci fanno quasi sorridere… Noi podisti veniamo qui ogni anno per la festa del 1° Maggio richiamati dalla locale Associazione Atletica che ha organizzato per quest'anno la "XXVII Sgambata" di 3-6-15 km. Come sempre percorreremo un tracciato vario e piacevole e sperando nel bel tempo, con lo sguardo potremo anche  spaziare dal Monte Pedone al Prana, alla Pania e al Gabberi. E come ogni anno ammiriamo  l 'annosa quercia di Porcari, vogliamo ricordare che qui si trova  un annoso leccio che avrebbe addirittura ottocento anni e che nonostante le tante "ferite" sembra resistere maestoso e imperturbabile al tempo, grazie anche alle cure che gli dedicano gli abitanti del luogo. In prossimità dell'arrivo,al termine della discesa che porta al paese, da pochi anni possiamo osservare il busto dedicato a Giorgio Gaber che nonostante cantasse " ma com'è bella la città" aveva scelto Montemagno come sereno rifugio.  

 

 

NUGOLA

 

Nugola, l'antica Nuvola o Nubilia, esisteva già nel IX secolo, ma solo nel 1553 nacque la Fattoria di Nugola che il Duca Cosimo di Firenze ed Eleonora di Toledo, sua consorte, istituirono; al suo interno fu anche costruita la piccola chiesa dedicata ai Santi Cosimo e Damiano che venne ampliata successivamente nel 1820. Nugola fa parte del Comune di Collesalvetti ed è situata sulla Via delle Sorgenti, praticamente ad un chilometro o poco più prima di giungere sulla Via Emilia (Aemilia Scauri); è formata da Nugola Vecchia e Nugola Nuova. L'appuntamento in questa piccola ma amena località del Livornese è per domenica 2 maggio. Qui ci richiama la Podistica Nugolese , Gruppo relativamente giovane, ma partecipe ed attivo, che quest'anno organizza l'ottava edizione della sua marcia, 42^ prova del Trofeo delle Tre Province. La zona di Nugola è completamente collinare, il fondo spesso sabbioso e presenta un alternarsi di zone boschive ad altre seminative, con paesaggi dolci e sullo sfondo le più alte colline del Pisano. I percorsi (3-6-12-18 km.) sono vari e piacevoli. Rimane solo da sperare che ormai il tempo ci permetta di fare finalmente un  "tuffo" nella primavera !

 

.

 

        SAN ROSSORE

                                      

Sabato 24 aprile torneremo nell'ampio  scenario del Parco di San Rossore  dove si svolgerà presso l'Ippodromo Alfea la "XXIX Strapazzata" organizzata dal Pisa Marathon Strapazzata Club A.P.D. Ancora ci immergeremo  nell'immensa area boschiva, regno quasi sempre indisturbato  di cervi, daini, cinghiali e numerosi volatili. Non ci sono dubbi che potremo respirare un'atmosfera diversa, più rilassata e più serena, quella di particolari giorni festivi che ci ricordano  le gite fuoriporta di un tempo,  giornate tutte da godere in mezzo ad una natura varia e generosa. La zona offre questa possibilità non solo  ai podisti di tutte le domeniche ma anche ad intere famiglie con bambini e ragazzi. A proposito di giovani ci auguriamo che queste occasioni permettano loro di appassionarsi a questo sport semplice e salutare e poco costoso rispetto a tanti altri. Come sempre cammineremo in lungo e largo per il parco in mezzo ad alti pini e ad una rigogliosa macchia mediterranea caratterizzata anche da frequenti stagni meta di abbeveraggio degli animali. A questo proposito se saremo fortunati avremo la possibilità di fare piacevoli incontri con  intere  famigliole di daini e cinghiali.

 

 

 

                MARLIA                                 

 

Alla base meridionale del Monte delle Pizzorne, immersa in un’amena campagna  cosparsa di ville, troviamo Marlia, il cui nome era un tempo Marilla e, ancor prima del Mille, Vico Elingo. Tra le ville non c’è dubbio che primeggia la Villa Reale: qui c’era il Palazzo dei Duchi di Tuscia e vi furono ospitati, in tempi diversi ovviamente, Ottone I e Ottone III. Nel basso medioevo questo possedimento passò  alla famiglia degli Avvocati, successivamente fu dei Bonvisi ed alla metà del ‘6oo degli Orsetti. che furono obbligati a venderlo ad Elisa Baciocchi ,che diede all’edificio l’assetto e la sistemazione che noi  oggi ammiriamo, dopo averne affidato i lavori ad un  architetto francese. Grandiosa è questa villa all’esterno  con le due palazzine neoclassiche  che racchiudono il cortile semicircolare; grandiosa è all’interno per il suo fasto e per gli affreschi della sala che valenti pittori abbellirono. Basterebbe pensare al soffitto della sala da ballo, dove possiamo ammirare  “La danza delle Ore” del Tofanelli. E che dire del giardino con i suoi specchi d’acqua che riflettono bianche statue marmoree ed ondeggianti chiome di alberi mosse dal vento nel fantastico effetto del “ mondo capovolto” ? E c’è inoltre il teatro del’600  da cui sembrano ancora uscire  dolci, incisive ed armoniose le note del violino di Paganini. A poca distanza, su un poggio, l’opera più notevole del Nottolini, la neoclassica Specola, un osservatorio realizzato per volere di Maria Luisa Borbone , di cui fu direttore  l’astronomo francese Pons e che ora, dopo un periodo di degrado, è stato per fortuna restaurato.

Ricordiamo ancora altre ville quali Villa Bruguier, col suo bel parco e le sue canore cascatelle; Villa Torrigiani, secondo alcuni il palazzo più grandioso del contado di Lucca, ritenuto erroneamente del’600 ed invece costruito nel 1500: è molto vario nella facciata anche per l’alternarsi del tufo giallo e della pietra grigia. All’interno  affreschi secenteschi con allegorie  e scene pagane. Il parco, particolarmente scenografico con i suoi viali adornati di statue, presenta tra l’altro uno dei ninfei più belli della Lucchesia, a pianta ottagonale. In questo palazzo principesco non poteva mancare il teatro.

E potremmo continuare con l’elenco e la descrizione delle ville che nella zona di Marlia sono numerosissime, ma ci limitiamo a parlare della cinquecentesca Villa Mansi il cui parco fu modificato nel tempo dall’architetto Juvarra e che risulta ora in parte giardino all’inglese ed in parte giardino all’italiana. E tanto per cambiare e per allargare il discorso su questa villa,  accenneremo anche ai misteri di cui fu protagonista Lucida Mansi, nata Sanminiati,  e sui cui amori si favoleggiò a non finire. Si dice che fosse una donna bellissima e che, per avere in cambio un trentennio di bellezza, avesse quasi venduto l’anima al diavolo. Amò molti uomini, che lasciava sempre febbricitanti, ma si estasiava soprattutto del suo corpo che le veniva riflesso dagli specchi totali di cui erano tappezzati le pareti ed il soffitto della sua camera. Anche sulla sua fine sono nate molte leggende: al termine del trentennio si dice che chiedesse una proroga al diavolo, proroga che non le fu concessa e finì velocemente ridotta ad un mucchietto di cenere. Ma c’è anche chi dice che vivesse una splendida  ultima notte di carnevale  guidando essa stessa a rotta di collo il suo cocchio, dopodichè cadde fulminata. Un’altra versione ancora la vuole pazza e inghiottita da una voragine apertasi nella sua villa di Segromigno. Le carte parrocchiali parlano in tutt’altro modo: sarebbe morta di peste e dedita  fino alla fine ad opere di carità. Comunque splendida è la Villa Mansi  ed ancor più suggestivo il suo fascino  perché avvolto dalla leggenda del fantasma della bella Lucida.

Verremo a Marlia il prossimo 25 aprile per la " XXXIV Marcia delle Ville” organizzata  dall’Associazione Podistica Marciatori Marliesi e avremo così moltissimo da vedere e da ammirare; qui abbiamo fatto solo un accenno, ognuno potrà completare  scegliendo, al di là di quello che è il bellissimo percorso tracciato, un suo personale successivo itinerario informativo-culturale. Con la speranza che tutti siano sempre consapevoli del rispetto che meritano queste bellezze della natura e dell'arte.

 

     SAN GIULIANO TERME                             

 

La terza domenica di aprile ci ritroveremo con "Quelli della domenica" a San Giuliano per la "VI Ecomarcia dei Monti Pisani". Il territorio di San Giuliano si estende tra la sponda destra dell'Arno, quella sinistra del Serchio, il Monte Pisano e la costa tirrenica. Non ci sono dubbi che questa zona fosse popolata fin da tempi remoti ed i motivi erano due : il suo marmo pregiato e le sorgenti di acque curative. Per quel che riguarda il marmo, le cave si trovavano nel M.Bianco, un' appendice del M.Pisano e  furono sfruttate soprattutto in epoca romana. Anche le acque curative erano ben conosciute e utilizzate dai Romani, tuttavia la leggenda ne attribuisce la scoperta alla Contessa Matilde. Noi in proposito vogliamo ricordare che nel centro di San Giuliano, in Piazza della Repubblica, quasi ai piedi delle colline, sorgono le attuali Terme, opera del Settecento compiuta da Ignazio Pellegrini . Certo è che le Terme, amate dagli Etruschi prima e poi dai Romani, come già detto, dal XVIII sec. in poi divennero luogo d'incontro  mondano, frequentato da personaggi celebri ed ospiti importanti come Giorgio IV d'Inghilterra, Gustavo di Svezia, Vittorio Alfieri, Percy B. e Mary Shelley, Carlo Goldoni e qui ci fermiamo.  La zona è  indubbiamente ricca di acqua, basta ricordare che nelle vicinanze, a Caldaccoli per l'esattezza, troviamo i resti di un acquedotto romano proveniente dal M. Parignana che nei tempi antichi riforniva Pisa. San Giuliano, essendo posta alle pendici di quei monti  "per cui i Pisan veder Lucca non ponno" si trova vicinissima a Pisa, anzi, per la precisione tra la città della Torre pendente e Lucca. Pertanto nelle nostre scorrerie podistiche nella zona potremo spaziare in lungo e largo tra storia e natura, tra presente e passato; infatti torneranno alla nostra mente la rivalità tra le due città, le lotte tra guelfi e ghibellini, le alterne vicende che precedettero il costituirsi del libero Comune. Ma spazieremo anche  tra il verde dei suoi boschi e nelle zone ardite e rupestri delle colline che fanno scudo a San Giuliano.
 

 

            MASSAROSA

                                               

Massarosa, l'antica Massagrausa (o Massagrosa)  da Grauso, nome personale germanico,  da molti è stato ritenuto il Comune "meno versiliese" della Versilia, ovviamente con disappunto dei massarosesi. In realtà sotto il profilo geografico il territorio di Massarosa è sensibilmente lontano dall'aspetto aspro e imponente delle Alpi Apuane, mentre dal punto di vista storico è molto vicino alle altre comunità della Versilia, come Viareggio e Camaiore con cui condivise le alterne vicende. Non dimentichiamo che dal 1801 al 1870 rimase sotto Viareggio, mentre Conca, Corsanico, Mommio e Stiava dipesero da Camaiore. Per addentrarci nel passato, possiamo ricordare che nel primo documento (932) in cui Massarosa viene citata,  risulta che il suo territorio comprendeva anche Montigiano e Gualdo; si tratta di un  documento relativo alla donazione della Corte di Massarosa da parte dei re Ugo e Lotario ai Canonici di San Martino, cioè del  Duomo di Lucca, “pro bono animae”. Prima di questa data probabilmente era costituita da vari fondi romani come la toponomastica dei luoghi dimostra. Verso il 1270 i Canonici di Lucca dovettero scendere a patti con i cittadini di Massarosa che fin dal XII sec. si erano costituiti in libero Comune, tant'è’ che i compiti alla fine furono divisi: ai Canonici spettava la nomina del Podestà e degli alti funzionari, al Comune compiti di bassa giurisdizione e di polizia. Certo è che i Canonici continuarono ad esercitare il potere mediante un Commissario praticamente fino a quasi tutto il XVIII sec.  Ma tornando a tempi a noi più vicini, se prima le risorse del territorio di Massarosa derivavano soprattutto dall’agricoltura e non era raro il fenomeno dell'emigrazione, oggi l’economia si basa sulla presenza di molteplici attività industriali nel settore calzaturiero, nel settore dell’escavazione e lavorazione delle sabbie, nel settore meccanico, in quello alimentare, delle confezioni e delle materie plastiche.

A Massarosa ci richiama la locale A.S. Atletica che organizza ogni anno la “Corrimassarosa,” giunta ormai alla 38^ edizione che si correrà l'11 aprile e che con il suo percorso ci farà spaziare non solo in mezzo agli argentei oliveti e  ai folti boschi della zona ma ci porterà anche a Gualdo, Panicale, al Pitoro e, con lo sguardo, molto più in là.

E per finire vorrei raccontarvi una cosa piuttosto curiosa di tanti tanti anni fa. A Massarosa, precisamente poco più in là, a Montramito, si facevano volare gli asini e questo costituiva un grande divertimento ed una grande festa per tutti, grandi e piccini: consisteva nel legare ad una sorta di filo scorrevole un asino munito di ali che veniva ad un certo punto lasciato scivolare verso il basso. Immaginate quale poteva essere la reazione del povero animale che si agitava in maniera pazzesca finché  non veniva liberato e fuggiva indiavolato vero i campi. In seguito il ciuchino fu sostituito con un animale finto, ma questo non piacque più e così la tradizionale festa finì per sempre con grande sollievo per tutti gli asini della zona.

                  CAPANNE                             

 

Sulla Statale 67, nel Valdarno, si trova Capanne, località del Comune di Montopoli, piccolo centro che pure ha un suo storico passato. Per quel che concerne il toponimo non pensiamo che quanto affermato da alcuni studiosi, e cioè che quando nei documenti si parla di località come Avane o Cavane, si debba vedere in queste il primo nucleo di Capanne; siamo piuttosto propensi a pensare che Colle, o talora Celle, sia veramente il nucleo primitivo dei questa frazione di Montopoli. A sostegno di questa tesi potrebbe essere il fatto che, a proposito delle scorrerie di Uguccione della Faggiuola, si narra che detto condottiero, impegnato a conquistare la Torre di San Romano, distante dal Colle circa due miglia, dopo aver varcato Castel del Bosco, non poteva accamparsi se non  sul colle delle Capanne. Quanto alla trasformazione del nome di Colle in quello di Capanne, si pensa che avvenisse  per questo motivo: nel mese di maggio del 1411, il Municipio di Montopoli, per sicurezza dei passeggeri e per propria utilità, ordinò la costruzione di un’osteria che costituì una discreta rendita al Comune; nel 1411 quella località ebbe il nome di Capanne, forse da quelle capanne rustiche che erano state costruite in servizio dell’osteria e anche come punto di appoggio e di sosta per i barrocciai impegnati nel trasporto dei mattoni (numerose sono sempre state le fornaci in questa zona). Nel 1790, quando fu costruita la Villa Pucci, l’osteria vi rimase all’interno; se ne costruì quindi un’altra sulla strada che si distacca da Montopoli e che sarebbe stata gestita da una certa famiglia Nucci, forse l’affittuaria della precedente osteria. Si racconta che qui  Pietro Leopoldo I sostasse di frequente perché, si dice, innamorato di una ragazza dei Nucci.

Quando il marchese  canonico Orazio Pucci ingrandì la Villa e nel 1827 costruì l’attuale cappella, Capanne ebbe un grande sviluppo ed un considerevole aumento della popolazione poiché vi si trasferirono molte famiglie addette ai lavori nella Villa e nell’osteria, essendo aumentato anche il transito dei passeggeri. Successivamente  si costruirono otto case e poi altre ancora e Capanne uguagliò quasi Montopoli.

Oggi Capanne è un centro molto industrioso ed attivo ed anche se non possiede opere architettoniche ed artistiche importanti ( la sua chiesa dedicata a San Giuseppe è moderna) ha tuttavia una sua storia che ci piaciuto raccontarvi. Così, quando verrete qui per la “Capanne Corre”, organizzata dal locale Circolo Ricreativo Sportivo-culturale, ne saprete un po’ di più.

 

                                             L A M M A R I
 
 
In mezzo ad una campagna ben coltivata, a breve distanza dalla Pesciatina, troviamo Làmmari nel Comune di Capannori. Il più antico documento del paese sarebbe dell’ 812, dove si parla della chiesa di san Cristoforo, dotata di ricche rendite da un signore longobardo e, secondo alcuni, uno dei monumenti più importanti dell’architettura romanica in Toscana. Costruita nel IX sec., era ad una sola navata, a tre successivamente dopo la trasformazione nel X sec.; fu restaurata in seguito nell’XI e XII sec. Altra chiesa di struttura romanica quella dedicata ai Ss. Jacopo e Maria Assunta; ha un campanile merlato e in alto, presso il portale, conserva un interessante bassorilievo del XIII sec. raffigurante un defunto la cui anima è raccolta da un angelo; anche all’interno pregevoli opere. A Lammari, il cui territorio era un tempo diviso in terzieri, sarebbero state scoperte tombe romane del II sec.d.C.; questo sarebbe il primo ed unico ritrovamento del genere nella pianura lucchese. “Buacce” sono state chiamate dai contadini del luogo e su queste hanno favoleggiato di visioni notturne e di cavalieri di fuoco, tipico esempio della fervida immaginazione e fantasia popolari. Verremo a Lammari il prossimo 28 marzo perché il locale Gruppo Sportivo organizza per noi ogni anno una marcia denominata “Tra le redole di Lammari”,giunta quest'anno alla sua 33° edizione, marcia che ci dà l’opportunità di visitare anche altre interessanti frazioni ricche di storia, quali Segromigno in Piano, Segromigno Alto, Camigliano con la Villa Torrigiani e la Villa del Teatro Santucci e soprattutto di passare su quelle che un tempo venivano chiamate “redole”, viottole erbose tracciate dal passaggio dei carri. A questo proposito ricordiamo che la zona era prevalentemente agricola e la proprietà molto frazionata ; oggi le redole sono soltanto un ricordo e le attività molto varie, specie nel settore terziario.
 

 

VORNO    

 

Poco dopo Coselli, la Casellae dei Romani che qui costruirono le loro ville, in un luogo che potrebbe sembrarci assai sperduto e solitario, prima della zona del Compitese, è situato Vorno il cui nome deriva dal feudatario Etwurno. Non ci sono dubbi che furono proprio i Romani a bonificare questa vallata: piccoli insediamenti sorsero infatti sulla sponda sinistra del Rio Maestro. Con i Longobardi Vorno acquistò importanza militare e politica e molti “arimanni” vi si stabilirono attratti dalla bellezza dei boschi e dalla selvaggina. In epoca medievale, finito il potere feudale; i vari nuclei si organizzarono in Comune ( un documento del 1151 ce lo testimonia) e questo significò progresso e sviluppo economico. A causa delle carestie e della pestilenza, nonché delle continue scorrerie delle Compagnie di ventura, alla fine del XIII sec. e per tutto il XIV  Vor    no si spopolò. Ma nei periodi tranquilli si bonificò la vallata, si fecero terrazzamenti che furono ricoperti di selve e di oliveti e  fu realizzato un sistema poderale con una produzione agricola più moderna. Infatti in questo periodo si diffonde quel tipo di costruzione tipico di queste zone, costituito dalla “chiusa” con al centro la casa padronale ed è una testimonianza urbanistica di grande valore storico. Di tutta la piana lucchese Vorno fu uno dei centri più vivaci, dove le grandi famiglie venivano a villeggiare con tutto il seguito. Agli inizi dell’800 Vorno fu unito al Cantone di Compito, poi al Municipio di Massa Pisana, finchè, dopo Maria Luisa di Borbone, passò definitivamente al Comune di Capannori. La popolazione cominciò a crescere consistentemente, la principale risorsa fu sempre l’agricoltura, ma si svilupparono altre attività, tanto che lungo il Rio Maestro e La Gora si contavano almeno venti tra mulini e frantoi, due cartiere ed un laboratorio tessile. Molto diffusa nell’800 anche  l’attività delle lavandaie, il cui lavoro duro e faticoso era molto apprezzato specie in città, dove tutti i lunedì, caricati i barrocci, esse andavano a consegnare i panni puliti ed a ritirare quelli sporchi. Oggi Vorno, detta giustamente “la piccola Svizzera”, tende a recuperare con grande impegno il suo passato, ristrutturando gli antichi edifici e con una serie di iniziative che mirano a far conoscere ed apprezzare questo luogo privilegiato dove noi podisti verremo il 7marzo per l’ormai tradizionale “Passeggiata tra i boschi” organizzata dalla U.S. Vorno giunta ormai alla 36^ edizione e dove possiamo godere di paesaggi ed ambienti veramente straordinari, con la speranza che restino tali.   In effetti però qualcosa è già cambiato; non partiamo più infatti dal cuore del paese bensì dal centro artigianale che offre indubbiamente maggiori comodità  e ampi spazi per i parcheggi, ma che d'altro canto diminuisce quel senso di armonia e di pace nel quale ci sentivamo pienamente immersi fin dalla partenza. 

 

 

                                             

 C                    CASCINA 

Sulla riva sinistra dell’Arno si trova Cascina su cui domina il Monte Pisano dal quale si staglia 

la Verruca ( m.536 s.l.m.)  con i resti della storica Rocca. Cascina è un importante centro del mobilio ed ha anche altre notevoli attività industriali quali quelle dei maglifici e dei laterizi. Di difficile decifrazione l’etimologia del nome forse da “Cassina”, termine etrusco latinizzato, nome col quale viene ricordata già nell’ XI sec. Di più semplice decifrazione invece il suo stemma: uno scrigno sorretto da due travi con la parola “Fides”; lo scrigno starebbe ad indicare l’oggetto dove i cascinesi riponevano i loro averi quando erano minacciati da calamità (anche i pisani avrebbero usato questo stesso oggetto) e la parola “fides” indicherebbe la fedeltà di Cascina a Pisa. Particolarmente importante Cascina in epoca comunale per la sua posizione geografica e strategica quale avamposto al controllo del territorio sotto il dominio di Firenze; da questo derivano molte delle vicende storiche successive. Una curiosità: fu proprio un bagno ristoratore in Arno quello che determinò la momentanea sconfitta dei Fiorentini guidati da Galeotto Malatesta, infatti il pisano Giovanni Acuto, saputo del momento di relax delle truppe avversarie, le attaccò; ma la battaglia durò a lungo e si risolse quando un soldato fiorentino uccise un’aquila proveniente da Pisa. Essendo ciò ritenuto di pessimo auspicio,  per i Pisani con lo scoraggiamento arrivò la sconfitta; particolari questi che a noi oggi fanno pensare ed anche un po’ sorridere.

Cascina fu poi molte volte saccheggiata ed occupata dalle Compagnie di ventura, tanto che per difenderla si decise di dotarla di una cinta muraria quadrilatera con torri in parte ancora esistenti, finché caduta Pisa, nel 1406 passò sotto Firenze. Comunque ogni volta che Pisa tentò di ribellarsi, Cascina fu sempre al suo fianco. Durante le lotte tra Siena e Firenze essa, in cambio alla fedeltà alla città del Giglio, ottenne molti privilegi. Il periodo di maggior squallore fu per la città del mobile quello con i Lorena. Solo nel 1848 inizia per Cascina l’era moderna, quando vi si costruisce la stazione ferroviaria  lungo la linea Firenze-Pisa e, grazie alla vicinanza del Monte Pisano fornitore di grande quantità di legname, vi nacque l’artigianato del mobile, trasformatosi oggi in industria; dal 1925 Cascina è sede di una Mostra Permanente. Noli podisti siamo presenti a Cascina più volte durante l’anno e precisamente, ma in particolare per Telethon e per la marcia “Dall’Arno alla  Verru’a” organizzata dal Gruppo Podistico”La Verru’a” e giunta ormai alla 34^ edizione.

Dal punto di vista artistico ricordiamo la meravigliosa pieve di Santa Maria Assunta.

Interessante all’interno della Porta Fiorentina l’Oratorio di San Giovanni costruito nel XIV sec. ed appartenente ai Cavalieri di Rodi prima e di Malta poi.

Potremmo continuare ma lasciamo all’interesse che abbiamo suscitato il compito di andare avanti…

Le nostre marce che spesso ci portano lontano dal punto di partenza, nei boschi, su per le colline, sono indiscutibilmente un’occasione unica per conoscere il nostro territorio anche per quel  che concerne l’arte e le vicende del passato ( a proposito di passato: non illudiamoci noi podisti, ben prima di noi sulla Verru’a  c’è salito Leonardo e precisamente il 23 luglio del 1503, ce lo dice Francesco Guicciardini, quando doveva collaborare al progetto dell’esercito fiorentino di deviare il corso dell’Arno da Pisa). Così il nostro correre e camminare non significa soltanto avanzare a piedi, ma per chi ne avverte l’esigenza, molto di più…

 

 

                    PORCARI  
                
 

          Il  piccolo territorio del Comune di Porcari appartenne per secoli       alla  vasta comunità di Capannori fino al 1913, quando una legge ne decretò l’      autonomia. Il distacco avvenne dopo molte battaglie politiche di cui si parlò abbondantemente sui due giornali locali “

La Campagna"   e  “L' Unione” . Tuttavia i problemi non furono risolti con l’acquisita autonomia; soltanto nel 1958, con una legge a favore dei Comuni depressi, Porcari vide finalmente decollare la sua autonomia divenendo, nell’arco di un decennio, un piccolo centro industriale  in grado di dare lavoro, non solo ai suoi abitanti, ma anche a molti immigrati. Un tempo Porcari era conosciuto soltanto per l’agricoltura e per le “corti”, piccole costruzioni rurali che contraddistinguevano un territorio estremamente frazionato; ora queste “corti” o sono sparite del tutto o sono state trasformate secondo le nuove esigenze.

Dell’antico borgo di Porcari si ha menzione per la prima volta in un documento del 780 custodito nel Monastero di Camaldoli, che ci informa di una donazione di beni, tra cui una “curtis ad Porcari”, fatta da tre fratelli pisani al Monastero di San Savino in Montione. Ancora in un documento del 952 si parla  di una “curtis”; forse lo stesso territorio del precedente documento ? Poiché non ci sono certezze la domanda è d’obbligo. Comunque non c’è dubbio che dalla “curtis”  si siano sviluppati poi il “castrum” ed il “burgus” di Porcari, che comprendeva ben ottantanove unità poderali . In altri documenti si parla anche del “castrum”  sorto sul Poggio di San Giusto, quello che ancora oggi è il simbolo del paese e spicca in mezzo alla pianura capannorese, e dove probabilmente un tempo sorgevano due chiese, una per il “burgus”  ed una per il “castrum”. Nel XIV sec. c’è invece una sola chiesa, la cui bianca facciata, rifatta alla metà del 1700, spicca ancor oggi, nitida, affiancata dalla maestosa torre campanaria.

Su Porcari dominarono le famiglie dei Di Poggio e dei Porcaresi; questi ultimi furono particolarmente potenti e ricoprirono cariche politiche di primo piano, tanto che Lucca, temendone il potere, distrusse i due Castelli. Sulle rovine di uno di questi i Di Poggio costruirono la bella villa che ancora oggi ammiriamo a sinistra della chiesa.

Con Porcari noi podisti abbiamo un appuntamento annuale richiamati dalla Società Atletica locale che ha un ricco sponsor e che attira moltissimi marciatori non solo dalla Toscana, ma anche da altre regioni. Grazie a questa opportunità, lungo il tracciato della marcia di Porcari possiamo visitare la frazione di Turchetto, ammirare dal basso l’arroccato paese di Montecarlo, godere della bellezza dell’annosa gigantesca quercia, passare per l’antica via francigena ; e se non bastasse aggiungiamo che Porcari è il paradiso per chi ama   i ranocchi tanto che ogni anno vi si organizza una sagra che richiama un gran numero di ghiottoni. E poi rane e ranocchi, a chi è più acculturato, si fa per dire, richiamano alla mente niente meno che la famosa “Batracomiomachia” e non solo quella… Ci vedremo dunque a Porcari il 21 febbraio.

   


           SAN MINIATO
                             

A San Miniato Basso saremo il 14 febbraio. Dalla distinzione tra San Miniato Basso e  Alto potremmo essere tratti  in inganno e pensare che il primo rappresenti il presente ed il secondo il passato;  in effetti così  non è , poichè esistevano ambedue fin da tempi remoti, comunque due volti di una realtà complessa di grande interesse. Ci muoviamo proprio da San Miniato Basso quando arriviamo qui per il Trofeo Casa Culturale, organizzato dalla Polisportiva locale, ma i nostri passi si dirigono poi verso quella “città” allungata ed arroccata su tre colli della cui cinta muraria resta ben poco, quasi si fosse spogliata di quel passato che, invece, è presente in ogni suo angolo, in ogni piazza, in maniera molto incisiva, diremmo quasi insistente, là dove chiese si alternano a palazzi signorili, ad abitazioni di popolani ed è possibile, se ben si osserva, distinguere il Medioevo dal Rinascimento.

I contrasti  convivono se pensiamo alla grande fioritura di chiese e conventi in una San Miniato per lungo tempo ghibellina e sede di vicari imperiali già nel 1113.

E parliamo delle origini: nel piano il borgo di San Genesio, su cui prevalse poi Vico Wallari (toponimo longobardo) e per lungo tempo il primo fu la Roncaglia della Toscana perché qui si fecero congressi per paci ed alleanze e diete di popolo e sacri concili. Comunque la parte alta di San Miniato poi finì col prevalere proprio per scelta della popolazione che dal piano cominciò a spostarsi sulla vicina collina, dove il Castello esisteva già da qualche tempo, mentre San Genesio fu distrutta e di questo non sappiamo dare spiegazione alcuna.

Le guerre tra Guelfi e Ghibellini furono lunghe ed aspre specie nel XII sec. e non poteva essere che così, se pensiamo alla posizione di questa ”città”, punto strategico e vera e propria vedetta nel cuore della Toscana. La popolazione tuttavia non accettò sempre di buon grado la dominazione tedesca, tanto che ad un certo punto San Miniato entrò a far parte della Lega Guelfa; comunque sia, seguì sempre le sorti della Repubblica Fiorentina.

Fra gli ospiti illustri di San Miniato ricordiamo il Barbarossa, Enrico IV, Ottone  IV e Federico II che vi soggiornò a lungo e che nel 1240 vi fece costruire la Rocca che ne è un po’ il simbolo e che possiamo ammirare dalle più svariate posizioni. Più in basso rispetto alla Rocca c’è la Cattedrale, posizionata davanti al Palazzo, probabilmente sede del Vicario imperiale; costruita attorno al XII sec.; soltanto dopo prese l’aspetto attuale fino a raggiungere di lato la Torre di Matilde, ora Torre Campanaria, che un tempo in effetti faceva parte del sistema difensivo. L’esterno della facciata conserva la struttura della chiesa romanica, in cotto, con tre rosoni, uno sopra ogni porta di ingresso, mentre l’interno è stato più volte rimaneggiato. Ricordiamo poi la chiesa di San Francesco, nata sull’antico piccolo tempio dedicato a San Miniato e terminata nel 1276, cui fu aggiunto poi il Convento; la chiesa domenicana dei SS. Jacopo e Lucia del 1330 la cui facciata è incompiuta, all’interno una sola navata mentre un tempo era a tre; il Palazzo Comunale del XIV sec. con affreschi; il Palazzo Vescovile del 1622 (un tempo questo era il palazzo del Capitano delle milizie); la chiesa del Loretino del XIV sec. costruita come chiesa dei Capitani del Popolo; il Palazzo Grifoni ed il Conservatorio di Santa Chiara… L’elenco potrebbe continuare, ma in questa sede non è il caso e quindi ognuno, se lo vorrà, potrà proseguire nella sua visita culturale.

Noi durante la nostra “visita podistica” spaziamo anche nel territorio circostante immergendoci nel tipico paesaggio toscano.

E per finire una curiosità: a San Miniato insegnò e soggiornò Giosuè Carducci che, con la sua penna, rese sì famose le stridule cicale, ma finì il suo soggiorno con una precipitosa fuga per i debiti contratti (poi pagati fino all’ultimo centesimo) a causa del suo stipendio…da professore !

 

 

 

               PONTASSERCHIO

Fino alla metà del secolo scorso, Pontasserchio aveva come principale risorsa l’agricoltura e la popolazione era costituita prevalentemente da agricoltori, braccianti e piccoli proprietari terrieri; in questo settore particolare rilievo ha avuto l’Azienda Agricola “Fattoria Mazzarosa” che inglobava una bella villa settecentesca con il suo parco, distrutta da eventi bellici. Dopo gli anni ’50 le attività sono divenute molteplici e si sono diversificate, infatti c’è stato un notevole sviluppo artigianale e commerciale.

Per finire ricordiamo il Teatro Rossini, recentemente restaurato, e la sua Filarmonica.

Proprio dal Piazzale antistante il Teatro Rossini partiva un tempo la marcia denominata “Dal fiume Serchio ai Monti Pisani”, organizzata dal Gruppo Podistico Rossini (oggi parte invece dal Circolo Arci di Pappiana, sede del Gruppo e del Cims). La marcia con il suo percorso porta  i più arditi fino al Monte Capanne.

 

 

 CASCINE DI BUTI

A fine gennaio affronteremo la 31° edizione della  Maratonina delle Colline Cascinesi sui vari percorsi di km. 3-6-12-18-25  e, come già dall'anno passato, anche 30 km. per il piacere dei podisti insaziabili. Cascine di Buti si trova in prossimità di Buti e fu senz'altro terra di confine, contesa tra Lucca, Pisa e Firenze come la toponomastica ci ricorda (via della Dogana), ma niente è rimasto del suo passato. Percorso un tratto della  Sarzanese Valdera inizia sulla destra una lieve salita al culmine della quale avverranno le prime  scelte tra i vari percorsi. Coloro che opteranno per i tracciai più lunghi affronteranno una salita piuttosto ardua che porta  a Castel di Nocco ( dal nome di una prestigiosa famiglia locale). Poi ancora salita, ora in mezzo al bosco, per i tre percorsi più lunghi. Alle zone boschive si alternano estesissimi uliveti che ricordano che Buti è nota anche per il suo pregiato olio.. E' questa una zona molto ricca di acqua ed ogni tanto qualcuno con taniche e bottiglie varie fa rifornimento del prezioso dono della natura. Superata località Pruno (il monte Pruno è quello che sovrasta Buti),  il percorso  prosegue nel bosco per raggiungere Aspro e la salita si fa ancor più dura. Chi affronterà la 30 km. raggiungerà la zona delle antenne del M.Serra da cui è possibile godere di un ampio panorama. La 18 km., scenderà attraverso un sentiero  per giungere a Buti .Dopo località Fabbrette percorso un tratto di via Panicale il tracciato proseguirà tra gli olivi fino ad un posto di ristoro dove convergono anche i percorsi delle più lunghe distanze. Superato  l' Agriturismo il Saracino, l'arrivo non sarà molto lontano ma girando e rigirando nel bosco potrebbe quasi divenire un miraggio. Poi finalmente intravedendo l'arco dell'arrivo ed i capannoni del Gruppo Cionamarket il miraggio si concretizzerà, anche materialmente, stringendo in mano la ormai tradizionale boccetta dell'ottimo olio di Buti.

                       

                                       

 

 

     ZAMBRA

Zambra, situata tra Caprona ed Uliveto, deriva il suo nome  dall'omonimo torrente, ora appena un rivo, ma nel passato assai vorticoso al punto che nel 1778 provocò frane assai rovinose nella zona di Calci. A Zambra saremo il 24 gennaio, per una marcia di km.6-12-18 organizzata a scopo di beneficenza da Unicoop Firenze, Arci, Centri Missionari della Toscana e Movimento Shalom. Luogo di ritrovo e partenza il Circolo ARCI presso il Campo Sortivo locale. Dopo Caprona su cui sovrasta la torre citata da Dante, il percorso proseguirà lungo lo Zambra e quindi verso Calci  e la sua splendida Certosa per affrontare poi una lieve salita, poi però sempre più decisa, che condurrà a Caprile di Sotto, un minuscolo agglomerato immerso nel silenzio. Dopo Caprile la salita si farà abbastanza dura e continua, allargando la vista su splendidi panorami che giungono sino al mare. Dopo la chiesetta di San Bernardo, con annesso omonimo  agriturismo, giungeremo al punto più alto. Successivamente, dopo un bivio, troveremo località Tre Colli; quindi salendo  ancora giungeremo in un tratto in mezzo agli olivi, pianeggiante e panoramico che porta ad un altro piccolo pittoresco agglomerato, Castelmaggiore con le sue cascatelle. Il percorso volgerà quindi nuovamente verso Calci e, in località Tra due Zambre  abbandonato l'abitato, proseguirà ancora lungo lo Zambra fino a Caprona. Attraversato l'Arno, dopo un brevissimo tratto d'argine, al termine di un bel percorso, un po' impegnativo ma molto vario e piacevole, finalmente il traguardo. Per chi ama l'arte consigliamo una vista alla chiesa di Sant' Jacopo, un tempo San Torpè 

 

AL CEP DI PISA

 

Con la "Corri il paese dei cavalli" organizzata dal G.P.Due Arni per il 17 gennaio saremo nuovamente a Pisa e precisamente a Barbaricina. Sulle origini di Pisa ci sono moltissime leggende, comunque da tutte quante si deduce che questa città ai tempi della guerra di Troia già c’era. Parlare di Pisa in maniera concisa, e in questa sede, sarebbe dunque un compito assurdo; del resto i percorsi  predisposti (km.2-6-13-21) non interessano il centro urbano, ma si orientano su San Rossore, dove basta affacciarsi nel suo verde profondo, tra i suoi viali  a largo respiro per provare  quasi un senso di incantesimo.  L' ex paradiso reale, con la sua vegetazione e la sua fauna, esercita ancora un profondo fascino nonostante i danni subiti durante l'ultima guerra e l'inquinamento del mare che ad ogni libecciata lo cosparge di veleni. Come sempre partiremo dunque dal Villaggio CEP dove si trova il Circolo punto logistico della manifestazione e dopo l'attraversamento dell'abitato ci immetteremo sul lungo viale che porta alla ricca riserva di ossigeno e di verde  costituita dal Parco di San Rossore-Miglarino-Massaciuccoli. All'interno del Parco cammineremo in lungo e largo attraverso sentieri  sterrati e viottoli erbosi e se avremo fortuna  forse potremo anche imbatterci in qualche famiglia di cinghialotti o di agili cerbiatti, come ci è capitato altre volte.


 

A CAPANNOLI  con … "IL BARROCCIO"

 

La mattina del 10 gennaio Capannoli ci attende per la Sbarrocciata. L'antica Capannule, si trova poco dopo Ponsacco sulla Volterrana ed è posta sul pendio di un colle quasi a controllo della piana  dell'Era; in questa zona sono stati rinvenuti alcuni reperti etruschi, poco oltre sono state ritrovate monete di epoca imperiale e due colonnine di pietra  che inducono a pensare ad un'origine romana, tuttavia le notizie più attendibili su questo abitato sono di epoca medievale, e non vado oltre. Verremo qui infatti per la marcia organizzata dal "Barroccio Club"  cui parteciperanno gli aderenti al Trofeo delle Tre Province ed al Trofeo Pisano. Come di consueto tre saranno i percorsi (6-12-18 km.) con partenza da Piazza Garibaldi, luogo di raduno e di partenza. Lasciata alla nostra sinistra la chiesa di San Bartolomeo, proseguiremo fino a raggiungere la chiesa della Ss. Annunziata, completamente ristrutturata nel 1714, dove si trovano due statue attribuite al "Cieco di Gambassi" ed una terza statua di scuola robbiana che rappresenta San Bernardino; e c'è dell'altro ancora, ma lascio alla curiosità di chi si imbatte per caso nella lettura di questa breve presentazione del percorso l'iniziativa della ricerca. Sarà poi la volta di Santo Pietro Belvedere, senza dubbio particolarmente importante in epoca feudale, ce lo conferma il suo Castello  dotato di una triplice cinta muraria. Dopo aver attraversato il paese  scenderemo in scioltezza verso l'aperta campagna godendo, se il tempo ce lo consentirà,  di stupendi panorami tra i quali la vista degli Appennini . Il paesaggio nel quale si svolgono i tre percorsi è senza dubbio quello tipico toscano, il più bello e suggestivo che molti ci invidiano e dal quale molti artisti spesso vengono quasi stregati. Tornati nuovamente a Santo Pietro passeremo poi per Solaia e poi ancora per la campagna fino alla periferia di Capannoli, nella zona più nuova e moderna, testimonianza di come questo paese, da sempre operoso, si sia espanso e   come, oltre all'attività esclusivamente agricola di un tempo, oggi abbia anche risorse artigianali ed industriali d un certo rilievo.

 

 

                               

         BOZZANO                                       

 

Sempre in Versilia, nella bellissima Versilia minore, e precisamente nella zona sud-orientale del Comune di Massarosa, si trova Bozzano, un tempo feudo degli Ubaldi e ben difeso addirittura da tre castelli: quello di Loglia, quello di Chiatri e  quello di Montramito. Di queste fortificazioni oggi rimane ben poco e soltanto a Chiatri possiamo rintracciare  i ruderi del Castello; infatti  la repubblica di Lucca, desiderosa di aprirsi un varco al mare attraverso il Monte Quiesa, spazzò via tutto quello che poteva costituire un ostacolo. Proprio in questo periodo (1200) si vide il declino degli Ubaldi di Bozzano che dovettero rinunciare ad ogni diritto feudale, ritirarsi a Lucca  e dedicarsi ad altre attività quali la mercatura e la carriera civile. Divenuto libero Comune, Bozzano fu afflitto da terribili calamità naturali che ne decimarono la popolazione; la situazione fu migliore nel XVI sec. quando una cava di pietra portò lavoro agli abitanti.

Di questo benessere sono testimonianza una nuova chiesa e la Villa Poggio, poi Conti, il più interessante edificio di questa località. Successivamente vi sorsero numerosi opifici artigianali che si sono trasformati, in tempi più vicini a noi, in vere e proprie industrie, specie nel settore calzaturiero. Non mancò tuttavia nella zona il triste fenomeno dell’emigrazione; molti cercarono di andare all’estero, specie in Brasile, a cercare fortuna e si distinsero per la loro capacità  e doti di intraprendenza. Basterebbe ricordare come esempio quel Pietro Morganti cui, a Porto Alegre, è stato dedicato addirittura un monumento. Molti degli emigranti non hanno però dimenticato la loro terra di origine ed una volta tornati in patria si sono costruiti quelle linde e curate villette che noi oggi possiamo ammirare.

Noi podisti delle Tre Province veniamo a Bozzano per partecipare alla marcia denominata “Attraverso le Colline pucciniane” e organizzata dal locale Gruppo Fratres, marcia che ci dà la possibilità di spaziare dall’alto ed ammirare verdi panorami e luoghi particolari quali il già citato Castello di Chiatri, la Villa Samminiati .

 

 

 

  SANTA CROCE

 La prima marcia del 2010 sarà a Santa Croce  (come tutti sanno il paese delle scarpe e quindi delle concerie) , che si trova vicino alla sponda destra dell'Arno, nel Valdarno di Sotto.  Secondo lo storico canonico Giovanni  Lami, l'attuale paese si sarebbe formato più o meno attorno al Mille su iniziativa di alcune famiglie lucchesi che dopo essersi stabilite qui costruirono un piccolo oratorio per conservare e venerare un antico crocifisso e di qui il nome del paese. Le complesse vicende successive le lascio all'interesse ed alla curiosità di ciascuno, ma è già abbastanza significativa la  particolarità dello stemma  di questo Comune, per metà formato da quello di Firenze e per metà da quello di Pisa, ad indicare sinteticamente l'alternasi delle potenze che incisero maggiormente sulla storia locale.

Per quanto riguarda la nostra maratonina (km. 3-7-14-21-30), giunta  ormai alla 16^  edizione, essendo presenti i tre Trofei saremo indubbiamente molto numerosi. Il luogo di ritrovo e partenza è presso lo Stadio Masini. Il percorso prevede l'attraversamento dell'Usciana, per fortuna meno maleodorante di un tempo, arriveremo  in località Cerri dove troveremo i primi bivi. Notevole parte del percorso si svolgerà nell'ampio e  vario  parco delle Cerbaie dai pittoreschi sentieri, ruscelli e ponticelli, mentre sullo sfondo ci appariranno gli Appennini innevati. Ovviamente la vegetazione boschiva si presenterà nella sua veste invernale, ma non per questo meno attraente e gradevole.  Giungeremo quindi  al Parco Robinson  e siamo sicuri che anche quest'anno gli Spensierati (cui auguriamo di esserlo oltre che di nome anche di fatto) avranno escogitato qualche simpatica sorpresa presso i lauti e appetitosi ristori. Una lunga ed agile discesa,  comune a tutti i percorsi, ci riporterà in località Cerri e quindi in dirittura di arrivo pronti a rifocillarci con pane agliato e salsiccia (così speriamo…in barba a tutte le diete !). Il tutto con la speranza nella clemenza del tempo.

 

 

 

 

 

 

 A CASCINA PER TELETHON

Cominciamo il 5 dicembre (sabato) con la "Corri per Telethon". Come ogni anno il punto logistico è a Cascina (PI), Corso Matteotti; la partenza è prevista per le ore 15,00 e come sempre i km. predisposti saranno 2-5-10. I motivi per cui corriamo sono molteplici: c'è chi corre per vincere (questo nelle competizioni), chi per mantenere la linea, chi per smettere di fumare, chi per socializzare e  combattere la solitudine, chi per godere delle bellezze della natura, dono incomparabile; e sono tutti motivi validi e pregevoli, ma ce n'è uno che ritengo sia importantissimo ed è quello di partecipare per scopi di solidarietà e di sostegno. Quindi con la marcia di Cascina, organizzata dal Comitato Telethon, apriremo il nostro cuore alla solidarietà contribuendo alla raccolta di fondi a favore della ricerca sulle malattie genetiche. Riteniamo questa marcia, oltre che generosamente  e concretamente benefica, anche estremamente educativa  in quanto vedrà anche la presenza di numerose scolaresche con i loro insegnanti ed i genitori. Potremo anche apprezzare  molte altre manifestazioni e forme di partecipazione  fattiva come la lotteria o la vendita di prodotti vari  realizzati con il cuore da chi vuol essere in qualche modo presente e valido nei confronti di coloro che sono meno fortunati perché affetti da malattie serie  spesso ancora da studiare e capire  per trovarne la cura. Che dire ? Partecipate numerosi, pensare anche agli altri è segno di civiltà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 A PONSACCO con i  "MOBILIERI""

Dopo Telethon domenica 6 dicembre ci attendono i percorsi della "XXXI Sgambata Mobilieri", con partenza da Ponsacco e punto di riferimento il locale Circolo Arci'. Come sempre all'inizio percorreremo la periferia di Ponsacco tra villette di recente costruzione per entrare quindi in aperta campagna  ed immetterci poi su una larga strada sterrata lasciando alla nostra sinistra il complesso agrituristico "Le Torri". Separatici dai podisti della mini,  al termine della salita detta "

La Galletta" troveremo il secondo bivio: la 14 a sinistra, la 19 a destra. Quest'ultima procederà verso Perignano, notevole e vivace complesso artigianale e commerciale. Proseguiremo quindi attraverso la campagna e poi per un sentiero boscoso fino  alla strada asfaltata che percorreremo velocemente almeno fino al ristoro. E di nuovo nel bosco attraverso un percorso caratterizzato da piacevoli e dolci saliscendi. Giungeremo quindi a "Il Pianeta Verde e poco dopo di nuovo sull'asfalto per arrivare a Cevoli.  Da qui scenderemo sulla provinciale (Zona Bagorzina) e deviando sulla sinistra arriveremo tra vigneti ed oliveti all'Agriturismo San Martino. Procederemo quindi di nuovo in mezzo ad un bosco ancora una volta verso l'Azienda Agricola "Le Torri", ormai abbastanza vicini all'arrivo, al termine di una piacevole sgambata attraverso il verde.

                                               

                   FORNACETTE

Fornacette, il cui nome è inequivocabilmente legato alla presenza di fornaci in questo territorio, ebbe, già dai tempi passati, la fortuna di trovarsi sulla direttrice Firenze-Pisa-Livorno e quindi interessata al flusso commerciale che qui si stava sviluppando; al contrario Calcinaia, suo Comune di appartenenza, andava perdendo progressivamente di importanza. Per quel che concerne le opere d’arte  ricordiamo la Madonna dell’Acqua, chiesa a croce greca, ricostruita nel XVIII sec. ed il Muraglione, eretto dal Governo Granducale per contrastare le rotte dell’Arno, al di là del quale domina il Monte Pisano. Sempre per contrastare le piene dell’Arno e proprio in prossimità di Madonna dell’Acqua, un enorme alveo vuoto, detto “il Trabocco”, serviva per convogliare le acque dell’Arno in piena mediante il taglio degli argini. Di esso resta oggi un lungo ponte con trentuno arcate, ridotte ad una serie di magazzini, sul quale transitavano i carri quando la ripa veniva rotta e l’acqua riempiva i canali. Uno degli ultimi impieghi del trabocco risale al 1761. Noi podisti delle Tre Province veniamo a Fornacette per il Trofeo W Le Donne  organizzato dall’omonimo Gruppo Podistico, ormai alla 18^ edizione.

Fornacette, centro alle porte di Pontedera, oggi è dedita soprattutto alle attività commerciali ed artigianali e vi sono presenti anche piccole industrie che portano ricchezza e benessere.

E per finire una curiosità letteraria: Fornacette ha dato i natali a Narciso Feliciano Pelosini, amico e poi nemico del Carducci, penalista tra i più famosi del suo tempo, nonché poeta.

               COLLESALVETTI

Collesalvetti, o semplicemente
 Colle, come molto probabilmente venne chiamata già in epoca romana, ebbe poi l 'aggiunta di Salvetti da "Salvetto", suo proprietario nel XIII sec. Nel passato la zona era molto paludosa e malarica, tanto che si ricorda che durante le lotte tra Pisa e Firenze le milizie di Luchino Visconti, accorse in appoggio ai pisani, dovettero darsi alla fuga a causa delle febbri malariche. Furono poi i Granduchi di Lorena a bonificare la zona meritando la gratitudine degli abitanti del luogo. Sarà il G.P. locale Arcobaleno ad accoglierci e a darci il via partendo dal Bar Marameo . Se siete degli attenti osservatori, e penso che i podisti dovrebbero esserlo, avvezzi come sono a spaziare in lungo e largo dalle colline pisane a quelle livornesi, dalla Lucchesia alla Garfagnana, da una parte all'altra della nostra amena e varia Toscana, dovrebbero venirvi spontanei il confronto e le differenze che si notano, anche a pochi chilometri di distanza, da una località ad un'altra. Durante la marcia di Collesalvetti ecco che ci immergeremo in quello che, a parer mio, è veramente un tipico paesaggio toscano in un alternarsi di campi coltivati, di altri lasciati a maggese, di boschi con alberi di alto fusto e folta macchia mediterranea, vecchi casolari separati magari da filari di alti e schietti cipressi dalla scura chioma e qua e là qualche fresco laghetto. Così sarà la nostra passeggiata tra le colline colligiane.

 

                                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  SAN CASCIANO   

A San Casciano l'Atletica Palmerino ci offre tre interessanti percorsi. Fatta eccezione per il percorso più breve, presso ché pianeggiante, gli altri presenteranno tracciati assai vari, in un alternarsi di saliscendi più o meno faticosi, ma assai gratificanti per la varietà degli scorci paesaggistici e panoramici attraverso l'abitato prima  e poi in mezzo all'aperta campagna con la vista delle colline, della Verruca e del Serra. Anche il punto logistico scelto dagli  organizzatori è pregevole, infatti di prima mattina, e poi all'arrivo, avremo modo di ammirare la meravigliosa basilica di San Casciano, del XII sec., in stile pisano Si tratta di una costruzione possente rimasta incompiuta, cinta sulla facciata da arcate; l'interno è a tre navate divise da colonne e da dieci pilastri. Queste sono alcune notizie per stimolare a visitarla ed a saperne di più. Dopo l'opera dell''Arte, quella altrettanto stupenda della Natura, nella quale potremo immergerci passando da Calci, Nicosia e per lunghi tratti in mezzo a estesi oliveti fino a Montemagno; poi, scendendo sulla via del ritorno, arriveremo a

 

La Corte e passeremo lungo il letto dello Zambra fino a Caprona; quindi alla meta per godere ancora della vista dell' antica basilica.

                                                                                      

 

                      

 

         LIVORNO  LUNGOMARE    

Il 1° di novembre la nostra marcia si svolge completamente sul litorale livornese, con la "Corri lungomare"(km.6-12-18) organizzata a Livorno dalla "Associazione Livorno-Donna, Salute e Cultura", con partenza dalla Stazione Marittima. Da qui proseguiremo passando per il Ponte Nuovo, il Cantiere, l'ombroso viale di palme e tamerici per giungere poi alla stupenda Terrazza Mascagni e ammirare il rinnovato Albergo Palazzo da una parte ed i rinomati Bagni Pancaldi - Acquaviva dall'altra. Saremo poco dopo alla storica chiesa di San Jacopo, un tempo lazzeretto, e quindi all'Accademia Navale, fiore all'occhiello della città labronica. E ancora passeggiata a mare, la Rotonda di Ardenza, ben nota tra l'altro per l'annuale mostra-concorso di pittura e scultura (Premio Rotonda), la Scalinata e così fino a Miramare. Percorreremo quindi a ritroso il cammino osservando quanto può esserci sfuggito e respirando a pieni polmoni l'aria salmastra e godendo della libertà che la marcia ci offre. Speriamo nel bel tempo ed in una partecipazione numerosa, dato che nel livornese ci veniamo così poco e per di più lo scopo per cui si raccolgono i fondi è così importante che non possiamo mancare.

 

 

 
                              MARINA DI PISA

A sud della foce dell’Arno e più precisamente tra la Tenuta di Tombolo ed il mare sorge Marina di Pisa che si snoda principalmente lungo un viale litoraneo dove sorgono abitazioni e stabilimenti balneari; infatti è essenzialmente una località di villeggiatura di origine piuttosto recente in conseguenza delle opere di bonifica e di regimazione del fiume. Al termine della litoranea possiamo ammirare le bocche d’Arno caratterizzate dai tipici “retoni” per la pesca su capanne a palafitta, dopodichè un bel viale di platani, Viale D’Annunzio, lungo circa 10 km., ci accompagna a Pisa. D’inverno Marina, un tempo paese di pescatori, quasi si spopola, per riprendere vita l’estate successiva, tranne rianimarsi talvolta durante le domeniche invernali di tempo buono per la passeggiata pomeridiana e magari dopo una puntatina al ristorante per gustare del buon pesce. Noi podisti delle Tre Province veniamo a Marina di Pisa per  la “Città Mare Pineta”, organizzata dal Gruppo Marathon Club di Pisa e giunta ormai alla 34° edizione. In questa occasione possiamo godere della vista del mare , respirare l’aria salmastra e soprattutto percorrere lunghi tratti nella pineta compresa tra Marina e Tirrenia, dove i profumi cambiano ed all’aria del mare si sostituiscono i profumi del bosco e l’odore intenso dei funghi. Ma quasi per ritornare alla realtà ci ritroviamo anche sulla strada asfaltata, magari nei pressi del Podere Lamone o lungo la recinzione di Camp Darby.

Una marcia dunque all’insegna delle bellezze naturali; e quale opera d’arte può uguagliare l’opera della natura ?

                                                               

                          STIAVA

 Stiava, nel Comune di Massarosa, deriva il suo nome da “tuguria sclava”, la capanna degli schiavi, infatti questo era il nome dato ad un piccolo agglomerato di capanne dove abitavano gli slavi condotti in Italia, come schiavi, dai successori di Carlo Magno. Infatti già nel 994, in un documento dell’Archivio di Lucca compare il nome di Sclava, località, come si deduce, molto antica. Qui doveva esserci un approdo per piccole imbarcazioni, sicuro e tranquillo, poiché in una zona circondata da colline. Dove di sicuro si trovasse questo porto non si sa; anche la base del campanile della chiesa, di forma rotonda, è molto insolita e strana e probabilmente era la base di una rocca, questa è l’ipotesi più accreditata; secondo altri potrebbe essere un punto di segnalazione dell’antico porticciolo. Pochi sono i documenti su Stiava, ma senz’altro era un centro attivo e dinamico se si pensa all’importanza della sua chiesa che doveva pagare annualmente alla Santa Sede 150 lire di decime, come risulta da un estimo del 1260, somma altissima per quei tempi ! A questo proposito ricordiamo che l’attuale chiesa di Santa Maria avrebbe dovuto essere trasformata nel 1835 in forme goticheggianti, su progetto del Nottolini, ma così non fu. All’interno pregevole fonte battesimale ottagonale.

Ricordate la peste del 1348 di cui ci parla Boccaccio nel suo Decamerone ?  Bene, in quella occasione a Stiava si salvò una sola famiglia. Oggi, nella pianura dove nel 1500 fu per la prima volta coltivato il riso in Versilia, non c’è più traccia di quella zona paludosa (Gora di Stiava), ma rigogliosi olivi e belle viti e colture particolari come  fiori, fragole, asparagi e frutta. E nei giardini crescono aranci e limoni come in Liguria, poichè il clima è veramente dolce. Sulle colline possiamo ammirare varie ville signorili, quali quella appartenuta al Duca di Lucca Carlo di Borbone; oggi è degli eredi della famiglia Toscano che la mantengono con grande cura in ottime condizioni. Sotto un platano, all’ingresso, c’è un pozzetto del Nottolini , di pregevole fattura. La facciata è a tre piani, è imponente anche se l’edificio non è molto grande perché largo, ma poco profondo; è circondato da un alto muro che recinge un giardino con palme, a destra un arco sotto il quale passavano le carrozze. A fianco dell’arco la Cappella privata del 1702, dedicata a Sant’Anna. La villa è senz’altro anteriore a quella data, poichè nel 1740 apparteneva già ai Mansi cui era stata venduta dai Bonvisi. Fu per molto tempo Casino di caccia, ecco perché non ha la grandezza né la maestosità di altre ville lucchesi.

Nella fattoria c’era tra l’altro una sorgente d’acqua ceduta poi dai proprietari al Comune per alimentare l’acquedotto di Mommio.

Altra villa , indicata anch’essa come Villa Borbone, si trova in località “Al Romito” su una collina del fianco nord di Stiava, purtroppo è in deplorevole stato.

Ci invita qui ogni anno la locale Società AVIS Donatori di sangue, che ci dà ancora una volta l’opportunità di visitare e conoscere la Versilia meno reclamizzata, ma più schietta e più a misura d’uomo.

La partenza della marcia non avviene più però , come un tempo, dal centro dell'abitato, bensì dalla località La Gulfa ( Montramito) poco distante dal paese.

                                   

               CASTELFRANCO  DI SOTTO

La pianta di Castelfranco, di forma quadrata, con cinque strade, attraversata da una strada maestra da levante a ponente, potrebbe farci pensare a Castelfranco come centro abitato di origine romana, in realtà è più sostenibile la tesi per cui sarebbe frutto di una strutturazione stratificata dell’abitato di epoca medievale , poiché due millenni fa, l’Arno, quasi sicuramente, formava in questi luoghi vastissime zone paludose che rendevano la vita, se non impossibile, certamente molto difficile. Uno storico afferma che Castelfranco nel XII sec. non esisteva “ se non nella dispersione di alcune parrocchie e precisamente di San Bartolomeo a Paterno, di San Michele in Caprignano, di San Matteo in Catiana, di San Piero sull’Arno”.  La costruzione del Castello, voluta dalla famiglia Cadolingi di Fucecchio, risale al 1215. Il nome primitivo del Castello era Vigesimo, dal nome della località in cui fu costruito ed in cui si ergeva la più antica chiesa di San Piero sull’Arno. Aveva forma quadrata, era sovrastato da varie torri e diviso in quattro quartieri che presero il nome dalle chiese già menzionate. Un secolo dopo la costruzione del Castello l’abitato acquisì il nome attuale poiché a chi decideva di abitare al suo interno venivano concesse esenzioni dalle imposte, quindi Castello “franco”; l’aggiunta successiva “ di Sotto” è semplicemente per non confonderlo con Castelfranco in provincia di Arezzo . Non ci sono dubbi che la posizione di questo paese nei tempi passati fosse molto importante e siamo certi che subì scorrerie e assedi essendo equidistante dalle tre maggiori potenze medievali, Lucca  Firenze e Pisa. Il 1300 è senz’altro una data storica per l’antica Vigesimo; infatti da questa data fino al 1328 ebbe piena  libertà di governarsi autonomamente avendo partecipato al trattato di pace tra Guelfi e Ghibellini stipulato a Napoli nel 1317. Nel 1328, durante la guerra  tra Lucchesi e Fiorentini, Castelfranco si affianca a Firenze e da allora termina per questo centro un periodo turbolento. Purtroppo nel 1333 una terribile alluvione dell’Arno causò danni gravissimi al centro abitato tanto che si dovette ricostruire ex novo  la cinta muraria e Firenze contribuì consistentemente. Proprio in questa occasione furono costruite le quattro porte di accesso al paese, che furono chiamate di Caprignano, Porta d’Arno, delle Campane e di San Bartolomeo a Paterno. Appena quindici anni dopo ecco che anche su Castelfranco si abbatte la pestilenza di cui parla Boccaccio nel Decamerone: soltanto 50 sarebbero stati i castelfranchesi superstiti.

Nei secoli successivi, grazie alle “regolamentazioni” del corso dell’Arno, in Castelfranco si ebbe un grande sviluppo agricolo e nacque un’altra attività che fu detta “dello steccolo”, cioè l’arte di rivestire le damigiane e fabbricare cestini. A differenza  di altri comuni limitrofi come Fucecchio e Santa Croce, gli abitanti di Castelfranco si opposero a lungo all’attività della conciatura delle pelli, cui acconsentirono soltanto dopo la seconda guerra mondiale. Così, al vecchio borgo, rimasto pressoché intatto, fa  ora contrasto una modernissima periferia costellata da una miriade di piccole e grandi industrie.

All’interno dell’antico centro urbano, interessante la chiesa del XIII sec. dedicata a San Pietro, ma di quell’epoca resta ben poco: una decoratissima lunetta in cotto ed altri frammenti della primitiva facciata. All’interno una statua di San Pietro di scuola pisana, un fonte battesimale di scuola fiorentina  del XV sec. e due statue lignee di scuola pisana del Trecento. A fianco della chiesa troviamo il Palazzo del Comune , edificio a portici del XV sec. e poco distante la già citata porta unica rimasta.

E con questo finiamo, noi che siamo giunti fin qui invitati dalla Podistica Castelfranchese a compiere il bel percorso nei dintorni di questa storica località.

 


    ULIVETO TERME

La strada che scende lungo il torrente Zambra ci porta prima a Caprona e poi ad Uliveto o più esattamente ad Uliveto Terme che si trova tra il Monte Pisano e l’Arno nel punto in cui questo sfiora le pendici delle colline. Questa località è un altro degli appuntamenti annuali per noi podisti che partecipiamo alla marcia  un tempo denominata  “ Da qui a lassù”, organizzata dalla “ Podistica Ulivetese “ ed ormai alla 28° edizione.

Uliveto è un centro di cure idropiniche  con fonti di acqua bicarbonato-sodico-calcica, ricca di elettroliti e di ioni minerali; e poi chi non conosce la famosa acqua ? (ce la ricorda anche l'uccellino di Del Piero !).  All’interno delle Terme, il cui stabilimento, sorto nel 1910, si trova dentro un parco, dobbiamo ricordare la piccola chiesa romanica di San Martino al Bagno, vicino al paese; è poi possibile visitare una cava di pietra.

Le ben note proprietà terapeutiche delle acque termali, le moderne attrezzature di cui il Parco è dotato ( piscina , campo da tennis, aqua-gym, sale per cerimonie e convegni) fanno sì che Uliveto possa  puntare sempre di più sullo sviluppo turistico. Non mancano poi in questa zona attività agricole di pregio (oliveti, frantoi).

 

Il percorso che la Podistica Ulivetese ci offre è sempre stato vario ed impegnativo, ricco di ampi scorci panoramici: toccava Caprona, ci portava verso La Verruca, poi attraverso la Val Graziosa fino  a Montemagno, Calci, Nicosia e poi di nuovo a Caprona con la sua storica Torre. Ma dopo il recente grave incendio sarà ancora questo il percorso ? Non mancano comunque i motivi per venire a conoscere Uliveto e dintorni.


 




GALLENO

 

Dove convergono le strade per Pontedera e Montecatini Terme, si trova Galleno la cui particolarità sta nel fatto che in parte si trova nel territorio del Comune di Fucecchio, in parte in quello di Altopascio; e, per essere più precisi ancora, vorrei aggiungere che la linea di confine segna anche i limiti di due province, quella di Firenze e quella di Lucca. Certo è che i paesi della nostra Toscana riescono sempre a sorprenderci e non solo per la loro storia, per le loro ricchezze artistiche, per le bellezze naturali, ma spesso anche per le loro peculiarità e singolarità territoriali, come in questo caso. A Galleno ci invita ogni anno la Podistica locale con la "Scarpinata delle Cerbaie" giunta alla 18^ edizione, sulle distanze di 3-6-13-21 km. e con punto logistico in Piazza della Chiesa. Il percorso che ci viene proposto è senza dubbio vario, in un alternarsi di saliscendi perché le Cerbaie sono modestissime alture che separano la Piana di Lucca dal Valdarno e che ci offrono ora zone di fitto bosco e macchia, ora aperte radure.  Percorreremo anche un tratto dell'importante e famosa Via Francigena o Romea che ci ricorda i numerosi pellegrini che "pedibus", magari con una sola misera bisaccia al collo si recavano a Roma. Altri tempi e tutta un'altra vita !



 

 

          
       

 

                                         

 CAPEZZANO PIANORE

Nella parte lucchese del versante marittimo delle Alpi Apuane, a m.343 s.l.m. sorge Capezzano Pianore, situato in pittoresca posizione tra boschi di castagni; è la seconda frazione del Comune di Camaiore dopo quella di Lido, è l’antica Capitianum o Podere di Capizio. Ludovico Carlo di Borbone, quando era a capo del Ducato di Lucca (1824-1847), dimostrò sempre una grande predilezione per questa località, posta a monte della via Sarzanese, che scelse come una delle sedi preferite dopo l’acquisto del Palazzo Orsucci. Vorremmo ricordare che di qui passa anche l’antica Via Francigena, cioè la via dei pellegrini che si recavano a Roma, naturalmente a piedi, come noi podisti, che non manchiamo all’annuale, appuntamento con la  “Cinque passi e mi rigiro” organizzata dal locale Gruppo Sportivo Misericordia. Ma torniamo alla Villa, comunemente detta delle Pianore che così come la vediamo oggi fu fatta costruire dal Duca Roberto di Borbone-Parma nel 1888. L’edificio si trova in mezzo ad un meraviglioso parco e giardino botanico, dove è possibile godere la vista di annose piante, anche esotiche, tra le quali alcune possenti sequoie e folti b oschi di canne di bambù e piccole stagni con le ninfee. All’interno, oltre alle splendide sale adibite oggi a sede di congressi e feste nuziali, una piccola ma preziosa cappella dove è possibile ammirare tra l’altro una riproduzione in misura ridotta del ben più famoso Volto Santo del Duomo di Lucca. Adiacente alla Villa ed in tutt’altro stile , il famoso Istituto Cavanis, fino a qualche anno fa attivo  centro di studi, oggi trasformato in albergo e gestito ancora da religiosi. Proprio a pochi passi da qui siamo a Valdicastello che possiede una delle più prestigiose chiese della Versilia, la Pieve romanica dei Santi Giovanni e Felicita, la cui decadenza iniziò nel 1700 e che rischiò di essere addirittura abbattuta nel 1835 per fornire pietre e materiale  per la costruzione della Dogana lucchese proprio presso Capezzano Pianore. E come non ricordare Montèggiori, un piccolo paese dove il tempo sembra davvero essersi fermato. La marcia di Capezzano è dunque un’occasione per spaziare ancora in Versilia, quella Versilia senz’altro meno reclamizzata e quindi meno nota ma senz’altro più a misura d’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 LUCCA DI NOTTE

E' sabato 5 settembre e si ricomincia …  In  realtà alcuni podisti non hanno mai smesso e durante l'estate hanno continuato con altri  Trofei !  E' il Trofeo delle Tre Province che inizia quest'anno podistico 2009-10 con "Lucca di notte" organizzata  dal Comitato Podistico Lucchese sulle distanze di km. 1-4-10 e con partenza alle ore 20,30'. Che dire di Lucca ? Si potrebbero riempire pagine e pagine di questa meravigliosa e nel suo genere "unica" città della Toscana le cui origini, peraltro oscure, sono sicuramente antichissime e risalgono ad epoca preromana. Probabilmente le acque del Lago di Bientina arrivarono a lambire il sito dove sorse l'abitato di Lucca. Infatti il termine "Luk",radice celtico-ligure, significava luogo paludoso. Molte furono le vicende, ma la fortuna di Lucca culminò nel M.Evo per la sua posizione di nodo stradale; vi convergevano infatti

 

la Via Cassia, la Via Aurelia, la Via Clodia Minor e praticamente quella importantissima chiamata Francigena o Romea. Non ci sono però dubbi che anche in epoca romana sia stata notevole : ce lo rivelano i ruderi della prima cerchia di mura, quanto resta dell'anfiteatro e potrei continuare, ma preferisco lasciare a chi  leggerà queste mie righe  il piacere di saperne di più …

Per tornare alla nostra attività di podisti voglio aggiungere che se Lucca è meravigliosa di giorno, di notte  (e con la Luna ! ) ha un fascino indescrivibile poichè riesce a suscitare emozionanti suggestioni attraversando le sue piazze, ammirando le sue numerosissime chiese, i suoi  campanili, le sue possenti quattrocentesche  mura , le torri ed i palazzi noti come " case dei Guinigi", un vero godimento dello spirito. A fine marcia ha prevalso poi l'aspetto prosaico, una vera e propria scampagnata  con cibo a volontà per i numerosissimi podisti che hanno dimostrato di gradire il farro, piatto tipico lucchese, l'altrettanto lucchese buccellato, l'immancabile bruschetta, il cocomero e quant'altro.

E domattina pronti in partenza per Ponte a Moriano.

 

 

 

 

          PONTE A MORIANO

Ponte a Moriano è l'unico centro del Morianese sulla riva sinistra del Serchio. Il suo ponte fu costruito attorno al Mille, ma alcune fonti storiche testimoniano la sua esistenza già nell’ 844. Sulla base di alcuni ritrovamenti questo ponte vanterebbe addirittura origini etrusche ad opera di un gruppo appartenente forse alla comunità di Bientina, spintosi fin lassù per commerciare il ferro dell’Isola d’Elba. Non c’è dubbio comunque che per la sua posizione geografica questa località fosse abitata fin dalle epoche più antiche . In periodi relativamente più recenti  gli ospizi, quali quelli di Sant’Ansano e della Nunziatina e la famosa leggenda di un notaio che, nei pressi del ponte raccoglieva il testamento di chiunque si avventurasse verso il nord, stanno a dimostrare l’importanza del luogo quale nodo stradale verso le regioni settentrionali. Per chi rimaneva è certo che l’acqua del fiume fu un elemento determinante per lo sviluppo delle attività connesse con i mulini, quali le cartiere, le tessiture e nondimeno l’agricoltura . Dal punto di vista artistico interessanti il campanile e la facciata della chiesa romanica dedicata a San Gemignano con tabernacolo rinascimentale, incontrata sul nostro percorso.

 

 

Il Gruppo Podistico che ci dà ogni anno l’opportunità di visitare Ponte a Moriano è la locale Croce Verde. Il tracciato con fondo misto e saliscendi di media difficoltà è risultato nel corso degli anni sempre vario e piacevole; tra le località che abbiamo attraversato negli anni passati ricordiamo Mastiano, di origine romana e munita un tempo di castello, Aquilea  amena borgata, già feudo dei Vescovi di Lucca e Sesto, sempre di origine romana e luogo di soste pere gli antichi viaggiatori come la toponomastica del luogo ci rammenta ( Locanda “

La Mora”). Quest'anno siamo tornati invece , come nei tempi più lontani, sul versante opposto per raggiungere ed ammirare il convento, opera del Nottolini, chiuso nel suo meraviglioso isolamento e pur ben visibile a distanza con la sua bianca facciata neoclassica. Questa pregevole  opera , fu eseguita tra il 1827 e il 1842 , modificando un preesistente cenobio del Mille. Anche di qui siamo passati,così, oltre ad aver goduto di favolosi scorci panoramici sulla pianura e sulle colline attorno, ci siamo senza dubbio culturalmente arricchiti, almeno così speriamo. Una curiosità: avete mai sentito parlare  delle  “staffette” di Ponte a Moriano ? Erano un  dolce a forma di staffa di cavaliere, fatto di pasta con zucchero ed uova. Erano famose quanto i brigidini di Lamporecchio che invece resistono al tempo.

                                      

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                  STAFFOLI

E' l'antica "Castrum Staffili", si affaccia sulla Val di Nievole ed appartiene al comprensorio comunale di Santa Croce. Viene ricordato per la prima volta in un atto del 1183; la sua chiesa, dedicata a San Michele e suffraganea della Pieve di Santa Maria a Monte, era officiante già nel 1260, come attesta un documento dell'Archivio arcivescovile di Lucca.

 

                                     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

            ALTOPASCIO

Per parlare di Altopascio dobbiamo fare un po' qualche passo indietro, qualche si fa per dire, infatti, partendo dalla preistoria del territorio, è necessario ricordare il laghetto di Sibolla che ancor oggi è l'unica testimonianza di quei remotissimi tempi in cui

la Toscana appariva come un vero e proprio lago. Oggi Sibolla, piccolo com'è (400 m. di larghezza e 50 di lunghezza) non lo si vede neppure, ma lo conoscono bene i naturalisti poiché costituisce un' isola botanica di straordinaria importanza dove sopravvivono piante che vissero ai tempi dei grandi freddi. A primavera poi è una meraviglia di ninfee bianche e gialle e vi troviamo l'amogallis tenella e la terribile insettivora drosera rotundi folia e l'oxicoccus quadripetalus, detto volgarmente "mortellina di palude" che ormai si trova soltanto qui. Per quel che riguarda la storia vera e propria sappiamo che questo territorio fu probabilmente abitato dagli Etruschi e anche da qualche tribù ligure di passaggio e di poi dai Romani. Ma fu nel Medioevo che emerse Altopascio, nfatti di qui passava la via Francigena, cioè la più importante strada tra Roma e l'Europa centro ccidentale. E Altopascio fu la prima "mansione" e la residenza dell'Ordine degli Ospedalieri e da qui il loro istituto si propagò in Itala e  fuori con l'Ospizio di carità di San Jacopo. A questo proposito non possiamo dimenticare il corpo di scelti Cavalieri del Tau ("tau", lettera greca smaltata sul loro stemma) le cui staffette si avvicendavano senza sosta lungo le strade percorse dai pellegrini, curandone il sostentamento, gli alloggi e proteggendoli all'occorrenza dai briganti. Ricordiamo che lucchesi e fiorentini si contesero il territorio di Altopascio che fino al 1338 fece parte della Repubblica di Lucca, poi passò a Firenze; fu questo un periodo  prospero per questa località che si dedicò alacremente all'agricoltura, ma anche ai traffici fluviali grazie alla "Navareccia", la comoda via d'acqua che passando dal Lago di Bientina giungeva al mare. Quando il padule di Bientina fu bonificato, la linea ferroviaria Firenze-Pistoia-Lucca ricompensò Altopascio della perdita del porto permettendogli di continuare le proprie attività che, oltre che agricole, sono indubbiamente anche artigianali e industriali (panifici, pastifici, molini per cereali, fabbriche per tubi in fibrocemento e plastica, ceramiche, vernici , fornaci per laterizi, mobilifici etc.) Dal punto di vista artistico, oltre l'antico Ospizio, ricordiamo la chiesa romanica di cui si dice che la Contessa Matilde lo dotasse. E che dire della bellissima torre campanaria ? E' del 1280, merlata, ed ha la famosa campana "La smarrita" che sul far della sera un tempo guidava i passi dei pellegrini che si erano magari perduti nei boschi delle Cerbaie  o nel padule di Bientina. E per finire ancora una curiosità:il "gran calderone di Altopascio", un paiolo di spropositate proporzioni (se ne fa menzione nel Decamerone, novella di Frate Cipolla) sempre pieno ed in  ebollizione, poiché il pellegrini arrivavano a tutte le ore e chiedevano subito di essere rifocillati e, così andava anche allora il mondo, oltre ai poveri pellegrini arrivavano anche gli scansafatiche , gli scrocconi ed i parassiti e il paiolo non diceva di no a nessuno. Ancor oggi possiamo dire che  Altopascio è fedele alla sua vocazione, l suo pane è su molte tavole della Toscana e gli altopascesi sparsi un po' in tutto il mondo, si dedicano soprattutto alla ristorazione, ma tornano sempre al "paesello" il 25 luglio, in occasione della festa del patrono San Jacopo.

 

 

                                    

  PIAN  DI  COREGLIA

Il Comune di Coreglia, tra il Serchio ed i suoi affluenti Ania e Fegana, si estende fino al Monte Rondinaio (m. 1964) e comprende sette frazioni, delle quali tre si trovano in pianura e sono diventate centri di attività commerciali, piccole industrie , botteghe artigianali; le altre, in zona collinare, sono rimaste in parte legate alle attività agricole  del passato ed offrono prodotti buoni e genuini come i formaggi di Gromignana ed il vinello aspro e leggero di Lucignana. A Piastroso poi, almeno fino a poco tempo fa, un vecchio mulino macinava le castagne  ed alcune famiglie si dedicavano esclusivamente  alla raccolta dei funghi, ora chissà …

Nell’archivio vescovile di Lucca troviamo documenti che parlano di Coreglia già nel X secolo, ma c’è chi sostiene che la primitiva fortezza fosse dell’VIII sec.. Prima del Mille Coreglia fu feudo dei Rolandinghi che munirono il loro Castello di fossi e bastioni, forse dopo aver abbandonato il loro vecchio Castello presso Ansuco. Allora sorse la chiesa castellare di S.Michele, costruita di fronte alla vecchia torre del Castello divenuto poi massiccio campanile. Nella parte più alta del paese  (m.595), la Rocca vide acerrime lotte tra Guelfi e Ghibellini; nel 1272 fu sottomessa dalla Repubblica di Lucca. Il Castello ebbe grande importanza nel periodo di Castruccio, finchè, dopo le lotte  tra questi e la parte guelfa, non fu affidato alla famiglia degli Antelminelli. Successivamente Coreglia passò per due anni a Firenze per tornare definitivamente alla Contea della famiglia sopra citata. In seguito condivise  le alterne vicende di quasi tutti i centri della Toscana, finchè, nel 1581, la Vicaria di Coreglia fu divisa in due: Coreglia e Borgo che rimasero legate alle sorti politiche di Lucca. Seguirono periodi di pace che videro nascere mulini, ferriere e botteghe artigiane, quali quelle della lavorazione  della pietra, che si può ancora ammirare  nei bei portali delle vecchie case. Tuttavia, specie dopo la peste del 1600, cominciò l’emigrazione e chi partiva  portava con sé le statuine di gesso da vendere per il mondo. I paesi si spopolavano, ma i coreglini, girando il mondo, si formarono una mentalità aperta e tornando al loro  paese vi portarono le idee moderne e liberali del Risorgimento.

Oltre alla già citata chiesa di San Michele costruita sopra il terrapieno del vecchio fortilizio (XII sec.), cui fu aggiunta la bella cappella di San Filippo (XIV sec.), goticheggiante, ricordiamo la chiesa di San Martino, forse del IX sec.,inizialmente ad una navata e trasformata poi a tre navate, al cui interno si trovano pregevoli opere cinquecentesche. Di classica eleganza il Palazzo Comunale su tre piani divisi da cornicioni, con un portale a bugnato nero. Altri palazzi, adibiti ad abitazioni civili, verranno costruiti seguendo questo modello. E non possiamo tralasciare il Palazzo Rossi dove è custodita una singolare collezione etnografica consistente in oggetti raccolti dai figurinai emigrati, di cui  Coreglia è il centro principale.

Noi marciatori delle Tre Province visitiamo Coreglia ogni anno invitati dal “Gruppo Marciatori Fratres” che con i suoi percorsi ci offre panorami incantevoli e suggestivi, in luoghi che la leggenda vorrebbe popolati di fate, di linchetti, di genietti dei boschi e di orchi buoni. Basti pensare alla Buca delle Fate …

E per finire ancora qualche notizia sui figurinai: si dice che le figurine si chiamassero in origine “stucchini” e che fossero opera delle suore dei monasteri lucchesi. In seguito questa occupazione divenne artigianato a Coreglia e dintorni e furono vendute e divennero famose in tutto il mondo, come abbiamo detto precedentemente. Ed ora ? A Coreglia le figurine si stampano ancora, comunque anche se questa attività dovesse cessare il ricordo dei figurinai non tramonterà mai, poiché c’è un Museo che Coreglia ha voluto loro dedicare e che vi invitiamo a visitare.

                                           

 

 

 

                MIGLIARINO

Uscendo da Pisa, dopo aver percorso la via Contessa Matilde e poi la via  Pietrasantina, si sbocca sull’Aurelia; se poi proseguiamo fino a varcare il Serchio, eccoci a Migliarino, altra tappa del nostro Trofeo, organizzata dal locale Circolo ACLI che si trova proprio all’ingresso dell’omonimo parco.

 

La Macchia di Migliarino, insieme a San Rossore e Massaciuccoli, costituisce un meraviglioso parco naturale istituito nel 1979 dalla Regione Toscana per tutelare e salvaguardare le caratteristiche naturali, ambientali e storiche dei litorali pisano e lucchese; infatti esso si estende nella fascia tra Viareggio e Livorno, interessando il territorio dei Comuni di Pisa, Vecchiano, San Giuliano Terme, Massarosa e Viareggio.

Durante il percorso, oltre a  lunghi tratti di fitta boscaglia di pini e lecci e macchia mediterranea, ogni tanto intervallata da acquitrini,

prima di giungere alla foce del Serchio, possiamo "incontrare"anche un po’ di storia . Infatti appena usciti dalla boscaglia è possibile arrivare a quello che fu il centro di addestramento degli storici “maiali” dove una lapide ricorda Teseo Tesei. Sono certa che vi chiederete: com’era la “torpedine” di Tesei e di  Toschi ? Bene, questa somigliava molto ad un minuscolo sommergibile; l’equipaggio , costituito da due uomini,  stava all’esterno anziché all’interno, a cavalcioni del mezzo, protetto da tute di gomma a tenuta ermetica; nella testa di servizio c’erano ben 260 kg. di esplosivo !

Gli allenamenti di quelli che sarebbero stati dei veri e proprio siluri umani iniziarono nell’ottobre del 1935 a Porto Santo Stefano, ma nella stagione balneare fu opportuno trasferirsi presso le Bocche del Serchio, allora una specie di romitaggio confinante con la tenuta di San Rossore . E, sperando di non annoiarvi, ci piace riportare le parole di Luigi Durand de La Penne per ricordare come apparivano allora quei luoghi per noi oggi tanto ameni e familiari :  “ uno squallore, non c’era niente all’infuori di una fitta pineta, una vasta riserva di caccia ed un fiume che, a poca distanza dalla tenuta si mescolava con il mare… Di prima mattina si sentivano i gridi delle anatre, i battiti delle ali dei gabbiani ed i mormorii delle canne mosse dal vento. Un’armonia di tristezza, ma anche un posto per lavorare in pace  fuori da occhi indiscreti.”

Altri tempi!…A noi questi luoghi appaiono come serene oasi di pace e poi Migliarino non è solo macchia, non è solo questo. Ce ne accorgeremo attraversando il paese, o passando ,ad esempio, dall’Azienda Agricola Serchio Vecchio e dai bei campi coltivati. Tutta un’altra storia…

 

                                       

    PONTE  A  EGOLA

In prossimità di San Miniato, procedendo sulla statale N.67, troviamo Ponte a Egola, situata sull’omonimo torrente, un tempo soprattutto paese agricolo, ora affermato per la sua ben avviata attività industriale nella concia delle pelli ed attività affini. E possiamo dire senza timore di essere smentiti che oggi queste concerie hanno raggiunto la perfezione nella lavorazione anche di pelli meno usuali, o comunque meno comuni, come quelle dello struzzo e dell’armadillo.

Ci richiama in questi luoghi la Podistica “Il Ponte” per la sua “Pesticciata bianco-gialla”, giunta alla XII edizione e che in effetti ha il suo punto logistico a La Catena, situata ai piedi del colle di Cigoli. Questa frazione del Comune di San Miniato prende il nome appunto da quella catena che era posta attraverso la strada per fermare i passeggeri e le merci in transito lungo l’importante via di comunicazione, merci e passeggeri che potevano riprendere il cammino soltanto dopo aver pagato il pedaggio. Il panorama di cui godiamo da La Catena è esattamente quello che vediamo da San Miniato Basso, poiché siamo lì, proprio a due passi e quindi non stiamo a ripeterci. Piuttosto ci soffermeremo su alcune importanti località che solitamente incontriamo  durante le varie edizioni della ”pesticciata”, località ricche di storia e di arte. Ricordiamo che qui vicino sorse  la famosa Badia camaldolese di Santa Gonda del XII sec. A soli due chilometri, in alto, troviamo “Castrum de Ceulis”, l’odierna Cigoli, che deve la sua fama al celebre pittore Ludovico Ciardi detto il Cigoli (1559-1613) ed anche alla sua bella chiesa del XIII sec., oggi molto rimaneggiata, dove si venera un’antica immagine di Santa Maria del Rosario. Ed interessante per il suo aspetto singolare  (poiché può sembrare la coppa di un bicchiere rovesciato, da cui il suo nome) è Montebicchieri, quasi arroccato su una collina  tra le valli dell’Egola e del Chiecina. Il borgo ed il castello conservano l’aspetto medievale e, tornando al passato, sappiamo che subirono le traversie di tutti i paesi contesi tra Pisa e Firenze con alterne vicende. Dopo il dominio di Firenze  Montebicchieri fu di proprietà della famiglia Compagni ed il castello fu molto rimaneggiato, delle sei torri ne rimase solo una; poi passò alla proprietà della famiglia Anselmi.

E ricordiamo ancora Agliati, Bucciano e Sant’Albino di Paesante, tutti nel Comune di San Miniato. Sulla strada ci siete …continuate …

 

 

                   FORCOLI                         

 

Forcoli è l’antico “Castrum Furculae”, situato nel Comune di Palaia, di cui è la frazione più importante; si sviluppa praticamente su due livelli : la parte più antica sulla collina, la parte più moderna in pianura.  Entrando nel borgo medievale, si possono osservare tracce di antichi edifici e parte della cinta muraria. Di Forcoli ci parla già un documento del 1061. Non ci sono dubbi che per la sua felice posizione visse vicende molto turbinose, ma passò ben presto sotto il dominio di Firenze, come spieghiamo più avanti. Divenne feudo degli Upezzinghi che qui si rifugiarono  dopo essere stati cacciati da Pisa. E con Pisa Forcoli si ribellò a Firenze, ma fu un fuoco di paglia, perché la sola presenza delle truppe fiorentine spense tutte le idee bellicose con le conseguenze che ben possiamo immaginare. Infatti nel 1406, in seguito alla capitolazione di Pisa, Palaia e tutte le sue frazioni, e quindi anche Forcoli, dovettero sottomettersi alla Repubblica  del Giglio. Neanche in seguito la situazione cambiò di molto; soltanto con l’egemonia dei Medici prima e dei Lorena poi, la popolazione visse un periodo di tranquillità, anche se nel 1631   una terribile pestilenza decimò la popolazione.

L’attività principale dei forcolesi fu ed è  in parte tuttora l’agricoltura, in particolare l’olivicoltura, la produzione di uva da tavola e di vino, soprattutto rosso, e non possiamo omettere i tartufi di cui è ricca tutta la zona.

Veniamo in questi luoghi invitati dal Gruppo Podistico locale “Nuova Primavera” per la marcia denominata “Marcia delle Colline Forcolesi”, ormai alla sua XXXIV edizione, marcia particolarmente interessante dal punto di vista paesaggistico.

                     

   TORRETTA                                        

 

Sull’antica via consolare  Aemilia Scauri, aperta nel 109 a.C. e che fu per molti secoli l’arteria più importante che attraversasse la Toscana in prossimità del Tirreno, senza tuttavia passare lungo la costa come ci mostrano le numerose pietre miliari lungo il tracciato interno, sorgeva Turrita, l’odierna Torretta Vecchia, in Val di Tora, antica “mansione”, poi villa signorile. Oggi è una piccolissima frazione molto vicina a Collesalvetti e poco più a sud. Non c’è dubbio che anche il più piccolo borgo in Toscana ha la sua storia e conserva tesori e resti del passato. Infatti proprio a Torretta Vecchia   scavi archeologici, ben segnalati da un cartello indicatore, hanno portato alla luce i resti di un edificio termale romano di notevole importanza e risalente con ogni probabilità al I sec. d.C.; interessanti i pavimenti a mosaici bianchi e neri con motivi geometrici.

Degno di nota anche il piccolo ponte sul Tora, ora transitabile solo a piedi. Purtroppo il 14 agosto del 1846 un violento terremoto danneggiò l’abitato, come ci testimonia una targa posta sul maggiore edificio del piccolo borgo.

Noi avremo ancora una volta occasione di visitare Torretta per il VII Trofeo Valeri organizzato dal locale Gruppo Podistico e così ci sarà possibile spaziare nella zona attorno camminando per una campagna varia ed amena ed immergerci in un paesaggio tipicamente toscano. Passeremo anche  per Castell’Anselmo, ridente frazione collinare di cui si hanno notizie già nell’857; questo borgo prese nome da un certo Anselmo che lo ebbe in feudo da Giovanni, vescovo di Pisa. La sua chiesa, dedicata alla natività della Madonna, esisteva già nel 1371.



             

 VOLTERRA     

Volterra, quasi balcone solitario, sorge proprio sui poggi che dividono l’alta Valle dell’Era dalla Val di Cecina.

L’antica “ Volaterrae” fu una potente città etrusca dotata di una cinta muraria lunga ben sette chilometri. Divenuta poi romana, conservò il diritto municipale e nel Medio Evo, dopo un periodo piuttosto oscuro, sappiamo che fu governata dai suoi vescovi finchè, a partire dal XII sec., formò un libero Comune spesso in lotta con San Gimignano e Firenze; quest’ultima ,dopo un lungo indiretto assoggettamento, se ne impadronì definitivamente nel 1472.

Noi podisti ogni anno abbiamo un appuntamento con questa singolare città, richiamati dalla Società Atletica locale e senz’altro anche per noi Volterra ha un fascino speciale, tanto che dopo la marcia  molti di noi vi restano e vi trascorrono l’intera giornata .

Per definire la città delle Balze, dell’alabastro e non solo, si sono usati ed abusati  i più disparati aggettivi, poiché essa è capace di evocare  sensazioni vivaci, reazioni immediate, incontrollate emozioni; non c’è dubbio che possiede una prorompente personalità e può apparire ora magica, ora austera, ora luminosa, ma può risultare anche  aspra e triste e d’inverno, quando il vento entra prepotente attraverso le sue porte, nei vicoli grigi può apparire quasi spettrale ; può affascinarci e magari suscitare in noi un senso di sconforto e di disagio se magari il nostro sguardo si posa sul suo Mastio possente e dominante.

Degne di essere visitate le mura etrusche, la bellissima Piazza dei Priori (da qui partiamo dopo il colpo di pistola !), il Duomo ed alcuni importanti musei (quello etrusco è uno dei maggiori d’Italia). Nei pressi di Borgo San Giusto si può osservare il grandioso fenomeno delle Balze, scoscendimenti dovuti ad una serie inarrestabile di frane che nel corso dei secoli hanno ingoiato necropoli e chiese e che tuttora costituiscono un pericolo per la città.

Volterra è famosa per la lavorazione dell’alabastro che viene estratto nelle vicinanze della città e sulle pendici del Monte Vitalba. Ai piedi di Volterra, in Val di Cecina, esistono importanti giacimenti di salgemma che alimentano alcune industrie chimiche a Saline di Volterra dove, dalla costa, giunge una ferrovia; inoltre un acquedotto porta l’acqua salata anche a Rosignano Solvay.

Di Volterra e dei suoi dintorni potremmo scrivere pagine e pagine, ma queste poche notizie hanno soltanto la funzione di suscitare interesse e curiosità: ognuno poi potrà documentarsi, visitare e studiare ciò che più gli aggrada o magari leggersi i romanzi di Carlo Cassola. Nessuno meglio di lui infatti ha saputo descrivere questa superba città, quasi protetta da un genio tutelare, “L’ombra della sera”, custodita nel Museo Guarnacci, che i podisti più "anziani" conoscono bene per averla ricevuta un anno quale premio finale per aver conseguto il Trofeo delle Tre Province.

 

 

 

                                

 PIANO DEL QUERCIONE

Piano del Quercione, un ridente e verde paesaggio tra la collina ,la zona lacustre ed il mare, così possiamo sinteticamente definirlo

L’agricoltura è stata in effetti l’attività prevalente, in particolar modo l’olivicoltura che nella zona ha una lunga e pregevole tradizione. Circa 250 anni fa G.Martini, nella sua opera “Viaggio in Toscana”, passando per questa zona scrisse: “…a un buon miglio da Massarosa, sulla stessa strada che conduce a Viareggio, estesissimi, fertili oliveti coprono le colline come boschi…Gli olivi, che in genere non superano di molto la grandezza   di un ciliegio, crescono in questo clima dolce  e in questo terreno adatto molto più alti che altrove.”

Ed ancor oggi, noi podisti delle Tre Province, ogni anno, invitati dalla Misericordia e dal Gruppo Sportivo locali in occasione, guarda caso, della “Sagra dell’Oliva” saliamo sulle colline ricche di oliveti che sovrastano Pian del Quercione. La “Sgambata sulle Colline Versiliesi” è infatti un’ottima occasione per osservare dall’alto il paese cresciuto con vivace disordine sul verde delle bonifiche seguite al secolare dominio delle acque. Spingendo avanti lo sguardo, godiamo dell’ampio paesaggio che nella piana, oltre la zona lacustre, giunge fino al mare; ma nel contempo, procedendo, ammiriamo la cura con cui viene lavorata la campagna. Certamente le bellezze naturali sono quelle che per prime attirano l’attenzione del visitatore, ma non mancano nella zona altri elementi degni di attenzione, come la Villa della Colombaia, splendida residenza settecentesca dove trascorse gli ultimi suoi giorni il dottor Cosimo Pellegrini, illustre e benemerito  medico condotto del Comune di Massarosa.

Nei tempi più recenti a Pian del Quercione si sono sviluppate altre attività, in parte ancora legate al mondo agreste, come l’agriturismo (notevole in proposito l’ Azienda agrituristica che tocchiamo nel tratto finale del nostro percorso) e, nel piano, altre di tipo artigianale e commerciale. La stessa Chiesa della Madonna del Buon Consiglio, sorta da pochi anni ai piedi delle colline, lambite un tempo da acque lacustri, oltre che centro religioso del posto, è al momento stesso il simbolo del dinamismo e della volontà di rinnovamento che caratterizza la comunità di Piano del Quercione, che racchiude in sé gli elementi più significativi ed importanti di quella Versilia minore, meno nota al grande pubblico, ma tanto ricca di valori umani e culturali.

 

                      M O N T E M A G N O                   

 

Montemagno, o più precisamente il Colle di Montemagno, si trova nel Comune di Camaiore e fa parte della provincia di Lucca; di qui passa anche l’antica via Francigena, detta pure Romea o Francesca, quella che i pellegrini percorrevano “pedibus”, come noi podisti, per recarsi a Roma. Infatti dove c’è la chiesa sorgeva anche un ospedale per viandanti e pellegrini. Le prime notizie su Montemagno, che ebbe il suo Castello, si hanno già nell’ 804 in un documento dove si parla di una locazione concessa da Astruda, badessa di Santa Maria, ad un certo Gudolo, di una casa di beni in Montemagno che ogni anno aveva l’obbligo di rendere ”metà del vino  e delle olive, un mezzo porco, tre pani, due forme di formaggio, due filze di fichi secchi, uno staio di ceci, farro e lenticchie, cinque settimane di lavoro, tre polii e quindici uova”. Abbiamo voluto riportare questi particolari che oggi ci fanno certo sorridere, ma che ci danno molto bene l’idea di come si viveva un tempo e di quali potevano essere i rapporti di scambio per non dire di baratto. Molti altri documenti successivi ci parlano di Montemagno le cui case sono sparse sulle verdi colline e lungo la via che può considerarsi una diramazione della Cassia esistente già nel II sec. a.C.  Fin dal 900 le famiglie dominanti furono i Visconti o Cattani di Corvaia e Vallecchia, i nobili di  Porcari ed i signori Paganelli i quali possedevano case magnatizie anche a Lucca e  a Pisa . A proposito dei Paganelli sorge una questione di cui vogliamo rendervi conto, perché è alquanto interessante e provoca  una vera e propria contesa tra Lucchesi e Pisani. L’oggetto, anzi la persona del contendere, è nientemeno che il papa Eugenio III della famiglia Paganelli, appunto, per cui sia Montemagno di Pisa che Montemagno di Lucca accampano il diritto e si vantano di aver dato i natali a questo papa. E gli studiosi ?  Ci sono due filoni, logicamente, ed ognuno apporta le sue ragioni in merito. Noi accenniamo soltanto a questa questione ben felici che magari il terzo Montemagno, quello di Pistoia, non sia in gara. Passiamo piuttosto a parlare di un “personaggio”  sul quale non ci sono dubbi, perchè è lì maestoso, nonostante le tante “ferite” e che imperturbabile sembra resistere al tempo, tenuto forse ancora in vita dall’amore degli abitanti di Montemagno: ci riferiamo all’annoso leccio che avrebbe addirittura 800 anni e che è molto amato da tutti gli abitanti del luogo. Noi podisti veniamo a Montemagno di Lucca ogni anno, sempre per la festa del 1° Maggio, su invito dell’Associazione Atletica locale per compiere un tracciato vario e piacevole, godendo di panorami che ci fanno spaziare dal Monte Pedone al Monte Prana, alla Pania ed al Gàbberi ed anche al Monte Matanna, che, come dice il D’Annunzio “al tramonto è porpora e viola come il lento fior di canna”.

                    

                            

 

 

 

 

 NUGOLA

Sulla via delle Sorgenti, poco oltre la metà, prima di giungere sull’Emilia troviamo sulla sinistra l’indicazione per Nugola, che fa parte del Comune di Collesalvetti.

Di Nugola, il cui nome un tempo era Nuvola o Nubilia, abbiamo notizie a partire dal IX secolo. Precisamente abbiamo un atto di vendita di terreni stipulato nel 1058. Nel 1553 nacque ufficialmente  la Fattoria di Nugola, istituita  dal Duca Cosimo  di Firenze e dalla consorte Eleonora di Toledo; nella stessa fattoria fu costruita una cappella dedicata ai Ss.Cosma e Damiano. Gli abitanti, a quel tempo veramente pochissimi, con il buon andamento della fattoria andarono aumentando abbastanza consistentemente. Nel 1820 la chiesa fu ampliata così come ora la vediamo.

In questa zona le colline sono di natura sabbiosa, coperte spesso da boschi di querce e dal sottobosco. Quando le argille affiorano, il paesaggio diventa più aperto e si distendono ampi seminativi.

L’insediamento è piuttosto scarso e quindi oggigiorno, parlando di Nugola,  possiamo definirla un micro-agglomerato rurale composto dai due nuclei di Nugola Vecchia e Nugola Nuova.

Di tutto questo ci renderemo conto partecipando alla VII Marcia organizzata dalla Podistica locale, una delle formazioni podistiche più recenti, ma non per questo meno efficienti ed apprezzabili. I paesaggi che questa marcia ci offre sono particolarmente ridenti: un  ambiente bucolico tipicamente toscano fatto di dolci pendii intervallati da cipressi "alti e schietti", da  ampie distese di verde, da ameni laghetti.


 

 

                      MARLIA

 

Alla base meridionale del Monte delle Pizzorne, immersa in un’amena campagna  cosparsa di ville, troviamo Marlia, il cui nome era un tempo Marilla e, ancor prima del Mille, Vico Elingo. Tra le ville non c’è dubbio che primeggia la Villa Reale: qui c’era il Palazzo dei Duchi di Tuscia e vi furono ospitati, in tempi diversi ovviamente, Ottone I e Ottone III. Nel basso medioevo questo possedimento passò  alla famiglia degli Avvocati, successivamente fu dei Bonvisi ed alla metà del ‘6oo degli Orsetti. che furono obbligati a venderlo ad Elisa Baciocchi ,che diede all’edificio l’assetto e la sistemazione che noi  oggi ammiriamo, dopo averne affidato i lavori ad un  architetto francese. Grandiosa è questa villa all’esterno  con le due palazzine neoclassiche  che racchiudono il cortile semicircolare; grandiosa è all’interno per il suo fasto e per gli affreschi della sala che valenti pittori abbellirono. Basterebbe pensare al soffitto della sala da ballo, dove possiamo ammirare  “La danza delle Ore” del Tofanelli. E che dire del giardino con i suoi specchi d’acqua che riflettono bianche statue marmoree ed ondeggianti chiome di alberi mosse dal vento nel fantastico effetto del “ mondo capovolto” ? E c’è inoltre il teatro del’600  da cui sembrano ancora uscire  dolci, incisive ed armoniose le note del violino di Paganini. A poca distanza, su un poggio, l’opera più notevole del Nottolini, la neoclassica Specola, un osservatorio realizzato per volere di Maria Luisa Borbone , di cui fu direttore  l’astronomo francese Pons e che ora, dopo un periodo di degrado, è stato per fortuna restaurato.

Ricordiamo ancora altre ville quali Villa Bruguier, col suo bel parco e le sue canore cascatelle; Villa Torrigiani, secondo alcuni il palazzo più grandioso del contado di Lucca, ritenuto erroneamente del’600 ed invece costruito nel 1500: è molto vario nella facciata anche per l’alternarsi del tufo giallo e della pietra grigia. All’interno  affreschi secenteschi con allegorie  e scene pagane. Il parco, particolarmente scenografico con i suoi viali adornati di statue, presenta tra l’altro uno dei ninfei più belli della Lucchesia, a pianta ottagonale. In questo palazzo principesco non poteva mancare il teatro.

E potremmo continuare con l’elenco e la descrizione delle ville che nella zona di Marlia sono numerosissime, ma ci limitiamo a parlare della cinquecentesca Villa Mansi il cui parco fu modificato nel tempo dall’architetto Juvarra e che risulta ora in parte giardino all’inglese ed in parte giardino all’italiana. E tanto per cambiare e per allargare il discorso su questa villa,  accenneremo anche ai misteri di cui fu protagonista Lucida Mansi, nata Sanminiati,  e sui cui amori si favoleggiò a non finire. Si dice che fosse una donna bellissima e che, per avere in cambio un trentennio di bellezza, avesse quasi venduto l’anima al diavolo. Amò molti uomini, che lasciava sempre febbricitanti, ma si estasiava soprattutto del suo corpo che le veniva riflesso dagli specchi totali di cui erano tappezzati le pareti ed il soffitto della sua camera. Anche sulla sua fine sono nate molte leggende: al termine del trentennio si dice che chiedesse una proroga al diavolo, proroga che non le fu concessa e finì velocemente ridotta ad un mucchietto di cenere. Ma c’è anche chi dice che vivesse una splendida  ultima notte di carnevale  guidando essa stessa a rotta di collo il suo cocchio, dopodichè cadde fulminata. Un’altra versione ancora la vuole pazza e inghiottita da una voragine apertasi nella sua villa di Segromigno. Le carte parrocchiali parlano in tutt’altro modo: sarebbe morta di peste e dedita  fino alla fine ad opere di carità. Comunque splendida è la Villa Mansi  ed ancor più suggestivo il suo fascino  perché avvolto dalla leggenda del fantasma della bella Lucida.

Quando veniamo a Marlia per la “Marcia delle Ville” organizzata  dall’Associazione Podistica Marciatori Marliesi, abbiamo moltissimo da vedere e da ammirare; qui abbiamo fatto solo un accenno, ognuno potrà completare  scegliendo, al di là di quello che è il bellissimo percorso tracciato, un suo personale successivo itinerario informativo-culturale.

 

 


                          
                            SAN ROSSORE

 

Con il termine Tenuta di San Rossore si identifica quel territorio, solo in epoca storica sottratto alle acque del mare,  che va dalla riva sinistra dell'Arno alla riva sinistra del Serchio con una estensione di circa 1000 ettari. Il suo nome deriva dal martire cristiano Lussorio che fu ucciso in Sardegna al tempo delle persecuzioni di Diocleziano e le cui spoglie vennero traslate a Pisa; in seguito fu decisa l'edificazione di una chiesetta "prope litora mari et iuxta flumen Arni" che avrebbe preso il nome del martire poi modificato in Rossore. Nel 1084 sulle fondamenta della chiesetta fu costruito un monastero benedettino  che però, già nel 1274 risulta abbandonato e cadente. Affidato in seguito ai monaci Umiliati, esso risorse a nuova vita.

Dopo la partenza di quei monaci il monastero venne adibito ad abitazioni civili, mentre la chiesa continuò la sua funzione fino al 1422. Venne nuovamente consacrata al culto nel 1684 per volontà di Cosimo III, quando cioè la famiglia dei Medici era già  proprietaria della vasta tenuta. Grazie alla bellezza dei suoi boschi ed alla ricchezza di flora e fauna, il territorio, a partire dal XVI sec. è  sempre stato di proprietà delle case regnanti: dai Medici, ai Lorena, ai Savoia fino a divenire poi bene demaniale a disposizione del Presidente della Repubblica. La tenuta, in cui si svolgono ogni anno varie manifestazioni podistiche, tra le quali la "Strapazzata" giunta alla sua 28^ edizione ed il Trofeo Ospedalieri" (30° edizione e 6°Maratona del Trapianto), ha sempre ospitato un buon numero di animali esotici (vedi i podisti  ... ) che, singolarmente, solo a San Rossore hanno trovato un clima adatto per sopravvivere ai loro paesi di origine. E' il caso dei dromedari che forse importati da Ferdinando II nel XVII sec. raggiunsero ad un dato momento il numero di quasi duecento. Ma un primo duro colpo, sia i dromedari che gli altri animali (vacche sarde, buoi, daini, cinghiali, conigli selvatici) lo subirono durante la breve dominazione francese  quando il parco venne interamente aperto al pubblico. Un secondo colpo lo ricevettero durante la seconda guerra mondiale quando le truppe tedesche occuparono il parco compiendovi indiscriminate battute di caccia. Fu in questo periodo che i dromedari scomparvero. In tempi a noi più recenti la Regione Toscana ha costituito un parco nazionale comprendente non solo la Tenuta di San Rossore, ma anche altri territori nei Comuni di Pisa, Vecchiano, San Giuliano Terme, Massarosa e Viareggio.    


 

 

San Giuliano Terme con il  suo comune si estende praticamente tra la sponda destra dell'Arno e quella sinistra del Serchio, è situato alla base delle pendici del Monte Pisano e volge verso la costa tirrenica.  Sappiamo che fu densamente popolato fin dall'antichità e per il suo marmo pregiato e per le sue acque curative. Le cave del Monte Bianco (un'appendice

  del Monte Pisano) furono particolarmente sfruttate nel periodo di maggior prestigio di Roma. Sappiamo che anche le sue acque erano conosciute e furono sfruttate dai Romani,anche se la leggenda ne attribuisce la scoperta alla Contessa Matilde. Molti sono i reperti di epoca romana trovati nel territorio di San Giuliano, ad esempio un cippo con epigrafe votiva, due colonne di marmo con eleganti capitelli e resti di pavimentazione musiva ad un livello più basso rispetto a quello delle Terme. Quanto al capoluogo la prima menzione è del IX secolo quando si parla della chiesetta di San Giuliano, oggi inesistente. Certo è che questo territorio per la sua posizione  tra Pisa e Lucca subì spesso le conseguenze dei controlli delle due potenti città e,  quando Pisa cadde nelle mani delle truppe fiorentine, il comandante Bertoldo Orsini ordinò la completa distruzione sia delle fortificazioni che degli impianti termali  di cui fu progettata la ristrutturazione solo dopo l'avvento dei Madici (Ferdinando I, Cosimo III) e successivamente di  Pietro Leopoldo di Lorena. La zona si ripopolò e vi si costruì la chiesa dedicata ai Ss. Luigi e Ranieri. Anche gli impianti termali riacquistarono importanza e notorietà e non dimentichiamo che in tempi più vicini a noi ospitarono personalità come Vittorio Alfieri, Gustavo III di Svezia,  Carlo Alberto di Savoia, Lord Byron, Percy B. Shelley e Luigi Bonaparte. Del periodo romantico ricordiamo il Caffè House. San Giuliano Terme comprende molte frazioni, ricordiamo ad esempio l'antico borgo medievale fortificato di Ripafratta e  Caldaccoli  ("calidae aquae") dove è visibile un tratto dell'acquedotto che portava le acque di varie sorgenti dal M.Pisano a Pisa. E ancora Asciano con le più recenti 954 possenti arcate di epoca medicea commissionate  da Ferdinando I nel 1592 all'ing.Andrea Sandri ; inoltre Agnano con la quattrocentesca Villa Medicea voluta da Lorenzo il Magnifico e citata più volte da Poliziano. E potremmo continuare ancora.

Ci offre l'occasione di visitare San Giuliano ed il suo territorio l' ecomarcia dei Monti Pisani con la quale potremo spaziare verso il passo di Dante, Il Castagno, le meravigliose Valli delle Fonti e di qui all' antico Convento di Mirteto e poi ad Agnano ed alla Villa del Polacco godendo di ampi e suggestivi panorami.




MASSAROSA 

Tra Viareggio, il Lago di Massaciuccoli e le alture di Pieve ad Elici si trova Massarosa, lungo la N° 439 che da Lucca porta a Viareggio. E' l'antica Massagrausa ("curtis Massagrausi") che ,dopo il Mille, divenuta "castrum" (fortezza) fu dominata dai canonici di San Martino, cioè di Lucca, cui era stata donata "pro bono animae" dai re Ugo e Lotario. Molto probabilmente in precedenza era costituita da vari fondi romani come del resto la toponomastica del luogo ci indica. Nel 1242, in seguito a vicende belliche il Castello fu restituito ai legittimi proprietari e verso il 1270 i canonici di Lucca dovettero scendere a patti   con i cittadini di Massarosa che fin dal XII sec. si erano costituiti in libero Comune cui spettavano i compiti di bassa giurisdizione e di polizia, mentre i canonici continuarono ad esercitare il potere tramite un Commissario fino a quasi tutto il XVIII secolo. Questo per quanto riguarda il passato; oggi  qualcuno sostiene che Massarosa sia il Comune meno versiliese della Versilia, certo è che sotto il profilo geografico si allontana molto dall'aspetto aspro e imponente delle Apuane, ma sotto l'aspetto etnografico, o più semplicemente storico, si può benissimo affiancare alle altre comunità versiliesi quali Camaiore e Viareggio con le quali condivise le vicende storiche. E proprio del Comune di Viareggio faceva parte Massarosa al momento della costituzione del Regno di Italia. Un tempo le risorse del territorio di Massarosa provenivano esclusivamente dall'agricoltura, oggi l'economia si basa su molteplici attività nel settore calzaturiero, nel settore dell'escavazione e lavorazione delle sabbie, nel settore meccanico, in quello alimentare, delle confezioni e delle materie plastiche.

 

A Massarosa ci richiama la locale A.S.Atletica che organizza ogni anno la "Corrimassarosa", giunta ormai alla 37^ edizione, marcia che con il suo percorso ci fa spaziare in mezzo agli argentei oliveti ed alle rigogliose pinete della zona, ma ci porta anche a Gualdo, Quaita, Panicale, al Piloro e, con lo sguardo, molto più in là.




CAPANNE

 

Capanne, località nel Comune di Montopoli, pur essendo un piccolo centro ha una sua storia. Il nome attuale , così si chiama dal 1411, le deriva probabilmente dalle capanne rustiche costruite al servizio dell'osteria e punto di sosta dei barrocciai addetti al trasporto dei mattoni; non dimentichiamo che questa, nei tempi passati , è stata una zona di fornaci molto attiva. Fu proprio il Comune di Montopoli (che "ci aveva visto dentro"), che per la propria utilità, ne ricavava infatti una discreta rendita, aveva ordinato la costruzione dell'osteria rimasta poi all'interno della Villa Pucci quando questa fu costruita. Successivamente, nei primi dell'800 fu costruita una seconda osteria dove si dice sostasse spesso Pietro Leopoldo I invaghitosi di una ragazza del luogo. Capanne poi si ingrandì fin quasi ad uguagliare Montopoli quando il marchese Canonico Orazio Pucci ingrandì la villa incrementando l'aumento demografico in conseguenza dell'arrivo di molti operai e delle loro famiglie che ivi si stabilirono. Oggi Capanne è un centro attivo ed industrioso; ha come vedete anch'essa un po' di storia, ma non possiede opere di valore artistico ed anche la sua chiesa, dedicata a San Giuseppe è decisamente moderna. Con la marcia di Capanne avremo occasione di passare da Marti, antico borgo sul culmine di una collina; merita ricordare la chiesa dedicata a Santa Maria Novella costruita in laterizio nel 1332 perchè conserva intatta la sua originaria struttura. Passando poi per Montopoli potremo ammirare la Torre di San Matteo con l'Arco di Castruccio (sec.XIV), la chiesa dedicata a Santo Stefano, antecedente al 1260, e la chiesa della Madonna del Soccorso col suo loggiato un tempo riparo per i viandanti. In origine oratorio divenne chiesa nel 1607 subito dopo un'epidemia di peste. E per finire una curiosità : certe acque di questa zona sono forse più famose dell'ottimo vino locale, in particolare quelle del Tesorino e di Boldrace, entrambe indicate per le malattie renali ed epatiche. Su quella di Boldrace poi  gli abitanti di Montopoli la sapevano lunga quando, un tempo,  affermavano: " amici fumatori, vi diamo una buona novella, l'acqua di Boldrace è l'unica al mondo per distogliervi dalla nicotina…. noi siamo a tutt'oggi accaniti fumatori, ma vedrete, prima o poi ci libereremo da questo vizio poiché abbiamo intenzione di tentare la carta dell'acqua di Boldrace !!! …"

 

 




 
  Oggi ci sono stati già 3 visitatori (19 hits) qui!  
 
=> Vuoi anche tu una pagina web gratis? Clicca qui! <=